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Sanremo meno 14: L’Imperatore Amadeus e l’inverno russo

A Sanremo miscela di note, versi ed esecutori, con argomenti che si amalgamano come acqua di colonia nella pappa al pomodoro.

Sanremo meno 14: L’Imperatore Amadeus e l’inverno russo
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Marcello Cecconi Modifica articolo

24 Gennaio 2023 - 21.46


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Giorno dopo giorno si avvicina Sanremo: lo seguiremo così, giorno dopo giorno, raccontando ciò che i media raccontano e ciò che ci appare divertente o irritante. Iniziamo così, con questa puntura di spillo.  Non solo musica made in Italy ma anche diplomazia militare internazionale e chi se n’importa se e come si veste la Ferragni

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Dopo l’era tambureggiante del Pippo Baudo re nazionalpopolare e quella più breve del Carlo Conti, carnascialesco masterchef del “pane, amore e fantasia musicale”, da qualche anno è arrivato Lui. Amedeo Umberto Rita Sebastiani. Si, proprio lui, l’imperatore Amadeus. Il suo festival resta orgogliosamente made in Italy (per far piacere al Ministro Adolfo Urso), ma come ogni buon imperatore alza lo sguardo oltre i confini, impastando note, versi ed esecutori, con argomenti che si amalgamano come acqua di colonia nella pappa al pomodoro.

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«Ma è classico dell’infotainment» – commentano quelli che se ne intendono – «come tutte le trasmissioni televisive di questi anni!». Ma il Sanremo di Amedeus è, invece, oltre l’infotainment, addirittura infotaiment-diplomacy come si conviene a chi trova ormai anguste le frontiere. E allora perché non far qualcosa per questa raffinata “breve operazione militare” che in linguaggio volgare si traduce “sporca guerra interminabile con distruzioni, lutti e dolori”. Ecco che ci pensa Lui. No, non andrà in treno a Kiev, come fecero qualche mese fa con poco successo e tante immagini, Scholz, Macron e Draghi in maniche di camicia, ma chiamerà a Palazzo uno dei due guerreggianti: Zelensky dirà, comunque, la sua a Sanremo.

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Sarà che l’imperatore Amadeus voglia schierarsi e attaccare la Russia in pieno inverno come Napoleone? Intanto sorride amaro l’ospite d’onore Al Bano che ha portato la Felicità in ogni piazza dell’Est: “Sanremo nell’Unione Sovietica, di cui faceva parte anche l’Ucraina e nei paesi limitrofi, era il faro della musica italiana. – dice l’esperto cantante – Per vedere il Festival si bloccava quasi il paese”. Intanto gli italiani non stanno più nella pelle per conoscere cosa indosserà il Presidente ucraino e nessuno si fila la Ferragni che si metterà addosso “poca” roba francese di Dior e Schiaparelli anziché Versace. Perdonala Ministro del made in Italy!

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