Jim Morrison, il mito immortale dopo 50 anni

A mezzo secolo dalla morte, la stella del frontman dei Doors non sembra affievolirsi, diventando sempre più luminosa

Nella foto, Jim Morrison

Nella foto, Jim Morrison

Redazione 4 luglio 2021

Il 3 luglio del 1971 a Parigi si spegneva una delle stelle più luminose del rock: Jim Morrison ci lasciava a soli 27 anni. Gli stessi anni di Jimi Hendrix (morto nel settembre dell’anno prima) e un anno in più di Janis Joplin, morta in ottobre del 1970.

La triade dannata del rock. La verità ultima rimane ancora un mistero tranne che per Janis, colpita da un’overdose di eroina. Su quelle di Hendrix e Morrison la verità si mischia alla leggenda: alcuni addirittura affermano che Jim sia ancora vivo, come Elvis Presley. Il frontman dei Doors fu trovato morto nell’appartamento che condivideva con la sua compagna storica Pamela Courson (unica erede); all’epoca non fu eseguita nessuna autopsia sul corpo. Courson morì tre anni dopo, anche lei per overdose, portandosi nell’aldilà la verità sull’ultima notte di Morrison (seppellito al cimitero degli artisti di Parigi Pere Lachaise). La sua tomba ancora oggi è luogo di culto per molti e tutt’oggi è transennata per provare a contenere i fan.



Gli ultimi 50 anni non hanno indebolito il mito di una delle icone più maestose della storia della musica popolare. Un fenomeno incredibile, se pensiamo che i Doors si sono formati nel 1965 e il primo disco è stato inciso nel 1967, nel ’71 l’ultimo con Morrison. Hanno inciso 6 album in studio e un live leggendario. Il mito del Re Lucertola non è stato mai scalfito. Impossibile capirne le ragioni se non partiamo dalla West Coast degli anni '60, più precisamente un grande laboratorio di idee, musica e sperimentazioni come Los Angeles che offrì al giovane studente di cinema l’humus idoneo per lo sviluppo della sua complessa personalità.

Jim era figlio di un ammiraglio della marina che, come molti altri, sconsigliò al figlio la carriera musicale dopo aver ascoltato il suo primo disco, azzerando di fatto ogni contatto tra il figlio e la famiglia. Era appassionato di cinema, ma anche di Elvis e Sinatra, lettore avido dei poeti maledetti e dei Beat (citiamo la sua amicizia con Michael McClure) ma anche di filosofia, psicologia e dei miti dei nativi americani. Morrison trasferì questo immenso universo culturale nella sua figura di frontman più sfrontato della storia.

Non dimentichiamo che in quel periodo il rock si stava evolvendo: svestendo i panni dei padri fondatori, anche sulla spinta della British Invasion nacque una nuova espressione musicale che arriva fino ai giorni nostri. Rivoluzionario anche nel look – pantaloni di pelle, la camicia sbottonata, il cinturone con le borchie, collane e Ray-Ban – fissò per sempre questa tendenza rock. In fondo, Morrison fu il primo a portare sul palco il misticismo dello sregolamento dei sensi.

Per capire il suo rock n’roll dirompente possiamo raccontare che Iggy Pop, durante un concerto dei Doors, fu fulminato sulla via di Damasco. Fu un simbolo della reazione giovanile alle istituzioni, ma anche la sconvolgente simbiosi tra la sua voce e personalità con la musica dei Doors rendendoli uno dei gruppi più influenti di sempre. Anche per questo, dopo 5 decadi la stella è ancora più lucente.