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Cirio...come natura crea! La storia di Francesco Cirio

Il fondatore dell'azienda conserviera torinese era un ventenne piemontese che da ambulante divenne imprenditore e che dopo l'unità d'Italia si trasferì nel napoletano

Cirio...come natura crea! La storia di Francesco Cirio
Francesco Cirio con il cesto di verdura (da www.cirio.it/storia-cirio)

Marcello Cecconi

14 Aprile 2022 - 14.44


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In questi giorni di aprile del 1877 ad Amsterdam si teneva l’Esposizione Universale e Francesco Cirio fu premiato per la qualità delle sue conserve. Uno dei tasselli della storia di un italiano intraprendente e di un marchio che ha attraversato successi, sconfitte, rinascite e che comunque, da più di un secolo e mezzo, continua a rappresentare l’Italia del “conservato”.

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Francesco Cirio nasceva nel Regno di Sardegna, Nizza Monferrato, nel 1836 e a quattordici anni, senza istruzione ma con tanto intuito e intraprendenza, lavorava già ai mercati ortofrutticoli di Porta Palazzo a Torino. Qui, oltre che a scaricare la merce, rivendeva in periferia la verdura che comprava a prezzo di realizzo all’ora di chiusura del mercato. Nel 1855 aveva già capito che si potevano guadagnare soldi esportando frutta e verdura fresca e iniziò a fare la spola con i prodotti prima tra il Piemonte e la Francia poi fra Piemonte e l’Inghilterra.

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Questa attività gli permise di accumulare capitale che investì nel suo primo conservificio a Torino. Era il 1856 e aveva solo 20 anni. Cominciò dai piselli sfruttando abilmente la tecnica di Appert per prolungare la vita del cibo. Una tecnica dei primi anni dell’Ottocento, la quale prevedeva che per la conservazione degli alimenti si dovevano rispettare scrupolosamente alcuni passaggi come l’introduzione degli alimenti già lavorati nelle comuni bottiglie ben tappate con il sughero, l’immersione delle stesse in acqua bollente per periodi di tempi che cambiavano in relazione al tipo di alimento e il successivo raffreddamento. Una tecnica che usavano le nonne ma che vive ancora oggi per chi vuole fare la conserva di pomodoro in casa propria.

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Nel 1861 si giungeva all’unità d’Italia attraverso la piemontesizzazione del Sud e questo suggerì a Francesco Cirio di tentare la fortuna nei dintorni di Napoli. Qui, con il suo fiuto, capì come poter sfruttare quelle terre coltivate a pomodoro che l’imprenditoria del sud non era stata in grado di fare, lasciando così emigrare i contadini. Quella ricchezza era dunque a disposizione del piemontese Francesco Cirio che da pochi anni stava percorrendo la strada della conservazione degli alimenti e costruì lì alcuni stabilimenti dove nacque il mito dei “pelati Cirio“.

E qui, nelle fabbriche del casertano e del salernitano, territorio ricco di prodotti della terra, che Cirio ebbe un’espansione indisturbata che gli fruttò numerosi premi e onorificenze internazionali, come quella di Amsterdam. Nei primi anni dell’unità d’Italia ottenne l’appoggio governativo godendo di contratti agevolati con le Ferrovie Alta Italia che gli permettevano l’invio di migliaia di vagoni di cibo italiano all’estero. Era al massimo dell’ascesa ma gli investimenti esagerati nei terreni da bonificare in molte zone compreso il Meridione gli causarono una repentina discesa fino al fallimento.

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Francesco Cirio morì nel 1900 e subito dopo i fratelli Pietro e Clemente riattivarono l’attività sotto il nome della Società generale delle conserve alimentari Cirio, con sede a San Giovanni a Teduccio (Napoli) e dove la famiglia Signorini avrà un ruolo di primo piano che manterrà fino al 1970. L’era dei Signorini è quella durante la quale, negli anni Trenta e per un’intuizione di Gabriele D’Annunzio, nasceva lo slogan “Cirio…come natura crea” entrato poi nell’inconscio collettivo degli italiani con la tv di Carosello. Poi l’azienda verrà venduta alla Sme, azienda pubblica del gruppo Iri, per poi essere privatizzata di nuovo negli anni Novanta e finire in mano a Sergio Cragnotti, imprenditore romano, con una storia simile a quella del fondatore. Prima l’ascesa vertiginosa e poi la caduta culminata con lo scandalo dei bond Cirio e la bancarotta.

Oggi la Cirio ha sede in Roma e fa parte del Gruppo cooperativo Conserve Italia che raggruppa vari marchi alimentari e resta il marchio principe della conservazione del pomodoro.

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