Lo storico Mazzoni: 'La bandiera neonazista a Firenze offende una città e la sua storia'

Il direttore dell’Istituto storico della Resistenza toscana: neofascisti e neonazisti minano la democrazia. E la scuola rischia di non formare più gli anticorpi. Si insegni di più la Storia

La bandiera del Reich e nella camerata dei carabinieri di Firenze

La bandiera del Reich e nella camerata dei carabinieri di Firenze

redazione 4 dicembre 2017

Stefano Miliani


 


«La situazione è allarmante». E bisogna reagire partendo dalla scuola, dalla formazione anche di chi entra nelle forze armate, e dal far rispettare le leggi sul fascismo. Matteo Mazzoni, storico, nato nel 1976, dirige lIstituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea toscana (Istr). Ritiene non vadano sottovalutati episodi come la bandiera prussiana usata dai neonazisti affissa nella caserma dei carabinieri Baldissera di Firenze. Perché quella bandiera tradisce la democrazia e gli stessi carabinieri. E se è stata affissa per ignoranza, come il giovane militare ha dichiarato, il problema non è meno urgente. E investe la scuola che non vuole più insegnare a riflettere e a studiare la storia.



Il militare si è giustificato dicendo che è la bandiera della Marina tedesca prima di Hitler.


L’episodio fiorentino è grave a prescindere. Un carabiniere deve essere consapevole delle proprie azioni, deve sapere quali vessilli appendere nella camerata, tanto più se riferiti a un Stato straniero e a regimi politici che teoricamente dovrebbe conoscere se li espone. È la bandiera del Reich guglielmino, antecedente a Hitler. Tuttavia basta andare su google per sapere che viene usata da tutti i movimenti neonazisti. L’ignoranza non è accettabile, è colpevole tanto più per una persona dovrebbe avere solo una bandiera, quella italiana, e solo un testo di riferimento, la Costituzione.


Il fatto indica un problema più vasto?


La vicenda getta luce su un enorme problema culturale. Se c’è consapevolezza sarebbe tradimento della Costituzione. Se è ignoranza c’è da chiedersi come sono formati i carabinieri: ci vuole un corso di storia per tutte le reclute dell’Arma e non solo per loro.


Cosa ferisce, di questa esposizione del vessillo?


Offende Firenze, città medaglia d’oro della Resistenza; offende l’Arma che ha avuto martiri nella Resistenza a partire dai tre carabinieri che il 12 agosto si sacrificarono a Fiesole per salvare ostaggi dei nazisti ai tanti carabinieri che hanno collaborato o fatto la Resistenza. È un atto doppiamente grave. L’Arma è una risorsa per la Repubblica, è un riferimento per la cittadinanza e non va scalfita da episodi simili. Lavoriamo ancora di più perché i carabinieri abbiano piena consapevolezza della propria storia e dei valori a cui vanno indirizzati. L’episodio è un campanello d’allarme pericoloso. Facciamo corsi di storia a tutti i carabinieri. Evidentemente nulla va dato per scontato.


Fatti però come l’irruzione di naziskin all’assemblea di Como che si occupa di migranti indica appunto un’emergenza generale.


Infatti il problema riguarda il Paese. Serve la consapevolezza di cosa sono stati il fascismo, la guerra, la guerra di liberazione. Non è accettabile vedere in uno stadio la maglietta con Anna Frank o la bandiera della Repubblica Sociale. Non sono ragazzate. Se qualcuno sventola quelle bandiere lo rivendichi come fanno i movimenti neonazisti e i naziskin, e contro di loro va usata la legge dello Stato perché si rivendica una ideologia anti democratica.


Democrazia significa libertà di pensiero ma il pensiero neonazista o neofascista se avesse il potere annienterebbe la democrazia.


Quando teorizzo o applico la violenza devo essere fermato. Se entro in casa d’altri com’è accaduto a Como per intimidire faccio violenza e devo essere fermato: quella non è libera espressione delle mie idee, è espressione violenta. Lo vediamo su Facebook ogni giorno. È un’azione parasquadrista: hanno violato il domicilio di una associazione. Attenti a giocare sulle parole: la democrazia è fragile e non si può scambiare per libertà l’imposizione o la violenza.


A Marzabotto un calciatore ha esibito la maglietta della Repubblica fascista di Salò.


Anche quel fatto trova motivazione in entrambi i piani. Da un lato c’è una diffusa ignoranza e anche una rincorsa alla visibilità facile in un mondo in cui basta fare un nulla per attirare un titolo e utilizzare certi simboli attira attenzione: non vorrei ci sia anche una ricerca di protagonismo. Ciò non toglie che l’atto sia gravissimo e vada punito: quel ragazzo andrebbe messo come volontario come servizio sociale in luoghi dove si studia la storia, la resistenza, cosa hanno provocato il nazismo e il fascismo.


Gli anticorpi contro quel passato non ci sono più?


È Stato sottovalutato da tutti il passaggio generazionale. La generazione della guerra sarebbe venuta meno e non avremmo avuto più la naturale vicinanza a queste tematiche nelle famiglie, nelle associazioni, nei partiti. L’esperienza della guerra, della liberazione, della dittatura era viva e veniva trasmessa in modo vivo. Adesso per le nuove generazioni non è più così. Era prevedibile. E gli ultimi anni a scuola e in generale nella società hanno indebolito questa trasmissione di memoria.


In che modo? Per esempio?


Ridurre le ore di storia nella scuola è gravissimo. La prima riforma sarebbe che dovrebbero studiare di più la storia e che venga insegnata da chi ha titolo per farlo da laureati in storia o da chi ha titoli congrui come un percorso di formazione sul ‘900. È una cosa concreta, semplice, ma siamo andati in un’altra direzione.


Anche la sinistra ha le sue grosse responsabilità.


Tutti abbiamo sottovalutato quanto far ragionare le nuove generazioni sul passato. Non bastano le giornate memoriali se non c’è un lavoro continuo nella scuola e nella costruzione di una coscienza critica dei ragazzi. Non perché tutti la pensino allo stesso modo ma perché pensino come vogliono con consapevolezza. Abbiamo assistito a un “presentismo”, a un allentamento da un ‘900 che sembrava vecchio e invece lo riviviamo: tanti fatti della cronaca ci riportano a pagine buie del ‘900. Non avere investito sulla formazione è grave e bisogna rimediare in fretta.


E anche sulla scuola, no?


La scuola non può esser un’impresa. Giusto renderla più efficiente e aperta alla contemporaneità ma se perde la funzione di portare i giovani a ragionare, ad assumere una coscienza critica e non trasmette la cultura e la conoscenza del passato, allora non serve.


Non si vuole guardare al passato?


In generale c’è una presa di distanza anche inconsapevole dal ‘900 per paura apparire vecchi. Non bisogna buttare via tutto: se non c’è un legame forte con il proprio passato tutti questi episodi pericolosi rivelano uno sdoganamento di pratiche che possono avere motivazioni davvero diverse: dal gruppo ideologizzato al singolo che cerca notorietà all’ignorante nel senso etimologico del termine, che non sa. Sono fenomeni pericolosi da fermare perché minano la Costituzione, la democrazia: bisogna essere chiari e devono averne consapevolezza la classe dirigente politica ma anche quella economica. Non si può giurare fedeltà alla Costituzione ed essere complici o non contrastare fenomeni di questi tipo perché sono cose contraddittorie e la contraddizione va denunciata con forza.


Ci vuole la legge ma non basta una legge.


No, non basta. Devo dire che la Regione Toscana ha istituito un Osservatorio per denunciare episodi neonazisti e neofascisti. La Regione Toscana investe molto nella memoria, nella formazione, esiste una rete di istituti storici per la Resistenza, ci sono l’Anpi, l’Arci, altre associazioni, però non dobbiamo rilassarci. Accanto a una giusta azione repressiva nel rispetto delle leggi della Repubblica – esporre simboli fascisti è una violazione della legge e come accade con chi delinque facciamo rispettare tutte le leggi – accanto a questo è fondamentale l’azione educativa. Le istituzioni da quelle nazionali e locali devono investire nella scuola e nelle realtà che aiutano a diffondere la coscienza storica, dal teatro alla musica alle forme più tradizionali di didattica per adulti. Serve un grande sostegno politico per una chiara percezione del valore della democrazia e la presa di coscienza di cosa sia stato il fascismo: la negazione della democrazia.



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