Le librerie restano aperte anche nelle zone rosse

Diventano una sorta di presidio culturale in tutto il Paese. Il parere favorevole espresso dai rappresentanti del mondo editoriale e dei librai

Libreria

Libreria

redazione 5 novembre 2020

Il mercato del libro non molla e le librerie diventano di fatto presidi culturali mentre tutti gli spazi dell’arte e dello spettacolo sono costretti a chiudere. E questa l’unica buona notizia che viene dall’ultimo decreto del Governo.  Le librerie non chiudono neppure nelle zone rosse. Prima del varo del provvedimento gli editori e i librai avevano fatto sentire la loro voce con una serie di lettere indirizzate al ministro Dario Franceschini e al presidente Giuseppe Conte.


I  loro appelli, in questo caso, non sono stati vani, e  le librerie rimarranno  aperte a prescindere dal colore delle regioni interessante dalle diverse forme di lockdown.
Alberto Rivolta, amministratore delegato delle Librerie Feltrinelli,  ha accolto con piacere la decisione presa dal Governo, pur consapevole del momento di difficoltà che il Paese sta affrontando nella gestione della pandemia, sottolineando  che "le librerie sono risorse primarie che contribuiscono a fornire conforto ed evasione e svolgono un ruolo sociale imprescindibile".


Oltre a lui, tante altre voci del panorama librario hanno espresso una posizione favorevole al provvedimento: il presidente dei librai -Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini e il presidente dell'Associazione Italiana Editori-Aie, Ricardo Franco Levi,  hanno ricordato che "i libri sono beni essenziali e, soprattutto in un momento come questo, possono aiutare gli italiani a superare la solitudine e le difficoltà legate alle limitazioni della libera circolazione e della socialità".
I libri, forse per la prima volta, sono considerati beni essenziali al pari del cibo o di altri beni. Ed è una grande notizia che fa sperare in una ripresa definitiva di questo settore.