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Franco Cardini: «L’Islam è chiaro, proibisce le conversioni forzate»

Lo storico e conoscitore del mondo musulmano: i fondamentalisti sono casi a sé, la religione è altro e non si concepisce diversa da ebraismo e cristianesimo. Per Silvia Romano lo studioso chiede rispetto

Franco Cardini: «L’Islam è chiaro, proibisce le conversioni forzate»
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11 Maggio 2020 - 13.19


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L’Islam non solo non prevede ma proibisce le conversioni forzate, «ha una grossa giurisprudenza: la conversione è un fatto, intimo, personale, non si può obbligare nessuno convertirsi». Le sette fondamentaliste sono casi a sé, così come lo erano i cristiani che obbligavano popoli e genti a convertirsi quando neppure, come norma, il Cristianesimo converte con la forza. Lo spiega, con la sua rinomata chiarezza, Franco Cardini: storico nato nel 1940 a Firenze, medievista, studioso delle Crociate, è uno dei maggiori conoscitori dell’Islam, autore di moltissimi studi per i quali vi rimandiamo al suo sito web (clicca qui). Parla di religioni e storia a margine delle polemiche per la conversione di Silvia Romano (clicca qui per la notizia).

Professore, storicamente i cristiani facevano convertire i prigionieri mussulmani (senza ricordare gli ebrei sefarditi della penisola iberica che nel ‘400 furono obbligati a convertirsi diventando “marrani”)? Altrettanto facevano i mussulmani con i loro prigionieri?
Mesi fa ho scritto per la collana di Laterza “Vero Falso” il libro intitolato L’Islam è una minaccia? Falso (clicca qui per la scheda, ndr). Mi spiego. L’Islam non ha un centro come lo ha il Cristianesimo ripartito in chiese storiche che hanno una realtà anche normativa: è una costellazione immensa da un miliardo e 600 milioni di persone ciascuna delle quali accede alla lettura del libro sacro, il Corano. Non accade come in certe chiese protestanti dove ognuno interpreta la Bibbia come vuole: per interpretare il Libro è richiesto un dottore della legge. Come il rabbino nell’ebraismo, l’Islam ha l’iman, la guida spirituale. Un effetto dell’Islam modernizzato è stato anche la creazione di Stati sul modello occidentale che hanno scelto una religione di Stato. In questo caso l’interpretazione della fede è legata a una organizzazione di interpreti della legge, che però sono funzionari statali. Un esempio è al Cairo con la grande università coranica di al-Azhar, che vuol dire “la fioritura”: ha come rettore un’ottima persona che ha condannato i fondamentalismi, soprattutto quelli di matrice islamica, è un esponente dell’Islam moderato però è un funzionario statale. Ogni settimana lui manda per e-mail la traccia della predica che tutte le moschee egiziane devono fare il venerdì. I musulmani hanno una densità di gente che prende la religione sul serio molto superiore rispetto ai cristiani, e ai cattolici in particolare, quindi è molto importante cosa dicono gli iman il venerdì, mentre cosa dicono i sacerdoti a commento delle Scritture conta meno. In questa costellazione infinita i fondamentalisti fanno conversioni forzate ma l’Islam su questo è chiaro, ha una grossa giurisprudenza: la conversione è un fatto intimo, personale, non si può obbligare nessuno convertirsi.

Cos’è l’atto del convertirsi per un islamico?
Per l’Islam la conversione è un atto è molto meno drammatico. Gli occidentali non capiscono un aspetto: l’Islam non concepisce sé stesso come religione diversa dal cristianesimo e dall’ebraismo, è il messaggio adamitico passato prima dall’ebraismo e poi dal cristianesimo. Islam vuol dire fiducia in Dio che ha mandato e affidato la parola al “portalettere” suo inviato così come lo è Giovanni Battista nel Vangelo di Giovanni Evangelista. Per l’Islam l’ebreo o il cristiano che si converte è semplicemente una persona che ha proseguito verso la Rivelazione.

E una conversione dall’Islam al Cristianesimo?
Viceversa un musulmano che si converte al Cristianesimo era arrivato al livello più alto della rivelazione e torna indietro. Ma Maometto è stato preciso: gli infedeli vanno distrutti che non vuol dire ammazzarli quanto convertirli, anche con la forza, mentre l’Ebraismo e il Cristianesimo non appartengono agli infedeli, sono religioni del Libro e nel loro caso non si può convertire nessuno con la forza. Poi la giurisprudenza ha aggiunto altre religioni. Quando fu presa la Persia videro che lo zoroastrismo era simile per cui hanno decretato che anche gli zoroastriani sono popolo di Dio. In India davanti alla moltitudine di dèi non hanno potuto dire che è anch’esso un popolo di Dio, però i buddisti sì. In pratica convertire qualcuno con la forza è assolutamente proibito da tutta la giurisprudenza islamica così come lo proibisce il Cristianesimo.

Chi da noi parla di conversioni forzate, accadute nella storia, a cosa si riferisce?
È successo in entrambe le religioni ma si tratta di casi molto sporadici. Spesso chi parla così fa finta di sapere e cita il caso di Otranto nel 1480, un caso peraltro tutt’altro che chiaro.

Nelle Crociate, che lei ha studiato a fondo, i crociati convertivano con le armi?
La conversione obbligatoria era un peccato, non si poteva convertire nessuno. Poi si sono viste infinite scappatoie. Nella cattolica Spagna ebrei e musulmani non furono ammazzati ma espulsi, in realtà ci furono anche morti. Dovessimo fare un bilancio obiettivo e tranquillo, storicamente e statisticamente parlando, nella storia i cristiani sono stati molto meno tolleranti dei musulami.

I terroristi e i gruppi estremisti islamici però ci sono.
Sono tutti casi particolari e ristretti dell’Islam: ingigantirli è un metodo alla Santanché che è una bella e cara signora ma non sa. Chi dice una cosa diversa non conosce l’argomento. La gente non parla per appurare la verità ma per affermare il suo punto di vista che, razionalmente parlando, è acritico, individualistico, arbitrario.

Sulla conversione di Silvia Romano cosa pensa?
Non capisco come si possa non avere un minimo di rispetto. Può darsi ci sia stata una costrizione ma saranno fatti suoi, l’ha dichiarata lei. Invece non capisco perché la sua parola venga pregiudizialmente messa in dubbio. Il rispetto è dovuto a tutti. Direi che è finita bene. Fosse tornata piangendo, dicendo di essere stata violentata, l’epilogo sarebbe stato molto peggiore. Molti sarebbero stati contenti perché quell’epilogo avrebbe sottolineato la loro visione dell’Islam ma l’esperienza ci dice che sarebbe caduta in mano a una setta. Aggiungerei un’ultima osservazione.

Dica.
Bisognerebbe smetterla con l’idea che è diritto di tutti sapere sempre tutto degli altri. Si parla della privacy che viene disattesa ma non siamo mai stati così osservati da vicino come oggi. L’idea che il pubblico ha diritto di sapere tutto viene dalla stampa americana degli anni Trenta. Fino a quale punto si può infrangere il diritto alla riservatezza? Silvia Romano ha già detto abbastanza, anche il pubblico dovrebbe capire. Siamo una società sempre a bocca spalancata, si sparano giudizi su tutti prima di informarsi correttamente, questa è la vera battaglia civile da fare, prima di sapere se Silvia Romano si sia convertita a forza o meno. Non è un pensiero originale, me ne rendo conto, è banale e dovrebbe essere ovvio: mi allarma che non sia condiviso da tutti. In quali mani siamo, di quale maggioranza che determina i nostri governi?

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