Bianconi senza i Baustelle: oggi il debutto del primo progetto solista “Forever”

L'artista lo definisce un lavoro in sottrazione, dove ha abbandonato le strutture barocche e artificiose nella scrittura e ha trovato nel piano e nella voce un modo più diretto e semplice per esprimere la sua musica.

Francesco Bianconi

Francesco Bianconi

redazione 16 ottobre 2020
Francesco Bianconi, il frontman dei Baustelle, al momento “in fermo biologico, una pausa nel momento d’acme”, torna all’essenzialità della voce e del piano, abbandonando le strutture barocche del gruppo: oggi debutta con il suo primo progetto solista “Forever”. Si tratta di un lavoro in sottrazione, che restituisce alla forza — senza altre distrazioni — la sua potenza e la sua forza.

"Dopo due lavori massimalisti e pop con i Baustelle, che sono stati anche molto apprezzati, e un tour che ci ha dato grosse soddisfazioni, avevo voglia di tornare a qualcosa di più minimale e puro - racconta Bianconi, autore anche per tanti artisti da Irene Grandi a Noemi, passando per Paola Turci ed Eros Ramazzotti -. Forse in antitesi ho cominciato a scrivere brani meno pop e meno ritmici, slegati in qualche modo dal tempo e dalle sovrastrutture legate all'età e alle mode. Canzoni antiche, popolari e classiche alle stesso tempo. Piccoli lieder che mi inquietavano pure un po’". Il punto di partenza sono stati voce e pianoforte, senza la tradizionale ritmica basso-chitarra-batteria. Con pianisti di formazione classica come Michele Fedrigotti e Thomas Bartlett (oltre a Angelo Trabace e a Enrico Gabrielli) chiamati a supportare la nuova visione del cantautore, che ha tirato giù la maschera e abbandonato gli artefici retorici della scrittura per un passaggio il più diretto e senza filtri possibile tra il sentire e la trasformazione in canzone.

Previsto per aprile e rimandato a causa della situazione legata al coronavirus, Forever è stato anticipato dai brani Il Bene, L'abisso e Certi uomini. "L'angoscia di questo periodo non è entrata nel disco, seppure alcune canzoni sembrino respirare quel clima, ma è diventata parte di me. Con il congelamento del progetto, mi sono chiesto se mesi dopo lo avrei sentito ancora mio, ma forse proprio perché ho fatto un disco del 1700, sento di starci ancora dentro — scherza —. L'attesa è stata una gigantesca prova del nove. Quello che la pandemia ha fatto è stato rendere più profonda l'immersione in me stesso. E' stata un'occasione per guardarmi dentro, anche se non credo affatto che tutto ciò ci renderà migliori”.

In attesa di poter tornare dal vivo, Bianconi dal 17 ottobre terrà un mini tour per incontrare il pubblico e raccontare il suo nuovo percorso.