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Incendio alla Casa del Popolo di Montepulciano: fermati i responsabili

Sotto sequestro simboli fascisti e nazisti, armi e materiale rubato. I danni strutturali superano i 400 mila euro. Uno dei giovani aveva persino creato un finto sito di raccolta fondi per truffare i donatori.

Incendio alla Casa del Popolo di Montepulciano: fermati i responsabili
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

26 Maggio 2026 - 22.17 Oltreilponte


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Emergono nuovi sviluppi nelle indagini sull’incendio doloso che il 5 ottobre dello scorso anno ha colpito la Casa del Popolo di Montepulciano. L’incendio aveva provocato danni per circa 400 mila euro, distruggendo l’archivio cartaceo della sezione locale del Partito Democratico e dell’Auser e compromettendo in modo significativo la stabilità della struttura.

Gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica e svolti dai Carabinieri locali hanno consentito di identificare due persone ritenute coinvolte nell’episodio: si tratta di due giovani italiani di 23 e 19 anni. Determinanti per l’indagine sarebbero state le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, che li avrebbero immortalati mentre transitavano nelle vicinanze dell’edificio a bordo di una piccola auto.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per il 23enne, con divieto di contatti con persone esterne al nucleo familiare. Al 19enne è stato invece imposto l’obbligo di dimora nel comune di Montepulciano, il divieto di lasciare l’abitazione nelle ore notturne e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Il materiale sequestrato: spuntano simboli fascisti e neonazisti. Le perquisizioni domiciliari hanno rivelato dettagli inquietanti sul profilo dei due indagati. A casa del 23enne i militari hanno rinvenuto:

  • Una pistola giocattolo e proiettili di vario calibro.
  • Un coltello.
  • Numerosi oggetti e bandiere riconducibili all’ideologia fascista e nazista.
  • Due targhe metalliche storiche, rubate dall’interno della Casa del Popolo la notte del raid.

Nell’abitazione del diciannovenne sono stati invece sequestrati gli indumenti del tutto compatibili con quelli visibili nei filmati delle telecamere di sicurezza. Sotto sequestro sono finiti anche i telefoni cellulari di entrambi.

La confessione e il movente. Il ventitreenne, interrogato su sua richiesta il giorno della perquisizione, ha ammesso la responsabilità del gesto, tuttavia scagionando l’amico. Il giovane avrebbe giustificato l’atto parlando di presunti attriti e contrasti personali avuti in passato con i gestori del bar della Casa del Popolo.

Oltre al reato di incendio, i due dovranno rispondere di furto aggravato. Prima di appiccare il fuoco, hanno infatti sottratto due bandiere di partito, un libro su Antonio Gramsci e le due targhe metalliche. Un bottino che, come documentato da un video girato dagli stessi indagati con il cellulare, è stato successivamente bruciato. Il filmato del raid era stato poi inviato a un amico, del tutto ignaro.

La beffa: una finta raccolta fondi sul web. A chiudere il quadro investigativo è emerso un ultimo, singolare dettaglio. Il più grande dei due indagati aveva realizzato un sito internet specchietto con l’obiettivo di truffare i cittadini: una falsa raccolta fondi destinata proprio alla ricostruzione della Casa del Popolo, i cui proventi sarebbero però finiti direttamente nelle sue tasche.

Come vediamo nel video di Corriere Toscano, ecco quanto fatto dai responsabili.
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