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Quanto è difficile fare zapping. E Amadeus rescinde con la "Nove"

Dopo aver trasformato 'Affari Tuoi' in una macchina da ascolti e dopo aver riportato il Festival di Sanremo ai fasti di un tempo, il suo trasloco al Nove sembrava destinato a provocare un piccolo esodo biblico di telespettatori. Il confronto con Fazio.

Quanto è difficile fare zapping. E Amadeus rescinde con la "Nove"
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Marcello Cecconi Modifica articolo

28 Giugno 2026 - 10.19


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La televisione italiana ci consegna un verdetto che si potrebbe incidere sul retro di ogni telecomando: il pubblico è disposto a cambiare conduttore molto più facilmente di quanto sia disposto a cambiare canale. E, soprattutto, il tasto 9 sembra ancora una terra lontana. Quasi esotica. Il caso di Amadeus è illuminante. Dopo aver trasformato Affari Tuoi in una macchina da ascolti e dopo aver riportato il Festival di Sanremo ai fasti di un tempo, il suo trasloco al Nove sembrava destinato a provocare un piccolo esodo biblico di telespettatori. Dopotutto, ci era stato raccontato che il pubblico seguiva lui. E invece no.

Gli spettatori hanno salutato con affetto il vecchio padrone di casa, hanno accettato il cambio del volto dietro i pacchi e sono rimasti tranquillamente sul tasto 1. Nessuna rivoluzione. Nessuna migrazione di massa. Hanno accolto Stefano De Martino come se fosse sempre stato lì. Una sostituzione indolore quasi sospetta. A questo punto la domanda diventa inevitabile. Il protagonista era davvero Amadeus o erano i pacchi? Perché se basta cambiare il conduttore e il pubblico continua a cenare davanti allo stesso programma, forse il vero divo è il format. E il vero mattatore è il telecomando.

Il confronto con Fabio Fazio è inevitabile. Anche lui ha traslocato al Nove, ma a differenza di Amadeus, si è portato dietro il suo pubblico con sorprendente naturalezza. Non tutto, certo, ma abbastanza da dimostrare che gli spettatori cercavano proprio lui. Forse perché Fazio non conduce semplicemente un programma ma è il programma. Il suo stile, le sue pause, il suo modo di ascoltare gli ospiti sono il prodotto. Se togli Fazio da Che tempo che fa, resta un tavolo e una poltrona simbolica. Se togli Amadeus da Affari Tuoi, restano venti pacchi e a quanto pare, basta e avanza.

La vicenda Amadeus-Fazio dimostra così che non esiste una regola universale. Esistono programmi che sopravvivono ai loro conduttori e conduttori che sopravvivono ai loro programmi. Naturalmente è una semplificazione, ma fino a un certo punto. Negli ultimi anni in Rai Amadeus è stato dappertutto. Festival, prime serate, game show, eventi, speciali, ospitate, con una presenza talmente continua da trasformare l’eccezione in consuetudine. E quando un volto diventa onnipresente, rischia di perdere quella rarità che alimenta il desiderio. È la vecchia legge dello spettacolo che se sei ovunque, finisci per non essere indispensabile da nessuna parte.

Le piattaforme digitali ci hanno insegnato a scegliere mentre il telecomando tradizionale ci spinge ancora a restare. I primi tasti sono una percorso mentale prima ancora che tecnico. La crudele morale è che in televisione si parla spesso di fedeltà al talento, ma i dati raccontano una storia meno romantica. Molto pubblico, ancora, è fedele alle proprie abitudini. Alle otto di sera si accende la televisione, si preme l’1 e ci si accomoda a tavola. Il resto viene dopo. La televisione continua a ricordare una verità piuttosto antipatica. Il pubblico può affezionarsi ai volti, perfino amarli ma prima ancora ama le proprie abitudini. E convincere milioni di italiani a spostare il dito dal tasto 1 al tasto 9, evidentemente, è molto più difficile che portare al successo cinque Festival di Sanremo.

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