Memorie del festival: non sono solo "canzonette", si portano dietro la nostra vita

A volte bastano poche note, una parola, e si ristabilisce il contatto con tempi, luoghi, persone che pensavamo persi: questo articolo di Maurizio Bettini dà il via a un ciclo di interviste sulle canzoni sanremesi

Copertina del disco "Sono solo canzonette"

Copertina del disco "Sono solo canzonette"

Maurizio Bettini 28 febbraio 2021

“Sono solo canzonette” cantava Edoardo Bennato. Non sappiamo se questa scarsa stima, professata dal celebre cantautore nei confronti di ciò che cantava, fosse davvero sincera (peraltro pensiamo anzi di no, era solo un’ironia). In ogni caso negli stessi anni gli fece eco un poeta, di quelli che preferiscono nascondersi dietro uno pseudonimo o meglio restare anonimi: “Mia cara” scrisse infatti, indirizzandosi a qualche vera o presunta donna amata “sono molti gli amori / che nascono a rimorchio di un motivetto banale. / Stasera fra i rappi di mortella / di questo vicoletto d’altro tempo / aspetto faccia a faccia il mio passato / così poco raffinato”.
Il poeta aveva ragione, Bennato no: le canzonette non sono solo canzonette. A rimorchio, come la testa di una motrice, le loro melodie, i loro accordi, le loro parole hanno la capacità di portarsi dietro amori, ricordi, paesaggi, facce, echi. E non sempre a produrre questo effetto sono le canzoni più belle, o più artistiche, anzi. Possono essere anche quelle banali, come scriveva il poeta, perfino le peggiori. Il fatto è che le canzoni sono un potentissimo attivatore della memoria. Bastano poche note, una sola parola del refrain, e immediatamente si ristabilisce il contatto con tempi, luoghi, persone che si pensavano sepolti nell’oblio. Naturalmente questo non vale per tutti, né per tutte le canzoni. Del resto in Italia gli abitanti sono svariate decine di milioni, e le canzoni, se qualcuno si mettesse a contarle, sarebbero anche di più: ragion per cui quel magico contatto può stabilirsi solo per qualcuno e con qualcuna, magari una sola canzone, che affiora da un tempo lontanissimo oppure da un’esperienza musicale appena vissuta (magari contro voglia) dentro un negozio di scarpe con la musica accesa. Prima o poi però questo contatto si stabilisce, statene certi.
Che le si amino o meno, che le si ascoltino o meno, le canzoni costituiscono il “sound-track” della nostra vita, pure di quella più intima. E anche quando non ce ne accorgiamo, o neppure le vogliamo, hanno spesso il potere di ristabilire la comunicazione con noi stessi.

 

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La musica influenza il nostro cervello. Non solo nell'immediato, con la scelta del brano che più ci piace. L'effetto che produce quella canzone, nel legame tra la musica e il testo, è a medio e lungo termine. Ci segue nel tempo, diventando una sorta di totem che segnala la nascita o la fine di un amore, l'affermarsi di un'amicizia o un semplice mal di pancia per un inaspettato problema familiare. Lo spiega bene, nel suo articolo, Maurizio Bettini.  Lo spiegherebbero ancora meglio- se chiamati in causa- i neurologi i quali conoscono ormai alla perfezione, quali sono i meccanismi attraverso i quali la musica attiva quelle aree che chiamano limbiche, quelle ciò che determinano i nostri comportamenti, specie quelli impulsivi.
Abbiamo voluto condurre un piccolo test, proprio in occasione del Festival di Sanremo, che è una sorta di torta sulla quale ronzano come vespe golose le emozioni e i ricordi del passato. Un gruppo di amici si è prestato al gioco: qual è la canzone che più ricordi di Sanremo?  Cosa ti ricorda quel brano e quali sensazioni ti ha suscitato allora? In questa finestra su Sanremo troverete quindi i ricordi degli amici che si sono prestati al gioco. Noi (Manuela Ballo, Marcello Cecconi e Francesco Tunda) abbiamo raccolto le testimonianze e cercato di attenerci il più possibile a ciò che ci hanno raccontato della canzone scelta e delle emozioni in loro suscitate.