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La fame e la miseria travolgono i paesi più poveri del pianeta

Un biennio dannato: milioni di persone sono mal nutrite e affamate. Non è solo colpa della pandemia. Particolarmente colpite l'Asia, l'Africa e l'America Latina. Si allontanano i piani del progetto Fame Zero dell'Agenda 2030

La fame e la miseria travolgono i paesi più poveri del pianeta

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15 Novembre 2021 - 11.43


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di Lavinia Beni

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Stando a un recente rapporto dell’ONU,  (ripreso da un articolo del 12 luglio 2021 della pagina online ufficiale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) la fame nel mondo è drasticamente peggiorata. Anni terribili, il 2020 e il 2021, a causa della pandemia che ha scosso l’intera popolazione mondiale. Nel 2020, la sottoalimentazione ha travolto l’Asia con 418 milioni di persone mal nutrite; l’Africa con 282 milioni e America Latina e Caribi con 60 milioni. Dall’anno scorso la situazione non è migliorata e così il sogno di Fame Zero dell’Agenda 2030 è sempre più lontano.

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In cosa consiste “Fame Zero”? Nel settembre del 2015, 193 Paesi membri dell’ONU, hanno concordato un piano d’azione stilando un programma di 17 obiettivi per raggiungere uno sviluppo sostenibile  entro il 2030. Al punto 2,  si ponevano l’ambizioso obbiettivo  di “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”. Una dichiarazione forte: la volontà di estirpare la fame e la povertà in tutto il mondo. Questo, come tanti altri impegni sottoscritti nelle “Carte” e nei “Programmi” è rimasto, naturalmente, disatteso.

 

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Consultando il sito online Human Development Reports è possibile accedere alla banca dati riguardante il tasso di povertà estrema oggi nel mondo.

Non solo il Covid-19 ad aggravare la situazione. C’è molto di più: guerre e conflitti, crisi climatiche che danneggiano il raccolto e il bestiame, igiene precaria e malattie (HIV, tubercolosi, malaria, morbillo, diarrea), tecnologia arretrata, alto tasso di analfabetismo e soprattutto lo sfruttamento storico che hanno dovuto subire questi popoli per centinaia di anni. Pensiamo, ad esempio, alla politica di segregazione razziale “Apartheid” del governo bianco del Sudafrica nei confronti della popolazione nera, avvenuta dal 1948 fino al 1994.

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Per quanto riguarda le malattie (in particolare malaria, tubercolosi e HIV), spesso dovute all’acqua sporca, alla mal nutrizione e alla cattiva igiene, nell’ottobre dello scorso anno, Peter Sands, direttore del Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, ha dichiarato che nei paesi poveri queste sofferenze sono una piaga quasi peggiore del Covid.

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Commovente è il racconto a puntate su YouTube di Progetto “Happines” sulla disastrosa condizione dei bambini in Iraq affetti da labio-palatoschisi, malformazioni del volto, ustioni, traumi da guerra e altre patologie invalidanti. Il video documentario è stato registrato questa estate a Nassiriya con l’equipe medica dell’organizzazione umanitaria italiana “Emergenza Sorrisi”. In una scena una folla di bambini e genitori sono accalcati in un fatiscente ospedale, in attesa che i figli si operino. Il momento è toccante e disorienta: nonostante le mascherine indossate, la paura del Covid-19 sembra venir meno; poter far curare il proprio bambino da medici italiani senza ricorrere a spese, ecco qual è la preoccupazione e la gioia più grande.

 

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Il 16 ottobre di ogni anno è la giornata mondiale dell’alimentazione. Lo slogan che si trova nel sito della Fao di questa edizione recita le seguenti parole: “Una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore”. Ma come segnala il testo, purtroppo, oltre 3 miliardi di persone non possono permettersi una corretta alimentazione. Oltre le utopie previste dell’Agenda 2030 ci sarebbe bisogno d’immediate azioni concrete poter trasformare i bei disegni in realtà concrete. 

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