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Quando il voto divide un Paese

I risultati elettorali confermano che l’Italia è spaccata in due e ciò rappresenta una questione primaria per il nuovo governo che a breve inizierà il suo mandato, perché un Paese “a due marce” non può ricompattarsi senza l’intervento dei poteri forti

Quando il voto divide un Paese

redazione Modifica articolo

11 Ottobre 2022 - 19.42


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“Due voci sulle differenze elettorali tra Nord e Sud”
L’ateneo senese è frequentato da molte studentesse e molti studenti che provengono da
Regioni del Meridione d’Italia. Giovani che hanno seguito con particolare interesse l’ultima
tornata elettorale proprio con l’ottica di chi vive la propria terra e che per motivi di studio si
sposta altrove, spesso in alcune università del Centro o del Nord del Paese. Uno dei temi dei
quali più si è dibattuto sui media e tra gli stessi politologi è la grande differenza che ha
caratterizzato il risultato elettorale nelle diverse zone d’Italia. Ospitiamo, qui, la testimonianza
e il libero pensiero di due studenti che vivono questa condizione.

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di Giuseppe Rizza

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Le recenti elezioni politiche hanno sancito un dato inconfutabile: per l’ennesima volta nella storia il voto ha diviso l’Italia tra Nord e Sud, questa volta in maniera decisamente più netta rispetto al passato. Nel Settentrione la vittoria dilagante di Fratelli d’Italia a danno della Lega, che dopo le incertezze iniziali ha tuttavia confermato il segretario Matteo Salvini saldo al suo ruolo; nella parte meridionale dello stivale la rinascita pentastellata, grazie al consenso guadagnato dalla figura del leader Giuseppe Conte.

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Nell’immediato post-elezioni è circolata a lungo tra web, stampa e tv una riflessione sociologica che in parte condivido. Le regioni con un alto tasso d’industrializzazione (Lombardia e Veneto su tutte) hanno scelto la destra perché è la fazione che più ha costruito la sua campagna elettorale sul sostegno alle imprese mediante la riduzione delle tasse. Giorgia Meloni e i suoi alleati hanno attecchito maggiormente laddove è presente un sistema produttivo rodato ma in forte sofferenza per la crisi e i rincari legati alle conseguenze del conflitto russo-ucraino.

Al Sud il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli molto elevati e la conferma dell’erogazione di misure di sostegno economico quali il reddito di cittadinanza, pilastro della poetica grillina, ha indirizzato soprattutto il «popolino» verso il Movimento 5 Stelle. Leggendo i dati diffusi dal Viminale c’è un aspetto che balza agli occhi in maniera inequivocabile: i nuovi deputati e senatori pentastellati eletti nei collegi uninominali hanno vinto le loro sfide esclusivamente in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, con una netta prevalenza nella regione del Vesuvio.

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Penso che il noto politologo Ilvo Diamanti descriva perfettamente lo scenario in una sua recente intervista apparsa su La Vita del Popolo, quando parlando a proposito del Movimento 5 Stelle afferma: «Si sono buttati quasi da subito nel Meridione, e ciò è inevitabile nel momento in cui diventano il Prc, cioè il Partito del reddito di cittadinanza. Il M5S, dopo che ha governato per quasi cinque anni, non può più essere definito un “non partito”. Eppure, hanno saputo ritrovare uno spirito, e sono aiutati dal fatto di essere ben definiti e delimitati, anche territorialmente. E’ quello che, per esempio, manca al Pd».

In linea generale, nutro seri dubbi su quanto possa bastare del semplice assistenzialismo per tirare su una grande area della penisola italiana, da sempre lontana anni luce dalla ripresa economica. La retorica secondo cui il reddito di cittadinanza abbia ridato dignità a tanta gente non può e non deve bastare. E lo dico da meridionale. Elargire cifre caritatevoli in denaro a chi è sotto la soglia della povertà non funzionerà mai in una prospettiva a lungo termine, la storia recente lo ha dimostrato. Secondo il report Anpal (aggiornato al 30 giugno 2022), tra i novecentoventimila beneficiari indirizzati ai servizi per il lavoro solo il 18,8% risulta occupato, circa uno su cinque.

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Quando la bolla elettorale si sgonfierà definitivamente, sarà curioso scoprire cosa resterà dei paroloni spesi ogni giorno dai nostri leader politici nel corso della campagna elettorale. Lo scopriremo senza dubbio in un futuro molto prossimo, i mesi avvenire saranno cruciali in tal senso. Il divario tra Nord e Sud è ancora incolmabile, purtroppo non solo politicamente parlando. Sfruttare i finanziamenti del PNRR per rilanciare un territorio in difficoltà non è solo un imperativo morale per il governo centrale, ma è un dovere istituzionale da svolgere con estrema urgenza.

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