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Jefferson Airplane e i bei tempi di Woodstock

L’appuntamento musicale del mercoledì

Jefferson Airplane e i bei tempi di Woodstock

Lucia Mora

13 Aprile 2022 - 14.17


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Facciamo gli auguri di buon compleanno a Jack Casady, uno dei più influenti bassisti rock che oggi compie 78 anni. Quale migliore occasione per parlare un po’ dei Jefferson Airplane, il gruppo che ha reso celebre Casady e che dal 1996 fa parte della “Rock and Roll Hall of Fame”?

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È quasi ridondante ricordare l’importanza dei Jefferson Airplane, la cui storia parla da sé: pionieri della controcultura statunitense e bandiera della scena musicale psichedelica che si sviluppò a San Francisco verso la metà degli anni Sessanta, tra i gruppi di quel periodo furono i primi a firmare un contratto discografico con un’importante etichetta, i primi ad apparire in una trasmissione televisiva in onda su scala nazionale, i primi a raggiungere record di vendite e i primi ad andare in tour nella costa atlantica degli Stati Uniti e in Europa.

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Ma a restare negli annali sarà la loro partecipazione ai tre principali festival rock: Monterey (1967), Woodstock (1969) e Altamont (1969).

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Bark (1971)

Il peggior lavoro dei Jefferson Airplane è tale perché non è dei Jefferson Airplane. Mi spiego. Il cantante e fondatore Marty Balin ha abbandonato il progetto; nel frattempo, è subentrato il violinista Papa John Creach e il batterista Spencer Dryden è sostituito da Joey Covington. Da questo periodo di transizione e di viavai nasce Bark, che sembra più che altro una raccolta di brani solisti eseguiti dai vari membri del gruppo. Non è un disco malvagio, ma è la dimostrazione che la somma funziona meglio delle singole parti.

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Volunteers (1969)

Un album dove il nostro festeggiato, Casady, dà il meglio di sé con un basso molto più pronunciato del solito. Un album controverso e che ha generato polemiche dal primo istante, a causa dei suoi testi rivoluzionari contro la guerra. Il titolo, Volunteers, è stato ispirato da un camion dei Volunteers of America (un’organizzazione senza scopo di lucro che fornisce alloggi e assistenza) che una mattina svegliò Balin. “Tear down the walls”, “get it on together”: a suon di inni rivoluzionari e ambientalisti (come “The Farm” o “Eskimo Blue Day”), i Jefferson Airplane si ergono a icone degli anni Sessanta e delle rispettive battaglie. Infatti, la loro performance a Woodstock – guarda caso nello stesso anno, il 17 agosto del 1969 – resterà nella storia.

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Surrealistic Pillow (1967)

Uno degli album più belli che il rock psichedelico abbia mai prodotto, sicuramente il migliore della produzione dei Jefferson Airplane. Dai due intramontabili singoli Somebody to Love e White Rabbit fino alla sublime Embryonic Journey o al rock à la Rolling Stones di 3/5 of a Mile in 10 Seconds, il materiale sonoro riesce a essere contemporaneamente semplice e complesso, anche grazie a una Grace Slick in splendida forma. Un vero diamante, simbolo della cosiddetta “Summer of Love”.

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