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Nuova tassa sui pacchi Extra-Ue: ora compreremo tutti europeo?

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? L’intento del nuovo dazio è sulla carta nobile, ma erode pure il potere di acquisto di tutti i consumatori consapevoli che acquistavano su piattaforme cinesi gli stessi identici beni importati e venduti in UE al doppio del prezzo. Probabilmente fast fashion e co. vanno combattuti diversamente.

Nuova tassa sui pacchi Extra-Ue: ora compreremo tutti europeo?
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Agostino Forgione Modifica articolo

11 Luglio 2026 - 12.17


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È entrata in vigore da dieci giorni eppure la nuova tassa europea sui pacchi extra-ue di valore inferiore ai 150 euro ha già scosso le principali piattaforme cinesi di e-commerce come AliExpress e Shein.  È stata una transizione di fatti silenziosa, gli utenti – incluso chi sta scrivendo – non hanno ricevuto alcuna comunicazione in merito ma, già qualche giorno prima dell’inizio di luglio, i prezzi sono schizzati. In particolar modo quelli degli articoli sotto i cinque euro, che ora costano pressappoco il doppio rispetto a inizio giugno.  

Per onore di cronaca è utile sottolineare che l’imposta, pari a 3 euro più iva (3,66 totali), viene applicata a ogni categoria merceologica presente in un pacco. Ciò significa che le tasse da pagare per un collo contenente tre articoli distinti ammontano a quasi 12€, mentre rimangono ferme a 3,66€ se contiene articoli tutti uguali. Si tratta di una soluzione transitoria che rimarrà in vigore fino al primo luglio 2028, quando entrerà in funzione l’hub doganale europeo per il commercio elettronico.

A ogni modo le abitudini dei consumatori europei di certo cambieranno e acquistare sulle sopracitate piattaforme non sarà più vantaggioso rispetto a farlo su store occidentali come Amazon. Vale la pena fare qualche esempio pratico prendendo in esame il mio storico degli ordini su AliExpress. Una coramella presa un mese fa per 3,89€ ora costa 7,04€. Un posacenere portatile pagato 2,29€ ora viene 5,42€. Uno spremiaglio che costava solo 0,93€ ora è prezzato 5,30€. Ho chiesto a un’amica che – ahimè – acquista fast fashion di verificare se stia accadendo lo stesso su Shein. La risposta ovviamente è stata positiva. Gli accessori che prima costavano pochi spicci, ovvero una vasta fetta del catalogo, ora costano il doppio.

Il punto è che per quanto la riforma doganale freni l’acquisto della “paccottiglia” e del fast fashion, circostanze sicuramente auspicabili, erode pure il potere d’acquisto dei cittadini e dei consumatori consapevoli. Il vero paradosso è però uno. Gli stessi identici beni che prima potevano essere acquistati alla metà del prezzo su AliExpress, Temu e via dicendo e che si trovavano su Amazon o affini al doppio ora costano allo stesso modo. Parliamo, è bene rimarcarlo, di beni prodotti nelle stesse fabbriche che vengono importati in UE e rivenduti al doppio del prezzo a cui era possibile acquistarli direttamente in Cina.

E dunque è lecito domandarsi quanto l’intento dichiarato di questa nuova tassa, quello di combattere la concorrenza sleale delle aziende cinesi nei confronti di quelle europee, venga realmente raggiunto. Frenare l’acquisto dei capi “usa e getta” è sicuramente nobile, così come quello di tutti gli articoli inutili acquistati d’impulso. E lo è pure incentivare a comprare prodotti europei, soggetti a norme, in particolare quelle anti-inquinamento, molto più stringenti. Ma non sarà di certo un “supplemento” di neppure quattro euro a rendere appetibile a chi ha un potere d’acquisto limitato un paio di pantaloni sartoriali. La produzione delocalizzata sopperirà comunque alle esigenze della fascia di mercato bassa e medio-bassa, che piaccia o meno.

L’unica e reale differenza introdotta dalla nuova tassa sta dunque nell’aver ulteriormente eroso il potere d’acquisto dei consumatori più fragili. Che ora acquisteranno sempre made in Cina ma a un prezzo più alto. Forse, più di questo nuovo balzello, c’era bisogno di investire sulla sensibilizzazione, promuovendo pratiche come l’acquisto di capi second hand o l’economia circolare. L’auspicio è che, quantomeno, l’Europa utilizzi il gettito fiscale aggiuntivo per aumentare i controlli sulla merce che varca i nostri confini – purtroppo va riconosciuto che tantissimi articoli siano privi di conformità europea – e contrastare la compravendita di quelli contraffatti. Che sono proprio gli obiettivi dichiarati. Se effettivamente sarà così, quello da poco introdotto non sarà solo un balzello.

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