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L'Ue torna a valutare un mediatore per Ucraina-Russia

Il negoziatore non sarà scelto da Mosca, ma dovrà comunque essere in grado di dialogare con il Cremlino. Per questo verrebbero esclusi i profili provenienti dai Paesi baltici

L'Ue torna a valutare un mediatore per Ucraina-Russia
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11 Maggio 2026 - 13.36


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Torna a circolare nelle stanze delle istituzioni comunitarie l’ipotesi di nominare un Rappresentante speciale dell’Unione europea per l’Ucraina, incaricato di seguire un eventuale confronto con la Russia. Negli ultimi mesi Bruxelles ha ripreso a interrogarsi su quale figura possa assumere il ruolo di mediatore.

Tra i nomi più discussi spiccano quelli di Angela Merkel e Mario Draghi, che comunque non hanno mai manifestato possibilità a un eventuale incarico. L’ex cancelliera tedesca viene considerata da molti una candidata perfetta e anche di recente ha difeso la sua politica di dialogo con il Cremlino. Inoltre, il legame con Ursula von der Leyen, che fu sua ministra della Difesa, viene ritenuto un elemento non secondario. Anche il nome dell’ex presidente del Consiglio italiano è stato più volte menzionato, grazie a Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario vicino a Giorgia Meloni. A gennaio, la Commissione europea, interpellata sul tema, aveva evitato di sbilanciarsi, limitandosi a sostenere che fosse ancora prematuro parlarne.

Nelle indiscrezioni circolate a Bruxelles compare anche Sauli Niinisto, presidente della Finlandia dal 2012 al 2024. Durante il suo mandato ha mantenuto frequenti contatti con Putin, pur conservando un distacco. Von der Leyen gli ha inoltre affidato nel 2024 il rapporto sulla Preparazione dell’Ue contro crisi, minacce ibride e militari. Anche Niinisto si è espresso più volte a favore della riapertura dei canali con il Cremlino.

Un altro possibile candidato potrebbe essere il premier belga Bart De Wever, che recentemente è stato tra i più favorevoli alla ripresa del dialogo con Mosca. Pur non essendo considerato filo-russo come il leader slovacco Robert Fico, De Wever ha un ruolo centrale perché detiene la maggior parte degli asset russi congelati attraverso Euroclear.

Anche se non russo, il futuro negoziatore dovrà essere una figura capace di dialogare con il Cremlino senza essere percepita come ostile. Per questo motivo appaiono meno probabili candidature provenienti dai Paesi baltici, meglio concentrare l’attenzione su Europa centrale o Balcani.

I vertici però devono ancora decidere il mandato che dovrebbe avere il futuro inviato europeo. Non è stato infatti ancora definito se questa figura condurrà esclusivamente gli eventuali negoziati per i ventisette o avrà un ruolo più ampio. In passato era stato fatto anche il nome di Enrico Letta, come possibile inviato per la ricostruzione, settore in cui l’Europa rivendica il suo ruolo dopo gli svariati miliardi concessi a Kiev.

Le decisioni, dunque, appaiono lontane. L’unica certezza, almeno per ora, è che non sarà Gerhard Schroeder, preferito di Putin, a rappresentare l’Unione. Il presidente russo avrebbe tuttavia aperto alla possibilità di confrontarsi con una personalità ritenuta affidabile dagli europei e che, secondo Mosca, non abbia mai assunto posizioni offensive verso la Russia.

Resta aperta anche la questione del profilo ideale. A quanto pare, difficilmente la scelta ricadrebbe su un premier attualmente in carica. Inoltre, non è ancora chiaro se Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa preferiscano una figura di grande prestigio, ma potenzialmente più ingombrante, oppure un nome meno noto ma più gestibile.

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