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Civitanova Marche: la morte di un uomo come un reality show

Quelli che hanno assistito all'omicidio non hanno alzato un dito per bloccare l'ira furiosa del bianco impazzito. In compenso hanno alzato dita e braccia per fotografare o riprendere ciò che accadeva

Civitanova Marche: la morte di un uomo come un reality show
Una foto dell'aggressione

Maurizio Boldrini

30 Luglio 2022 - 11.47 Globalist


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Ucciso in strada a bastonate. Come nel profondo sud statunitense, come in quei paesi nei quali non si riesce a tenere a freno la rabbia e l’odio razziale. Ma di questo, dei dettagli si occupa come si diceva un tempo, la cronaca. A me stupiscono due particolari della vicenda: la scelta di alcune grandi testate nazionali (tipo Corriere della Sera e altre) di riportare questa drammatica notizia con un titoletto marginale in una prima pagina dominata, guarda caso, dai titoloni dedicati alla politica.

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Antico difetto della stampa italiana che ci portiamo dietro da secoli. L’altro particolare attiene al comportamento tenuto dai presenti: non hanno alzato un dito per bloccare l’ira furiosa del bianco impazzito. In compenso hanno alzato dita e braccia per fotografare o riprendere ciò che accadeva. Testimoni oculari di una violenza la cui forza li rendeva impotenti. Cioè spettatori. E come attratti dal malefico spettacolo del dolore, ne sono stati avvolti nella spirale. Era, per loro, come protagonisti del piccolo (ora Grande) schermo; era come assistere a un reality. Era, anzi, come esserne coprotagonisti: già pronti a mostrare le foto ai giornalisti (“vuole uno scatto, nel cronista d’assalto?”) o a vendere le immagini a qualche televisione locale. Nel peggiore dei casi a fissare con gli amici un bell’aperitivo per mostrare il vero volto della cattiveria e poter dire: “Io c’ero”.

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L’io egocentrico e ipertrofico si trasferisce, così, dalla persona al proprio attrezzo tecnologico, una sorta di protesi o prolungamento del braccio che guarda e non interviene. Ricordate McLhuan? Per vigliaccheria? Per paura? Perché ognuno è sempre più chiuso nel proprio guscio? Per mancanza di solidarietà, di certo. O solo perché quel braccio elettronico ha preso sempre più il posto del cuore e dell’animo? E il cervello è stato posato, come un bancomat, sul bancone del supermarket proprio per acquistare l’ultimo modello del super accessoriato telefonino? Quel povero e indifeso signore è morto: lo piangono i parenti, lo piangono le persone che hanno un cuore. E non svenderanno l’anima pur di diventare egocentrici protagonisti dello spettacolo del dolore.

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