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Ancora una lista stupri in una scuola italiana: il caso di Siena

Scritte choc nei bagni dell’Istituto di Istruzione Superiore Tito Sarrocchi di Siena: indagini interne e reazioni indignate da scuola, comune e associazioni.

Ancora una lista stupri in una scuola italiana: il caso di Siena
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Francesca Anichini Modifica articolo

17 Gennaio 2026 - 18.57


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di Francesca Anichini

La comparsa di una “lista stupri” nei bagni dell’Istituto di Istruzione Superiore Tito Sarrocchi di Siena non è solo l’ennesimo episodio di cronaca scolastica destinato a suscitare indignazione. È un fatto che impone una riflessione più profonda sul linguaggio, sull’immaginario e sul clima culturale in cui crescono oggi ragazze e ragazzi.

L’episodio, avvenuto nei giorni scorsi e segnalato immediatamente alla dirigenza scolastica, ha portato alla rimozione delle scritte e all’avvio di accertamenti interni per individuarne i responsabili. Ma la questione centrale non è soltanto capire chi abbia materialmente scritto quei nomi su un muro. Il problema è comprendere perché una parola come “stupro” possa essere usata con leggerezza, trasformata in provocazione o in gioco, fino a diventare una lista, un elenco, un atto di esposizione pubblica dei corpi e delle identità altrui.

“Sono molto arrabbiata come preside, come donna e come madre. Speriamo di individuare i responsabili di questo atto che è veramente molto grave, e per fare ciò contiamo sull’aiuto degli studenti. Sono certa che la stragrande maggioranza di loro siano persone civili, mature e sensibili su questo tema”, ha commentato la dirigente Cecilia Martinelli, sottolineando la gravità del gesto e l’impatto sul clima educativo della scuola.

Il Sarrocchi è da tempo impegnato in percorsi di educazione contro il bullismo e la violenza di genere. “Le scritte che sono state trovate hanno un peso – ha proseguito la preside –. Ci diamo tanto da fare nell’opera di educazione su queste tematiche, e i ragazzi sanno cos’è la violenza di genere. Giovedì abbiamo in programma un incontro sui temi del bullismo e del cyberbullismo, che sarà un’occasione per tornare a discutere anche di violenza di genere”.

L’episodio senese si inserisce in un fenomeno che ha avuto la sua prima manifestazione a fine novembre al liceo Giulio Cesare di Roma e che si è poi ripetuto in altri istituti di Lucca e Modena. Una sequenza che riporta al centro del dibattito pubblico la necessità di un’educazione profonda e strutturata al rispetto, al consenso e alle relazioni, soprattutto tra i giovanissimi.

Dura la reazione della sindaca di Siena, Nicoletta Fabio che ha espresso piena solidarietà alle studentesse coinvolte e alle loro famiglie, ringraziando la preside per aver agito con tempestività: “Resto profondamente colpita, non soltanto come primo cittadino, ma come donna e come insegnante, da un episodio che non riguarda semplicemente una scuola, ma i valori fondamentali del rispetto e della dignità umana. Per questo sento il dovere di intervenire con fermezza, perché è proprio tra i banchi di scuola che si deve costruire il primo argine contro la violenza”.

Sul caso è intervenuto anche il Partito democratico senese. La segretaria Rossanna Salluce parla di un segnale che va oltre il singolo episodio: “C’è qualcosa di profondamente inquietante nel fatto che la parola “stupro” possa essere scritta, elencata, organizzata come fosse un gioco, una sfida, una provocazione. È inquietante perché lo stupro non è una parola astratta: è violenza reale, è distruzione di vite, è trauma, è esercizio di potere sui corpi. Quando diventa linguaggio leggero, quando viene usata senza peso, significa che qualcosa si è rotto nel nostro modo di trasmettere il valore della dignità umana”.

Salluce richiama con forza il tema dell’educazione affettiva e sessuale: “Preoccupa pensare che ragazze e ragazzi crescano in un mondo dove il corpo dell’altro può essere nominato come territorio di conquista, dove la violenza può essere evocata senza comprenderne davvero il significato – ha proseguito-. Preoccupa perché significa che stiamo lasciando soli i più giovani davanti a immaginari potenti e distorti, senza strumenti per decifrarli, senza parole per costruire relazioni sane, senza spazi in cui interrogarsi su cosa sia davvero il desiderio, la libertà, il rispetto. La scuola dovrebbe essere uno di questi spazi. Non solo luogo di istruzione, ma luogo di crescita umana, di formazione affettiva, di educazione alla relazione.”

Sulla stessa linea il Circolo delle donne Mara Meoni, che parla di «una vera e propria violenza» nei confronti delle studentesse coinvolte. “Una lista di ragazze “stuprabili” sui bagni dell’Istituto Sarrocchi di Siena. Non è il primo caso in Italia, purtroppo. Una vera e propria violenza su tutte quelle studentesse alle quali va tutta la nostra solidarietà. Un episodio che ancora una volta ci dice quanto sia necessario un percorso educativo alle relazioni sessuali e affettive. Se si lascia che i giovani ricevano informazioni sulla sessualità solo dalla pornografia online, violenta e maschilista, dovremo aspettarci derive sempre peggiori”.

La reazione delle istituzioni scolastiche e cittadine assume un valore importante. Non voltarsi dall’altra parte, intervenire subito, condannare con fermezza e ribadire che certi comportamenti non sono tollerabili significa tracciare un confine chiaro. Serve un lavoro continuo, che coinvolga scuola, famiglie e comunità, per restituire peso alle parole e responsabilità ai gesti.

Quanto accaduto all’Istituto Sarrocchi invita a una riflessione più ampia sul modo in cui si parla di relazioni, rispetto e responsabilità con le nuove generazioni. La scuola, insieme alle famiglie e al territorio, può continuare a rappresentare uno spazio privilegiato in cui affrontare questi temi con serietà e apertura, offrendo strumenti per comprendere il valore delle parole e delle azioni.

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