di Sonia Boldrini
Uniamo i puntini. Facciamolo noi un campo largo popolare. Anche a livello europeo. Le proteste di studentesse e studenti, il fermo di camionisti e agricoltori, le manifestazioni contro il genocidio in Palestina, il movimento che ha portato mesi fa al risultato del referendum nascono da difficoltà comuni. E da sentimenti condivisi.
Siamo diverse/i, sì, ma abbiamo bisogni comuni e forse potremmo ricordarci in questo momento di essere un paese, di essere l’Europa.
Per questo trovo molto sensato che la CGIL, e spero anche gli altri sindacati, abbia indetto lo sciopero generale nella giornata della grande manifestazione studentesca europea del 20 novembre 2026.
E mi colpiscono le signore che portano la pasta ai camionisti e le famiglie che offrono una doccia. Mi sembra di scorgere una comunanza, una solidarietà che sembrava persa, tra la regionalizzazione di sanità e altri servizi, che mette alcuni sul podio nazionale e altri in difficoltà anche a farsi un’analisi del sangue a meno di 30 km da casa, e i facili stereotipi di un sud criminale e un nord operoso. Per tacere dei borghi toscani…
Questi bisogni basteranno a unirci?