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“This is us” Vs “Noi”: pro e contro della serie drama americana e del remake italiano

Il dramma familiare è tema portante di questa serie, accolta da un marcato successo di critica e pubblico, tanto che Rai ha deciso di farne una versione nostrana con Aurora Ruffino e Lino Guanciale

“This is us” Vs “Noi”: pro e contro della serie drama americana e del remake italiano
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Vittoria Maggini Modifica articolo

21 Marzo 2022 - 12.44


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La rubrica di oggi è un po’ diversa, in quanto i due prodotti di cui ho deciso di parlare sono, in un certo senso, sovrapponibili. Sto parlando della serie americana “This is us”, disponibile su Prime Video, e il recente remake firmato Rai “Noi”, di cui sono uscite le prime quattro puntate. Il confronto tra le due era inevitabile: ho letto tanti commenti online, soprattutto quelli negativi nei confronti della versione italiana, ritenuta inferiore rispetto all’originale. Capiamo perché.

“This is us”, il tema del dramma familiare è un successo in tutto il mondo

Nel 2016 la NBC inaugura la prima stagione di “This is us”, creata da Dan Fogelman, che acquisisce fin da subito un grande successo. 

Si tratta di un dramma familiare narrato su tre archi temporali, interpretato da un cast corale. 

La serie narra le vicende della famiglia Pearson: il padre Jack (Milo Ventimiglia), la madre Rebecca (Mandy Moore) e i loro tre figli Kevin, Kate e Randall, i primi due gemelli, il terzo, nato nello stesso giorno e abbandonato davanti ad una caserma dei pompieri, viene adottato dalla coppia dopo la morte del terzo gemello durante il parto. 

I Pearson sono una famiglia a colpo d’ occhio quasi perfetta, in realtà profondamente disfunzionale, come tante famiglie, e deve convivere con fantasmi del proprio passato, tra episodi drammatici ed episodi straordinari che ne segnano il cammino. 

Come già accennato in precedenza, il genere drama è ampiamente utilizzato nella serialità americana. Il registro usato non è erudito o di nicchia, ma è quello delle emozioni, perciò è sicuramente più semplice raggiungere grandi fette di audience. Eppure, nonostante sia un genere visto e rivisto, “This is us” ha ottenuto grande popolarità in pochi anni, superando in successo altri prodotto simili. La scelta del racconto corale, con vicende raccontate attraverso gli occhi di ciascun personaggio senza che nessuno prevalga sugli altri, porta lo spettatore ad empatizzare profondamente con i protagonisti. Un altro merito di questa serie è la sensibilità con cui affronta temi molto delicati quali la dipendenza, il body shaming, l’adozione, l’omosessualità. Questa diversità di temi affrontati fa sì che anche i pubblici più improbabili possano commuoversi davanti a questa serie.

La Rai decide di rischiare con “Noi”, remake italiano di “This is us”

“Noi”, prodotta da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction, arriva in 12 episodi e 6 serate dal 6 marzo su Rai1. È il rifacimento “italianizzato” di “This is us”: i Pearsons sono ora i Peirò, al posto di Milo Ventimiglia e Mandy Moore ci sono Lino Guanciale (Pietro nella serie) e Aurora Ruffino (Rebecca), mentre nei panni dei figli Claudio, Caterina e Daniele ci sono rispettivamente Dario Aita, Claudia Marsicano e Livio Kone. 

Fin dalle prime inquadrature appare chiaro l’intento degli sceneggiatori (Sandro Petraglia, Flaminia Gressi e Monica Straniero) e del regista (Luca Ribuoli) di mantenere una trama il più possibile fedele, ovvero il racconto di una famiglia attraverso più epoche storiche – dagli anni ’80 fino ad oggi – saltando continuamente dal passato al presente e viceversa, e potendo quindi giocare sui molteplici colpi di scena. 

Ho apprezzato molto l’intenzione del remake. Le tecniche di narrazione, pur essendo molto usate in America, non sono allo stesso modo riprese in Italia, figuriamoci nelle fiction Rai. La decisione di reinterpretare questo racconto in chiave italiana è decisamente una delle tante novità che la nostra televisione nazionale sta adottando per svecchiarsi un po’, e questo è positivo. Inoltre, il tema della famiglia è molto caro alla cultura nostrana. Altro elemento non banale, avere tra i protagonisti degli attori di colore, all’ordine del giorno negli States, assai raro da noi.

Veniamo alle note dolenti. Prima di tutto, la recitazione mediocre (molti degli attori del cast sono poco più che esordienti e si vede). Ad eccezione di Guanciale e Ruffino, ho trovato gli scambi di battute tra personaggi più macchinosi della versione originale. Altro elemento, che sembra banale, è il trucco. Nelle scene ambientate ai giorni nostri, Rebecca è una donna di sessant’anni, e mentre Mandy Moore (37 anni) risulta essere più realistica grazie alle abilità dei truccatori, Aurora Ruffino sembra a malapena una quarantenne. 

Non è un prodotto fatto male, la potenza dei sentimenti rimane, ma non è abbastanza, avrebbero potuto adattare meglio la trama originale alla cultura italiana. 

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