Dialetti sempre più protagonisti: tra identità, pubblicità e nuove tendenze linguistiche | Culture
Top

Dialetti sempre più protagonisti: tra identità, pubblicità e nuove tendenze linguistiche

Nella Giornata Nazionale del Dialetto il linguista Giuseppe Antonelli fotografa la vitalità delle parlate locali: non più simbolo di arretratezza, ma scelta espressiva “di moda”, sempre più presente anche nella comunicazione commerciale.

Dialetti sempre più protagonisti: tra identità, pubblicità e nuove tendenze linguistiche
Preroll

redazione Modifica articolo

17 Gennaio 2026 - 19.12


ATF

L’Italia è un Paese che spicca per il suo patrimonio linguistico ricco e variegato. Erroneamente i dialetti sono spesso visti come varianti sbagliate dell’italiano standard quando invece sono dei sistemi linguistici completi paralleli che in molti casi non derivano nemmeno dall’italiano. Molti dei dialetti italiani discendono infatti dal latino, altri sono frutto della commistione linguistica data dai secolari scambi commerciali, dell’incontro di lingue diverse nei territori di confine delle province più a nord o dalla presenza di parlanti di una lingua straniera della penisola; sono questi i casi del dialetto sudtirolese o del dialetto arberesh o del griko o l’algherese. 

Oggi il dialetto è sempre più vivo, in uso in famiglia o tra amici ma sempre più utilizzato anche nelle pubblicità e nella comunicazione di massa in generale. In grado di evocare un senso di familiarità, semplicità e confidenza, il dialetto non è più visto come l’elemento distintivo delle persone ritenute incolte e non alfabetizzate ma è ritenuto una scelta precisa con un forte valore identitario. 

“Il dialetto, da quando le persone conoscono anche l’italiano, ha cambiato di segno: non è più un segno negativo ma positivo, non è più un segno d’ignoranza ma una scelta verso una lingua più colorita, divertente, emotiva ed emozionante”, afferma il linguista Giuseppe Antonelli, ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia intervistato per Adnkronos da Carlo Roma. A confermare ciò anche i dati del sondaggio di Swg effettuato a fine 2025 con un campione rappresentativo di 800 soggetti, “vedendo i risultati di questo piccolo sondaggio – afferma Antonelli – sono colpito dal fatto che ancora molte persone dicono non solo di capire ma anche di usare spesso il dialetto”; difatti “il 37% degli intervistati sostiene di parlare e comprendere il dialetto della sua zona e lo usa spesso”. 

Questo perché il dialetto resta la “lingua emotiva, intima e scherzosa che Pasolini temeva dovesse sparire ritenendo che si sarebbe affermato invece l’italiano neutro e burocratico. Questo non è successo”. Negli ultimi anni il dialetto ha conquistato sempre più spazio, lo abbiamo visto nel 2015 quando “la Nutella ha fatto le ‘Dialettichette’, riportando sui barattoli tipiche espressioni regionali; nel 2017 i ‘Baci’ Perugina hanno realizzato le edizioni speciali con le poesie in dialetto a seconda delle varie zone; lo Scarabeo ha fatto un’edizione in cui valgono anche le parole in dialetto. Topolino, addirittura, ha fatto diverse edizioni di una stessa storia in vari dialetti d’Italia”.

Ancora “un produttore di olio toscano ha fatto gli auguri di fine anno dicendo: ‘Per un 2026 bono per davvero’. Questo tipo d’uso del dialetto, peraltro, ci dice che è percepito come qualcosa che è alla moda. Anche in un evento globale come le Olimpiadi si è innestata una lingua locale come il dialetto milanese: recentemente il presidente lombardo Fontana ha detto ‘ghe sem’, ‘ci siamo’, per ricordare che mancavano pochi giorni all’inizio delle competizioni”.

Oggi più che mai anche i dialetti viaggiano e si intrecciano, da Bolzano e Messina ci sono forme che ormai vengono comprese ovunque, si può dire che stiamo vivendo e contribuendo a “una forma di glocalizzazione linguistica. Non abbiamo più il problema di far convivere elementi espressivi diversi. Questa è un’idea interessante e abbastanza imprevedibile fino a una decina di anni fa”. A rafforzare questa teoria il fatto che “ogni anno, il dizionario Zingarelli nelle nuove edizioni introduca una certa quantità di parole dialettali. E se lo Zingarelli introduce delle parole dialettali è perché le considera di diffusione nazionale. Il punto è che il dialetto convive con gli anglicismi, che comunque sono la maggioranza tra i neologismi che lo Zingarelli introduce ogni anno”. 

Anche linguisticamente il mondo è stanco dell’omogeneizzazione che ha finora contraddistinto la globalizzazione e così stiamo riscoprendo i singoli territori, esaltandone le caratteristiche e le ricchezze, per rileggerli certamente in relazione con il resto del mondo ma mettendo in luce le peculiarità che li contraddistinguono. Il dialetto, dunque, non solo resiste al tempo e alla standardizzazione linguistica, ma si rinnova, trovando nuovi spazi di utilizzo e diventando parte integrante del panorama comunicativo contemporaneo.

Native

Articoli correlati