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Per i media le proteste degli studenti sono solo una questione di ordine pubblico?

Abbiamo compiuto un’analisi su come alcuni giornali hanno narrato i movimenti dei giovani. Ignorato quasi del tutto il lato gioioso e pacifico di gran parte delle manifestazioni, si sono concentrati prevalentemente sugli episodi di violenza. In pochi hanno parlato dei contenuti delle assemblee nelle scuole superiori e nelle università.

Per i media le proteste degli studenti sono solo una questione di ordine pubblico?
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29 Ottobre 2026 - 17.06


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di Maurizio Boldrini 

I media ce la raccontano giusta sulle proteste studentesche o usano schemi che mirano più a soddisfare i propri indici di lettura o di primeggiare nella quotidiana sfida dell’Auditel? Il racconto mediatico è viziato da una lettura degli eventi derivante dall’appartenenza della testata a questa o quella ideologia politica? O esegue gli ordini dell’editore il quale è più interessato a curare i propri affari piuttosto non a fare una corretta informazione? 

Negli ultimi giorni la risposta appare evidente: c’è stata una forte divaricazione tra la narrazione focalizzata sull’ordine pubblico e le reali motivazioni sociali ed economiche che hanno portato i giovani alla protesta. Radio Radicale in uno dei suoi special ha analizzato il discorso mediatico e politico mostrando come, in genere, questo tenda ad appiattire la protesta degli studenti a questioni di ordine pubblico. Unanime è stata la condanna degli atti vandalici ma da qui a rappresentare tutte queste proteste come atti delinquenziali ce ne corre. Questo approccio rischia di escludere il punto di vista diretto degli studenti, che scendono in piazza per denunciare problemi strutturali e di ordine politico.

Su questa vicenda tutti gli osservatori rilevano come gran media dei media tradizionali (giornali cartacei e online, televisioni, siti informativi) si sono soffermati e concentrati sugli episodi di tensione e sulle frange violente. Hanno quasi del tutto ignorato il lato gioioso e pacifico di gran parte delle manifestazioni e non hanno detto nulla sui contenuti delle assemblee che si sono svolte sia nelle scuole superiori sia nelle università. 

I media hanno molto spesso nascosto la voce diretta degli studenti e si sono dimenticati, con le stesse pagine o trasmissioni cosiddette di approfondimento, di raccontare quel che accade come un sintomo del profondo disagio per il crescente costo della vita e per le carenze del sistema d’istruzione.

Notizie che invece sono circolate (al di là delle bufale) sui social e in parte anche nelle radio. Esplicito è stato lo scrittore Enrico Galliano che sul sito Il Libraio ha criticato l’incapacità del mondo adulto e di riflesso anche del sistema mediatico di capire e accendere i riflettori sui bisogni dei giovani. E’ più facile giudicare e stigmatizzare, spingendo verso misure punitive come  dimostrano i decreti governativi che sistematicamente vengono approvati dopo ogni protesta. I media, così facendo, contribuiscono a creare l’humus sul quale cresce l’ondata securitaria. 

Per verificare quanto alcune di queste analisi siano attendibili abbiamo voluto tastare il polso ad alcuni giornali italiani e a volgere lo sguardo al modello usato dalla televisione. Le analisi compiute sono prevalentemente di natura qualitativa (troppo pochi i giorni presi in esame per poter parlare di analisi quantitativa) e mirano a capire come ogni testata usi forme particolari per conquistare il pubblico. Analizzando i testi giornalistici abbiamo tentato di comprendere come avviene questo processo e il rapporto che si crea tra la testata e il propri lettori. Solo attraverso l’analisi delle testate prese in esame potremo avere uno spaccato non esaustivo ma almeno orientativo su come i media hanno trattato e stano trattando la protesta degli studenti italiani ed europei. Da oggi saranno prese in esame diverse testate (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Resto del Carlino, Il Giornale, Libero, Il Fatto quotidiano); sarà analizzato il comportamento di alcuni giornali del Mezzogiorno sulla rivolta dei camionisti e dei pescatori e letti alcuni canoni del racconto televisivo. 

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