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Oltre la guerra in Ucraina: i conflitti dimenticati dall'Occidente

Per alcune organizzazioni le guerre in corso sono 27, divise tra guerre civili, violenza criminale, guerra tra Stati diversi, instabilità politica, attacchi contro le minoranze, dispute territoriali e terrorismo transnazionale. Altre stime arrinvano a 59.

Oltre la guerra in Ucraina: i conflitti dimenticati dall'Occidente

redazione

21 Aprile 2022 - 16.12


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Di Agostino Forgione e Azzurra Arlotto

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Da quando il conflitto russo – ucraino è scoppiato l’Occidente ha ripreso a diffondere narrazioni belliche che ormai sembravano una reminiscenza di un lontano passato. Tuttavia lo sguardo occidentale ha da sempre peccato di una visione d’insieme che andasse oltre il proprio steccato. L’agenda dei media nostrani, infatti, è storicamente contraddistinta da una cecità che, spesso e volentieri, ha precluso una visione globale, lasciando all’oblio quanto non toccasse direttamente la nostra realtà. Una considerazione, questa, che può essere estesa ai tanti conflitti armati che imperversano il globo e poco considerati, quando non disconosciuti, da noi occidentali.

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La realtà dei fatti è che, oltre a quello ucraino, esistono conflitti che hanno ricevuto un’esposizione mediatica molto inferiore sebbene abbiano contato molte più vittime e che passano inosservati ai nostri occhi. Averne una stima precisa è difficile perché anche le mappature più attendibili utilizzano parametri di classificazione diversi. Per alcune organizzazioni le guerre sono 27, divise tra guerre civili, violenza criminale, guerre tra Stati diversi, instabilità politica, attacchi contro le minoranze, dispute territoriali e terrorismo transnazionale. Per altre, invece, le guerre attualmente in corso sono ben 59. Si arriva a questa cifra considerando le guerre “a bassa intensità”, di cui fanno parte ad esempio il conflitto tra Pakistan e India per la regione del Kashmir e quelle in Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Mozambico, compresa anche quella tra Israele e Palestina.

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Secondo il Norwegian Refugee Council, un’organizzazione umanitaria indipendente che aiuta le persone costrette a fuggire, alcune guerre sono più dimenticate di altre. Alla base ci sono motivi diversi ma che, per l’organizzazione suddetta possono essere ricondotti a “una mancanza di interesse geopolitico, oppure le persone colpite potrebbero sembrare troppo lontane e troppo difficili da identificare, o ancora una differenza data da priorità politiche contrastanti”. Le pagine web di Global Conflict Tracker, da cui sono tratti i dati di quest’articolo, si occupano di monitorare l’evolversi di tali criticità, raccogliendone i dati e mettendoli a disposizione qui

Tra i numerosi conflitti ignorati dall’Occidente, attualmente in corso e di cui si hanno più dati, è possibile citare quelli che hanno luogo nello Yemen, in Afghanistan, in Nigeria, nella Repubblica Democratica del Congo, in Birmania (ex Myanmar), Somalia, Messico, Brasile, Colombia, Siria, Iraq e nel Burkina Faso. Ma non finisce qui perché i dati raccolti dalle istituzioni e riguardanti l’ambito economico e statale dimostrano conflitti anche in Venezuela, ad Haiti, in Paraguay, Senegal, Mali, Libia, Egitto, Camerun, Sudan del Sud, Etiopia, Kenya, Azerbaigian, Pakistan, Indonesia, Filippine e Thailandia.

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Andando ad esaminarne alcuni è possibile prendere atto, ad esempio, che il conflitto nello Yemen sta andando avanti dal 2015 e che ha ridotto alla fame oltre 23 milioni di cittadini su un totale di 29, contando oltre 100mila vittime. Non si tratta certo di una competizione, ma questi numeri son ben più alti di quelli della crisi ucraina, che pure ha ricevuto un’incommensurabilmente maggiore spazio mediatico e conseguente risonanza nonostante si protragga da significativamente meno tempo. Oppure, tanto per citarne un altro, quello del Delta del Niger, che vede una serie di scontri e contrasti etno-politici sin dai primi anni ’90. Due esempi che si inseriscono in un quadro generale molto più ampio con conflitti in piena escalation quali quello in Afghanistan, in guerra dagli anni ’70 e che ha causato milioni di vittime; quello in Libano, nato da ragioni politiche e che ha comportato più di un milione e mezzo di rifugiati; quello in Etiopia, che ha lasciato 2 milioni di persone senza dimora e pone più di 100mila bambini, in condizioni di malnutrizione, a rischio di morte.

Un altro dato complesso da quantificare, in questo campo, è quello relativo alle vittime. Secondo Acled, (The armed conflict location & event data project) solo nel secondo trimestre del 2021 la violenza contro i civili ha provocato oltre 5.000 morti in tutto il mondo, le battaglie 18.000, le esplosioni più di 4.000, i disordini oltre 600. Un preoccupante rapporto di Amnesty del 2019 mostra un dato sconcertante: in Yemen una persona di soli 25 anni ha già attraversato 14 guerre, sopravvivendo a migliaia di attacchi aerei.

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I dati aggiornati a fine 2021, che vengono riassunti in quest’infografica di Visual Capitalist, contano in totale 27 conflitti in tutto il globo, concentrati per gran parte in Africa e in Cina. Proprio l’Africa, infatti, può essere definita come la più grande polveriera geo-politica attualmente esistente. Tuttavia anche in questo caso, eccetto qualche sporadico intervento per lo più mirato a contestualizzare il perché dei grandi flussi migratori verso il Mediterraneo, l’opinione pubblica sembra non essere interessata alla tematica. Un dato che si tinge d’ipocrisia considerando che alcuni dei conflitti combattuti nel continente africano derivino dall’instabilità causata proprio dal neocolonialismo di noi europei.

Una pecca dunque, quella di noi europei, di non mostrare scarso interesse a tutto ciò che pare non toccarci direttamente, che può essere considerata come un retaggio di vecchia data. Ma in un modo globalizzato come quello di oggi non è più permesso un egocentrico quanto pericoloso campanilismo. La speranza è che, una volta per tutte, si arrivi alla concezione di un mondo che non ha né centri né periferie.

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