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Lovaglio: "Il Monte dei Paschi deve volare più alto e accettare le nuove sfide"

Nell’intervista-incontro a San Casciano dei Bagni, l’amministratore delegato della banca ha offerto interessanti chiavi della complessa vicenda finanziaria. Le prepotenti forzature nell’OPA di Messina. Una lezione che viene dalla storia: se ti chiami Carlo e vuoi conquistare Siena preparati al peggio.

Lovaglio: "Il Monte dei Paschi deve volare più alto e accettare le nuove sfide"
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13 Luglio 2026 - 16.42


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di Pino Di Blasio

“Il cda del Monte dei Paschi ha il dovere di valutare tutte le offerte e tutte le opzioni, avendo in mente il bene della banca. La passivity rule ci impegna a non esprimerci sull’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo, ma ci concede di fare un’osservazione. La nostra offerta di acquisto di Mediobanca è stata un’operazione così bella che qualcuno ha pensato di prendersi Mediobanca pagandola di più di quanto il Monte ha fatto”. Nell’intervista-incontro a San Casciano dei Bagni, nell’ambito del ciclo della Terrazza, l’amministratore delegato di Banca Mps, Luigi Lovaglio, ha offerto diversi spunti e chiavi di lettura interessanti. 

Pur se frenato dalla passivity rule, che impedisce molte azioni alla banca che è oggetto di un’offerta pubblica di acquisto e scambio di una concorrente.

Una delle parti più interessanti è la sorpresa per la ‘prepotenza’ dietro l’opas lanciata da Carlo Messina. “Il Monte dei Paschi deve volare più in alto – ha replicato Lovaglio in maniera indiretta – pensare a cosa può fare per diventare più importante nel Paese, come crescere, come creare ricchezza. Bisogna accettare le sfide, non aver paura di cosa ha fatto un competitor e per questo saltargli addosso e magari farlo scomparire. Il Monte da 554 anni è a Siena, in Toscana, nel cuore dell’Italia. Sono i territori, il rapporto con le famiglie, le imprese, i clienti, i fattori che determinano l’identità italiana”. E’ la risposta alla tesi del ceo di Intesa Sanpaolo che vuole tutelare l’italianità del risparmio gestito da Generali, e per questo è pronto a prendersi Mediobanca, spezzando il Monte in due o tre.

L’offerta di Messina, 16 nuove azioni di Intesa per 10 azioni Mps più un euro in contanti, ai valori di Borsa di oggi vale poco più di 34 miliardi di euro. Il Monte però capitalizza 35 miliardi e mezzo, quindi sarebbe a sconto. “Quanto vale il Monte dei Paschi? 30, 40, 60 miliardi? Quanto vale un brand con 554 anni di storia?  Il prezzo è una convenzione – ha detto Luigi Lovaglio a San Casciano dei Bagni -, non esprime il valore di questa banca, che non è stato ancora espresso del tutto. Il Monte ha una potenzialità enorme, il valore di una banca dipende molto anche dalle prospettive di crescita”.

Efficace il paragone della rete di oltre 1300 filiali e sportelli del Monte dei Paschi in Italia con una “grande centrale elettrica che irradia energia in Toscana e in larga parte del Paese. Se viene spezzata in due, la potenza di trasmissione può diminuire, ci possono essere cali di tensione. Si rischia di avere il buio invece della luce”. E’ una critica allo ‘spezzatino del Monte’, che sarebbe il risultato fatale, soprattutto per Siena e per la Toscana, se andasse in porto la scalata di Messina, così come è stata prospettata. Con 650 sportelli che resterebbero a Intesa, che però dovrà cederne molti per rispettare i limiti dell’Antitrust ed evitare duplicazioni nei territori, e 630 sportelli, più il marchio e le sette direzioni generali (a Siena la più grande con più dipendenti, ma il Monte le ha anche a Padova, Lecce, Firenze, Mantova, Milano, Roma) che sarebbero girate a Unipol e quindi a Bper. La conclusione di Lovaglio è il massimo che l’ad può concedersi in questa fase. “Gli azionisti si convincono con operazioni che creano valore, non serve chiedere favori. Bisogna avere tutti in testa il fatto che è necessario dare valore a tutti gli stakeholders, se vuoi averli dalla tua parte”. E’ il prologo a un’estate che sarà passata a elaborare proposte, contromosse, a stringere alleanze per frenare l’assalto di Intesa Sanpaolo, che avrebbe come conseguenza la sparizione del Monte dei Paschi e dei suoi 554 anni di storia. Quello che ha fatto Luigi Lovaglio in questi quattro anni e mezzo di Rinascimento del Monte, che da banca semifallita, che valeva appena 300 milioni di euro ed era schiacciata da richieste danni per 10 miliardi, è passata a una capitalizzazione di 35 miliardi e a utili lordi previsti per 3 miliardi e mezzo, merita molto di più di un Mangia d’oro. Che qualche senese vorrebbe addirittura togliere all’ad del Monte, perché ha la mente troppo chiusa tra le mura di biblioteche e loggiati vari. La battaglia che si sta combattendo è vitale per Siena e per Mps. Viene in soccorso la storia, se la si legge con occhiali ‘senesi’. 

Nel 1494 Carlo VIII, re di Francia, iniziò la serie di scorribande in Italia delle potenze europee, che approfittavano delle divisioni tra signorie, principati e ducati, e facevano razzia. Carlo VIII entrò a Firenze, aiutato anche da Gano di Magonza, poi a Roma e arrivò fino a Napoli. Ma dovette fare marcia indietro perché tutti si erano coalizzati, lo sconfissero nella battaglia di Fornovo e tornò a Parigi, perché rischiava di perdere il regno. Carlo V, re di Spagna e imperatore di un mondo dove non tramontava mai il sole, fu il responsabile della caduta della Repubblica di Siena nel 1555. Al culmine della sua potenza, però, fu costretto ad abdicare l’anno dopo e a passare lo scettro a suo figlio Filippo II, per le pressioni degli altri Paesi uniti. Si ritirò in un monastero a Yuste, dove morì solo e dimenticato nel 1558. Qual è la morale della Storia? Se ti chiami Carlo e vuoi conquistare Siena o la Toscana, preparati al peggio.

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