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Iran, l’acqua più del petrolio è a rischio nella guerra in corso

Milioni di persone potrebbero rimanere senza questa importante risorsa, che diventa una leva strategica del conflitto

Iran, l’acqua più del petrolio è a rischio nella guerra in corso
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redazione Modifica articolo

9 Marzo 2026 - 21.43


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Nel Golfo Persico, l’acqua di mare viene trasformata in acqua potabile da centinaia di impianti di desalinizzazione posti lungo la costa, che rimuovono il sale dall’acqua marina spesso tramite osmosi inversa; si tratta dunque della principale fonte idrica per la regione, sia per le abitazioni nelle città, ma anche per alberghi, industrie e infrastrutture turistiche: circa il 90% in Kuwait, quasi l’86% in Oman, l’80% in Israele, circa il 70% in Arabia Saudita, mentre altri Paesi della regione, come Bahrain e Qatar, dipendono quasi completamente da questo sistema. La situazione degli Emirati Arabi Uniti, invece, è lievemente migliore e dipende solo al 42% dalla tecnologia, grazie a una maggiore diversificazione delle proprie riserve sotterranee.

In sintesi, oltre il 40% della capacità mondiale di desalinizzazione si concentra in Medio Oriente e gran parte della produzione dipende da poche decine di grandi impianti, dunque l’acqua – più del petrolio – diventa una leva strategica nel conflitto: come sottolineato da alcuni analisti citati dal Wall Street Journal, se alcuni di questi sistemi venissero messi fuori uso, intere città nel giro di pochi giorni potrebbero perdere la maggior parte dell’acqua potabile.

Nelle ultime ore, uno di questi impianti è stato già colpito sull’isola iraniana di Qeshm, riducendo a secco oltre 30 villaggi, mentre il fronte dei combattimenti si è già avvicinato a strutture energetiche e portuali vicine a impianti negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e Bahrain; oltretutto, molti di essi sono integrati con centrali elettriche, e un eventuale attacco alla rete energetica potrebbe interrompere anche la produzione di acqua, con possibili effetti a catena sui sistemi idrici nazionali.

Anche per questo l’esercito iraniano non avrebbe finora colpito massicciamente queste infrastrutture: una crisi idrica su larga scala potrebbe infatti spingere i Paesi del Golfo Persico a entrare direttamente nel conflitto, dopo aver finora evitato una risposta militare agli attacchi attribuiti a Teheran.

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