Alice Merlo: "Minacciata di stupro e di morte perché testimonial della pillola abortiva"

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso delle associazioni pro-life: si potrà vendere la pillola di emergenza alle minorenni senza prescrizione medica. Una donna descrive il suo impegno: "Una campagna pro-scelta"

Referendum sulla legge 194 (1978)

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Redazione 10 giugno 2021
di Alice Muti Pizzetti

Il Tar del Lazio  ha respinto il ricorso presentato da alcune associazioni contro l’aborto: le ragazze minorenni potranno continuare ad acquistare la pillola dei “cinque giorni dopo” senza prescrizione del medico. Si tratta del farmaco EllaOne utilizzato per la contraccezione di emergenza entro e non oltre i cinque giorni dopo un rapporto sessuale. Nell’ottobre 2020, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva autorizzato per la prima volta la vendita della pillola senza obbligo di prescrizione medica anche per i soggetti con meno di 18 anni. “È  uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze” afferma, ora dopo la sentenza, Nicola Magrini, Direttore Generale di AIFA. Ma le associazioni pro-life ancora una volta hanno tentato di ostacolare la libera scelta di ogni donna portando tesi al quanto discutibili e per fortuna respinte. 
Queste associazioni accomunano l’assunzione del farmaco alla pratica dell’aborto. Si tratta di una posizione assolutamente falsa e che mira a  disinformare i giovani e le famiglie. Il farmaco va infatti ad interrompere il ciclo ovulatorio: il che significa che semplicemente viene impedita la fecondazione e che, quindi, non si dà origine alla presenza di feti. Non si interrompe alcuna gravidanza, semmai la si previene. 
Parlare bene di prevenzione significa affrontare il prioritario tema della contraccezione. Trattandosi di un farmaco di contraccezione d’emergenza, da non utilizzare regolarmente, dovrebbero essere gli specialisti a parlarne. Questo lo si dovrebbe fare specialmente ai giovani nelle scuole, dove ancora oggi manca l’educazione sessuale e che sarebbe essenziale invece per prevenire molte gravidanze indesiderate. Gli stessi partiti che oggi sono contro l’aborto allo stesso tempo ostacolano l’inserimento dell’educazione sessuale negli istituti e questo è sicuramente un grande contro senso. 
Oggi il farmaco EllaOne è dunque più accessibile rispetto al passato ed è giusto che sia così in quanto se ne garantisce una maggiore efficacia. Nel passato le ragazze con molta difficoltà avrebbero potuto acquistarlo: prima di tutto avrebbero dovuto parlare con i genitori (il che crea imbarazzo e scoraggia fin da subito), sarebbero poi dovute passare dal medico e questo avrebbe sicuramente richiesto del tempo che non c’è in quanto si tratta, come già detto, di un farmaco da prendere entro cinque giorni dal rapporto. 
Ma gli antiabortisti non si sono fermati ad accomunare il farmaco alla pratica abortiva ma hanno anche rivolto accuse relative agli effetti indesiderati e tossici sul fegato. Dal Tar del Lazio arriva il respingimento anche di queste accuse che per i giudici sono “asserzioni del tutto generiche e ipotetiche”, non basate su alcun approfondimento scientifico. Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Luca Coscioni, e Mirella Parachini e Anna Pompili, ginecologhe associazione Luca Coscioni e di Amica, sottolineano: “È auspicabile che le opinioni e le posizioni ideologiche personali, ovviamente legittime, non abbiano diritto di cittadinanza nella pratica medica e nella ricerca scientifica, che hanno come unico fine la salute delle persone”. 
Ma si sa che è un vizio quello degli "anti scelta" di paragonare questi farmaci, del tutto legali, ad un qualcosa che danneggia la salute.  Come già accaduto lo scorso anno a Genova dove sono stati affissi per la città i manifesti che paragonavano un altro farmaco, la pillola abortiva RU486, ad un veleno.  
Oggi è possibile abortire anche con la terapia farmacologica tramite questa pillola che non richiede intervento chirurgico e anestetico. In quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’aborto farmacologico è una conquista ed è proprio su questo argomento che ho rivolto alcune domande ad Alice Merlo, genovese ventisettenne, che ha vissuto sulla propria pelle alcuni atteggiamenti aggressivi delle forze oscurantiste. Laureata in scienze della comunicazione, oggi si occupa di comunicazione politica per l’associazione «Linea Condivisa».
 
Come è diventata la testimonial della pillola abortiva?
Dopo aver abortito con la terapia farmacologica ho deciso di parlare della mia esperienza in un post pubblico su Facebook a dicembre 2020, mese in cui nella mia città sono arrivati i manifesti degli anti scelta. L’UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti - mi ha contattata dopo aver letto questo mio post e ho deciso di accettare. La campagna è iniziata il 14 febbraio del 2021 con un inaugurazione  a Roma tramite camion vela che sono passati davanti anche al ministero della salute e davanti alcuni ospedali che si sa essere particolarmente ostili nei confronti della legge 194. Da lì in poi ha toccato più di 85 comuni e sta raggiungendo un po’ tutta Italia. Mi preme sottolineare che più che essere una campagna pro aborto preferiamo definirla pro scelta.  
 
Questo metterci la faccia e promuovere una simile campagna l'ha messa al centro dell’attenzione: quali messaggi le sono arrivati?
Mi sono arrivati messaggi molto forti, pericolosi e offensivi. Parlo di  minacce di stupro e di morte. Alcuni mi lasciano perplessa e sono in particolare i messaggi di coloro che dichiarano: “io sono pro scelta ma l’aborto è sempre un dramma”. Io rispondo loro che ogni storia di aborto è diversa. C’è chi può viverla più serenamente e chi invece può soffrirne: l’importante è non generalizzare. Ogni persona ha una storia e un bagaglio culturale diverso. Si pensa comunemente che chi interrompe una gravidanza è destinato, automaticamente, a vivere turbamenti psicologici nel corso della propria vita. Ma non è assolutamente così. Il dolore va rispettato ma solo se non è imposto. La verità è che si è molto spaventati da una narrazione non colpevolizzante dell’aborto e c’è ancora troppa disinformazione al riguardo. Si dice ad esempio che chi assume la pillola abortiva soffrirà di dolori atroci. Questo non è vero! È un atto di violenza comunicativa. È una fake news anche affermare che l’aborto corrisponda ad un omicidio quando chiaramente non lo è: sto andando ad interrompere lo sviluppo di un embrione che non è sufficientemente sviluppato per poter essere definito giuridicamente vita. La disinformazione può essere dannosa perché questo può incidere sulle scelte e sulla salute delle persone. Vorrei che le donne fossero preparate e consapevoli per essere meno spaventate e più sicure delle loro scelte e dei loro diritti.