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Le prime (e ultime) lettere trasportate da un missile: era il 1959

Un tentativo fuori dai tempi e pura propaganda da Guerra Fredda. Ma a consegnare la sempre più rara posta cartacea vedremo forse droni e fattorini robot, non certo i missili tornati terribilmente di moda in questi mesi.

Le prime (e ultime) lettere trasportate da un missile: era il 1959

Marcello Cecconi

2 Giugno 2022 - 09.11


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Non c’è stato un seguito al primo tentativo ufficiale di spedizione missilistica di posta. Avvenne sessantatré anni fa, l’8 giugno 1959, quando gli Stati Uniti realizzarono l’impensabile: inviare la posta con un razzo. Potrebbe sembrare cosa strana ma non lo è in quanto nel corso della storia le Poste di molti paesi hanno sempre cercato più efficienti modi per il trasporto.  Le nuove soluzione tecnologiche offerte da navi, ferrovie, automobili e aeroplani, in alternativa della vecchia diligenza trainati dai cavalli, hanno sempre trovato rispondenti nei servizi postali di tutto il mondo anche quando tali soluzioni erano ancora da rendere efficienti. Figuriamoci nel Post Office Department, quello degli Stati Uniti!

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Stavolta il direttore generale delle poste Usa, Arthur A. Summerfield, definì la cosa “di importanza storica per le persone di tutto il mondo”. Il missile Regulus 1 percorse 160 km in 22 minuti e, in luogo della testata nucleare trovarono posto due cassette portalettere. Partito dall’ufficio postale organizzato nel sottomarino Uss Barbero, il missile si diresse a quasi 1000 km/h verso la stazione aerea ausiliare di Mayport in Florida con le cassette di lettere, in buste commemorative, tutte spedite per l’occasione dal direttore generale delle poste e indirizzate a importanti politici con in testa proprio il Presidente Eisenhower e il suo vice Nixon.

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Una delle buste spedita l’8 giugno 1959 (foto da Catalogo – Studio Filatelico Toselli)
Summerfield scarica la prima cassetta postale dal missile

Summerfield forse era sincero e non lo intuiva ma l’operazione odorava di propaganda. “Prima che l’uomo raggiunga la luna” – riportava una sua citazione – “la posta arriverà in poche ore da New York alla California, all’Inghilterra, all’India o all’Australia, da missili guidati”. In effetti mancavano pochi anni all’atterraggio sulla luna ma the “First official missile mail”, nonostante l’entusiasmo del direttore, per il dipartimento della difesa era solo una raffinata dimostrazione della capacità missilistica degli Usa. La Guerra Fredda, dal lancio dello Sputnik sovietico del 1957, si stava intensificando e il messaggio era semplice e chiaro: state attenti perché i nostri missili sono così precisi che possono consegnare anche la posta! E questo fa pensare ad oggi. La Guerra Fredda è finita da decenni ma questo tipo di messaggio, oggi, non è solo sfacciata propaganda per impressionare ma dimostrazione pratica sul campo con la “precisione chirurgica” mostrata continuamente dai media. Mala tempora currunt!

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Eppure, tornando indietro di qualche decennio, i veri tentativi di spedire la posta con un missile c’erano stati. La prima posta a razzo fu lanciata nell’aprile 1931 con 102 pezzi di posta tra Schöckl e St. Radegund, in Austria. Questa mania, fra successi e pericolosi scoppi del missile, si diffuse in molti altri paesi, supportata dai collezionisti di francobolli commemorativi che così sfruttavano l’occasione. In India, per esempio, fu Stephen Smith, segretario della Indian Airmail Society, che iniziò a lanciare razzi postali nel settembre 1934, mentre anche l’Italia ebbe in quegli anni il suo tentativo. Il razzo espresso “Italia” volò il 30 ottobre 1934, facendo percorrere a 1600 lettere i 4 km che separano Monte Castiglione di Trieste da San Servolo (oggi Slovenia).

Insomma negli anni Trenta, quando ancora i viaggi aerei internazionali e intercontinentali non erano sviluppati e le spedizioni postali avvenivano maggiormente via nave, il tentativo si poteva giustificare come ricerca innovativa per velocizzare la spedizione di una lettera dall’Europa all’Usa. Nel 1959, con lo sviluppo del dopoguerra dell’aviazione civile, l’aereo rappresentava il mezzo più rapido di consegna. Non c‘erano più i presupposti per un tentativo del genere.

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E nemmeno oggi ci sono i presupposti se Elon Musk, che pure ha mire globalizzanti interplanetarie e Jeff Bezos, che non è l’ultimo arrivato in logistica, non ci hanno mai pensato. Infatti Mr. SpaceX preferisce comprarsi Twitter per la corrispondenza spicciola di rete e Mr. Amazon continuare a sfruttare la numerosità delle proprie succursali, servite con aerei e camion, riempiendole velocemente di tutte quelle cose “necessarie” spoilerate algoritmicamente dalle nostre continue ricerche in rete.

E allora quali saranno le nuove frontiere del servizio postale cartaceo? Non sostituiremo (ahinoi) le testate dei missili con le cassette della posta perché i missili servono “orgogliosamente” il proprio scopo, quello per cui sono stati inventati: distruggere e uccidere. E per la consegna spicciola delle buste avremo droni e fattorini robot. Li vedremo forse atterrare con meticolosa precisione e senza troppo rumore sul terrazzino di casa, lucina verde per inizio consegna e lucina rossa per fine consegna. E ciao. Forse.

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