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Dalla Siria all'Ucraina: gli stupri di massa come arma di guerra. Viaggio nell'orrore

Da più fonti arriva dall'Ucraina la notizia che si era sempre temuta: lo stupro usato come arma da guerra

Dalla Siria all'Ucraina: gli stupri di massa come arma di guerra. Viaggio nell'orrore
Guerra in Ucraina

Umberto De Giovannangeli

21 Marzo 2022 - 14.29 Globalist


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Nell’inferno ucraino, c’è un girone tra i più raccapriccianti: lo stupro come arma di guerra.

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“Ogni singolo soldato che abbia commesso questo crimine di guerra verrà chiamato a risponderne. Donne ucraine, noi rimarremo unite e prevarremo“, così la vicepremier ucraina Olha Stefanishyna, intervistata da Sky News, ribadisce le accuse di genocidio rivolte alla Russia e denuncia il fatto che alcune donne ucraine sarebbero state stuprate e uccise dai soldati russi.  “Ogni singolo soldato che abbia commesso questo crimine di guerra verrà chiamato a risponderne. Donne ucraine, noi rimarremo unite e prevarremo“, così la vicepremier ucraina Olha Stefanishyna, intervistata da Sky News, ribadisce le accuse di genocidio rivolte alla Russia e denuncia il fatto che alcune donne ucraine sarebbero state stuprate e uccise dai soldati russi. 

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Gli ultimi attacchi, terribili, arrivano dal cielo, ma la battaglia è anche per le strade, dove l’avanzata dei militari russi produce uno scenario da incubo e dove alcune donne sarebbero state uccise in modo orrendo subito dopo le violenze subite. “Ci hanno detto, da più fonti, che almeno in una circostanza i soldati russi hanno violato le nostre soldatesse catturate durante la battaglia all’aeroporto di Hostomel, nei primi giorni della guerra. Non sappiamo il loro numero, laggiù si continua a combattere. Ma le vittime non possono testimoniarlo, dopo la violenza le hanno uccise, forse impiccandole e tagliate e pezzi per nascondere le prove”, ha detto Olha Stefanishyna.

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La denuncia arriva dal sindaco della città ucraina di Brovary, circa 140mila abitanti: “I soldati russi violentano le donne delle nostre regioni”.

L’amico ucciso e la moglie violentata 

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A raccogliere l’amara testimonianza del sindaco è il Corriere della Sera. Le armate russe non sono lontane dalla città di Brovary, e Sapozhko ha una triste storia da raccontare che riguarda un suo amico, Oleksiy Zdorovets, 36 anni, ex segretario del Comune, e la giovane moglie Maryna. I militari russi sono entrati in casa loro, nel villaggio di Nova Bohdanivka, hanno ucciso a sangue freddo lui e stuprato lei, hanno raccontato al sindaco i vicini di casa.

“L’hanno trovata nuda e confusa vicino al figlio piccolo – dice Sapozhko -. Ma ancora non siamo riusciti a portarla in salvo”. I social locali hanno scritto anche il nome dello stupratore: si tratta dell’ufficiale russo Michail Romanov, che sarebbe già stato ucciso dai soldati ucraini. Un’altra donna sarebbe stata stuprata anche nel villaggio vicino, Baryshivka. 

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 I racconti dei testimoni 

Sembra che quello di Maryna non sia un caso isolato. “Dai racconti dei testimoni – dice ancora il sindaco di Brovary – risulta che alcuni comandanti russi aizzano i loro soldati ad aggredire le mogli e le figlie dei nostri militari o dei volontari civili combattenti che trovano nelle case. In altri frangenti sappiamo però che hanno punito i violentatori. Ci hanno detto da più fonti che almeno in una circostanza hanno violato le nostre soldatesse catturate durante la battaglia all’aeroporto di Hostomel, nei primi giorni della guerra”.

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Stupri di guerra 

Insomma, il tema dello stupro di guerra diventa di attualità anche in questa operazione, dopo gli abusi sistematici in tanti conflitti del passato, da quello nella ex Jugoslavia a quello in Cecenia o in Siria. In Ucraina, con il passaggio di alcune zone del Paese sotto il controllo russo le violenze sessuali stanno diventando preoccupanti. Volodymyr Andriiets, un medico, dice che tanti feriti raccontano di stupri. “Non abbiamo evidenze mediche – precisa – perché i testimoni diretti e le vittime sono chiusi nelle zone occupate dall’esercito russo in avanzata. Tanti uccisi vengono seppelliti tra le case in tombe di fortuna”. E si dice anche che, dopo la violenza, le vittime verrebbero impiccate o tagliate a pezzi per eliminare qualsiasi prova. 

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Sono arrivate anche alcune denunce di ragazze ucraine sulla vicenda e in particolare dalle città proprio occupate dai militari russi. Una ragazza di Kherson, città portuale non distante da Odessa finita nelle mani dell’esercito russo ha avuto il coraggio di parlare. “Abbiamo paura – dice Svetlana in un’intervista alla Cnn -. Hanno cominciato a violentare le nostre donne. Persone che conosco mi hanno raccontato di una 17enne stuprata e uccisa. Siamo terrorizzati ma non ci arrenderemo mai”.

E una denuncia sugli stupri viene fatta anche da alcune deputate parlamentari ucraine affidata a giornalisti a Londra in occasione di una loro visita a Westminster e di cui dà conto il Daily Mail.

Le forze russe stanno aggredendo, stuprando e anche impiccando donne che non riescono a fuggire dalla loro brutale invasione. Alcune, per la disperazione, vengono spinte al suicidio. Lesia Vasylenko, parlamentare del partito di opposizione Holos, ha affermato che alcune donne oltre i 60 anni si sono tolte la vita dopo l’accusa delle forze di Putin di voler fermare gli orribili attacchi.

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per “assicurare la protezione delle donne. La storia ha ripetutamente mostrato che conflitti e guerre incrementano l’esposizione delle donne e delle ragazze ai crimini di guerra, come uccisioni, stupri e traffico di esseri umani”, si legge in una nota.

Per quanto riguarda ciò che sta accadendo in Ucraina, la Corte penale internazionale annovera lo stupro tra i crimini di guerra. Ma occorre tener presente che né Mosca né Kiev hanno aderito alla specifica giurisdizione, istituita nel corso del 2002. Gli stupri di guerra in Ucraina non rappresentano una novità per il Paese: a questo proposito, la Corte penale internazionale ha aperto un’inchiesta sulle violenze sessuali che sono state commesse dai militari nei confronti dei civili catturati nel Donbass, durante le operazioni che hanno accompagnato l’invasione russa della Crimea nel 2014. La preoccupazione principale è quella dell’esposizione alle violenze di genere, denunciata in un comunicato anche dalla direttrice esecutiva dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere Sima Bahous: “La situazione attuale mette a repentaglio la sicurezza di tutti gli ucraini e espone in particolare le donne e le ragazze a un rischio maggiore di violenza sessuale e di genere, in particolare quelle rifugiate o comunque sfollate dalle loro case. Questi fattori devono essere presi in considerazione in tutti gli sforzi per monitorare e rispondere alla situazione in Ucraina, in modo che i primi segnali di allarme dell’impatto ricevano una risposta adeguata e proporzionata”.

Il rischio di stupri di guerra è estremamente concreto, specialmente per i gruppi più vulnerabili o quelli più esposti, come le combattenti volontarie o le giornaliste. La violenza sessuale viene usata come una vera e propria arma per punire le dissidenti e per rappresaglia nei confronti della popolazione, ma più in generale è un modo per ribadire la conquista del territorio, sotto ogni punto di vista. Lo stupro di guerra rende il corpo delle donne un oggetto a disposizione dei soldati, la cui proprietà viene sancita con l’atto di guerra stesso e in alcuni casi viene sfruttato come forma di pulizia etnica o genocidio. Come ha scritto Susan Brownmiller nel classico del femminismo Contro la nostra volontà, durante i conflitti “si perde la distinzione tra l’uccidere e commettere altre forme inammissibili di violenza, e lo stupro diventa uno sfortunato ma inevitabile sottoprodotto di quel gioco necessario chiamato guerra”. L’irreale situazione di un mondo in cui le donne non ci sono diventa l’unica realtà possibile e legittima i soldati a comportarsi di conseguenza.

Già nel 2014 con l’invasione della Crimea si erano verificati molti stupri di guerra, come quelli raccolti nell’inchiesta-documentario Zero Impunity. Si stima che nel precedente conflitto circa un terzo dei prigionieri e delle prigioniere civili in Donbass abbia subìto violenze sessuali, un fenomeno che nei teatri di guerra può colpire anche vittime di sesso maschile. Si tratta inoltre di stime al ribasso e che non tengono conto delle migliaia di civili che non erano imprigionate, ma hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ora che la scala del conflitto è decisamente più ampia, è probabile che il numero di vittime aumenterà esponenzialmente, specialmente tra le profughe, le donne rom e le migranti.

Secondo la Corte penale internazionale istituita nel 2002, lo stupro è un crimine di guerra. Ma né la Russia né l’Ucraina sono Paesi che fanno parte della Corte, nonostante abbia aperto un’indagine sui crimini commessi in Donbass già nel 2014. A dicembre 2020, la Corte aveva dichiarato di aver concluso la fase preliminare delle indagini, rilevando “una base ragionevole per ritenere che siano stati commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Alla luce dei nuovi avvenimenti, il tribunale ha annunciato l’avvio di nuove indagini, che andranno a sommarsi a quelle precedenti. Processare gli stupri di guerra è però molto complesso e in passato i tribunali internazionali hanno avuto difficoltà nel riconoscerli come tali, problema a cui si aggiunge anche lo stigma e la vergogna provati dalle vittime, che spesso non vogliono farsi avanti.

Storia di uno Statuto

Lo Statuto della Corte Penale Internazionale, comprende lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata, o “qualsiasi altra forma di violenza sessuale di analoga gravità” come crimine contro l’umanità qualora sia commesso in modo diffuso o sistematico (articolo 7). La nozione risulta dunque indipendente dalle situazioni di conflitto armato in quanto riferita in generale a situazioni che comportino un attacco esteso o sistematico a una popolazione civile. Inoltre, tra i crimini contro l’umanità è espressamente annoverata la persecuzione anche per motivi collegati al “genere”.

Lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, sono inoltre richiamati come crimini di guerra dal successivo articolo 8 così che la doppia configurabilità dei reati sessuali amplia le ipotesi in cui gli stessi possono essere per- seguiti, rientrando nella competenza della Corte stessa. Sembra opportuno richiama- re, ancora, l’art. 75 dello Statuto “Riparazione a favore delle vittime” che prevede la possibilità per la Corte di stabilire “i principi applicabili a forme di riparazione, quali la restituzione, l’indennizzo o la riabilitazione, a favore delle vittime o dei loro aventi di- ritto. Su tale base la Corte può, su istanza di parte o, in circostanze eccezionali, di sua iniziativa, determinare nella sua decisione l’entità e la portata di ogni danno, perdita o pregiudizio cagionato alle vittime o ai loro aventi diritto, indicando i principi che guidano la sua decisione”.

Nei suoi primi anni di attività la Corte Penale Internazionale ha emesso numerosi man- dati di arresto (ad oggi complessivamente 29, 14 dei quali sono stati portati ad esecuzione mentre 3 sono stati ritirati a seguito della morte dei sospettati) molti dei quali comprendono diversi capi d’accusa per stupro sia come crimine di guerra che come cri- mine contro l’umanità. A seguito dell’operato della Corte, attualmente 6 persone sono in stato di detenzione. Fra questi, come già anticipato, a seguito della decisione del 21 giugno 2016, Jean-Pierre Bemba Gombo. In questo ultimo caso le condotte di abuso contestate sono state ricostruite giudizialmente al contempo sia come crimine contro l’umanità che come crimine di guerra.

Parallelamente all’attività delle Corti, si è sviluppata l’attività degli Organismi inter- nazionali. In tal senso, la questione della violenza sessuale è stata riproposta negli impegni contenuti nel documento finale della XXIII sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite “Women 2000-Gender Equality, Development and Peace for the Twenty-first Century” (A/S-23/10/Rev.1), ponendo l’accento su- gli impegni riguardanti gli abusi e la tutela delle donne nelle situazioni di conflitto armato. Nell’ottica della creazione di sistemi di prevenzione e controllo del fenomeno, nel 2007 è stata istituita un’unità in seno alle Nazioni Unite (UN Action Against Sexual Violence in Conflict) il cui compito è coordinare il lavoro di tredici enti impegnati nella lotta contro le violenze sessuali nei conflitti al fine di ottimizzare gli sforzi e migliorare gli interventi a sostegno delle vittime di tali crimini.  Nel giugno 2008, i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato la risoluzione n. 1820 – appoggiata da 30 Paesi – nella quale si condanna ufficialmente l’uso dello stupro come arma di guerra, minacciando dure e reali azioni verso i responsabili di violenze sessuali contro le donne. Nella Risoluzione si osserva che lo stupro e le altre forme di violenza sessuale “possono rappresentare un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità o comunque un atto che afferisce al genocidio”, sottolineando, altresì, la necessità di escludere i crimini per violenza sessuale dalle disposizioni di amnistia nell’ambito dei processi per la risoluzione dei conflitti.

Sempre il Consiglio di Sicurezza, con la risoluzione n. 1888 del 2009 ha disposto minuziose e concrete misure per fornire ulteriore protezione a donne e bambini contro la violenza sessuale in situazioni di conflitto, come l’invio di esperti in situazioni che destano particolare preoccupazione, e l’affidamento dei mandati per le operazioni di peacekeeping a consulenti per la protezione di donne e bambini. Sempre ad opera della stessa risoluzione è stato nominato un Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la violenza sessuale in situazioni di conflitto, con il precipuo ruolo di guidare, tramite “UN Action Against Sexual Violence in Conflict”, gli organismi impegnati nella lotta contro gli abusi sulle donne e di coordinarne gli sforzi con l’elaborazione di strategie sistematiche.

La risoluzione seguente, la n. 1889 del 2009, nel condannare il perpetrarsi di violenze sessuali nei conflitti in corso, esorta gli Stati membri e la società civile a tenere in considerazione la protezione e la valorizzazione di donne e bambine – comprese quelle associate a gruppi armati – nella programmazione post-bellica. Fra le più recenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, la n. 1960 del 2010 ha dato mandato al Segretario Generale di elencare “le parti verosimilmente sospettate di aver commesso o di essere responsabili di casi di violenza sessuale”, richiedendo l’assunzione di misure finalizzate a monitorare, analizzare e denunciare piani specifici di violenza sessuale collegata ai conflitti.  

Questo è diritto internazionale. Violentato anch’esso nella martoriata Ucraina.

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