Quando le lacrime hanno lavato la storia

L’informazione politica ci sta invitando ogni giorno a muoverci in  mezzo a metafore e similitudini a carattere storico. C’è chi sostiene di ispirarsi a Machiavelli o si sente Tommaso Moro. Ma...

Elsa Fornero

Elsa Fornero

Gabriella Piccinni 9 febbraio 2021

L’informazione politica ci sta invitando ogni giorno a muoverci in  mezzo a metafore e similitudini a carattere storico. C’è chi sostiene di ispirarsi a Machiavelli o si sente Tommaso Moro, chi viene presentato come un nuovo Cosimo dei Medici, chi confronta i sovrani assoluti con quelli illuminati, chi evoca un nuovo Rinascimento in contesti improbabili, chi i grandi traditori del passato, chi la gogna (per quanto mediatica). Le battute e le vignette sui draghi dalla bocca fiammeggiante si sprecano e nobili conti decaduti vengono utilizzati per giochi di parole più o meno spiritosi.


In mezzo a questo turbinio di concetti e nozioni che sembrano qualche volta tirati fuori dal serbatoio di vaghi ricordi scolastici, negli ultimi mesi hanno attirato la mia attenzione un paio di frasi che all’apparenza non sembrano nemmeno parlare di storia. Una è “l’ira del presidente”, l’altra è “lacrime e sangue”, quest’ultima ricomparsa  all’orizzonte per evocare la paura di riduzioni del reddito degli italiani, già erosi dalla lunga crisi e dalla pandemia.


Evocando le lacrime in politica, subito si rinfresca il ricordo del volto di Elsa Fornero, la ministra che nel 2011 scoppiò a piangere mentre annunciava severi interventi sulle pensioni. Di quelle lacrime si pensò e si disse tutto di bene e tutto di male, ma è certo che esse raccontavano molto di più di un momento di personale commozione. 


Le lacrime e l’ira in politica hanno una loro storia. Ci sono stati molti momenti e luoghi, nel passato europeo, in cui l’espressione fisica delle emozioni è stata al centro dei riti pubblici. Le lacrime sono servite a stuoli di princesse come strumento per intercedere presso i sovrani. In Francia gli avversari in giudizio giuravano tenendosi per mano, come estremo tentativo di conciliazione attraverso il contatto fisico. Un secolo dopo un conte piangente chiedeva fiducia ai suoi notabili che acconsentivano mentre lacrime abbondanti scorrevano anche sulle loro guance. Un re riuscì a mettere fine allo scontro tra due nobili contendenti chiudendoli in una stanza dalla quale i due uscirono a braccetto come fratelli. Le forche o le gogne erette nelle pubbliche piazze hanno utilizzato la morbosità del “giuoco crudele del sadismo di massa” per ottenere una sorta di ‘pedagogia’ delle masse attraverso uno choc emotivo. E il tiranno dipinto sul muro di un edificio pubblico si mostra ancora, dopo sette secoli, con una smorfia contratta e irata mentre sotto di lui la giustizia trascinata per i piedi piange tutte le sue lacrime e una donna si dispera aprendosi la veste sul petto. 


Insomma le lacrime, la tristezza o l’ira sono le emozioni di chi governa. La collera contenuta del re o della regina è la stessa del presidente della repubblica, identica la loro vigile tristezza quando le cose non vanno bene. Soprattutto la storia mostra che le lacrime, lo sguardo paterno o irato di chi ha potere hanno sempre parlato ai cittadini quando c’è stato da comunicare che il corso delle cose è cambiato o sta per cambiare o deve cambiare. L’emozione condivisa del potente di turno fa capire che si prepara un nuovo ordine, che ne va preso atto. Di più, che il cambiamento è imminente.


Naturalmente la cosa importante non è se quel giorno qualcuno abbia davvero pianto, se due nemici si siano presi a braccetto oppure se un re o un presidente siano stati tristi, accorati o irati. Non è nemmeno importante sapere se siamo di fronte a messe in scena calibrate, a racconti romanzati dai cronisti di ieri e di oggi, alla satira di un vignettista o quella di un giullare. Interessante è che i riti e il linguaggio della comunicazione politica prevedano, ieri come oggi, anche le lacrime, la collera, la tristezza, gli occhi cattivi, gli sguardi severi, protettivi, saggi o rassicuranti.


Le emozioni e le lacrime in politica sono sempre servite, in fondo, a lavare la storia, qualche volta ad assolverla, spesso a preparare le sue svolte più dure. Forse per questo oggi ci fanno tanta paura e sentiamo il bisogno di parlarne.