Librerie divise sul riaprire martedì 14 (ma in Lombardia resta il veto)

La maggioranza è favorevole, altri criticano il decreto. Le librerie restano chiuse nella regione più colpita ma un’agenzia rivela: libri in vendita “in supermercati, edicole e alimentari”

Libreria Claudiana, Milano. Foto Wikipedia

Libreria Claudiana, Milano. Foto Wikipedia

redazione 11 aprile 2020
Da martedì 14, lo saprete, insieme alle cartolerie potranno riaprire le librerie. Se lo vogliono, non sono obbligate. Lo ha stabilito il Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) venerdì sera che quindi include i libri tra i beni se non di primissima almeno di prima necessità. Felice l’Associazione dei librai italiani Ali, contrari invece molti altri, mentre in Lombardia il presidente della Regione Attilio Fontana ha firmato un’ordinanza che conferma fino al 3 maggio la chiusura delle vetrine che vendono libri. Sempre per contenere il contagio da Covid19. Salvo però aggiungere che “Il commercio al dettaglio di articoli di carta, articoli di cartoleria e forniture per ufficio; libri; fiori e piante è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati”. E all’agenzia Adnkronos “fonti della Regione spiegano che i libri potranno essere venduti, oltre che nei supermercati, anche nelle edicole o nei piccoli negozi di alimentari”.
Se sulla riapertura o meno la discussione è aperta, e molte librerie hanno firmato un appello contro il decreto perché temono che abbia ripercussioni negative, il via libera alla vendita di libri sugli scaffali farà piacere agli editori, mentre più librerie indipendenti sono sul filo della sopravvivenza. A ogni modo è positivo che i libri siano inclusi tra i beni primari, tanto più quando si rivelano così necessari e confortanti in tempi di reclusione collettiva. Il provvedimento è arrivato alla firma di Giuseppe Conte in seguito a una lotta nel governo stesso condotta in primo luogo dal ministro per i beni e attività culturali e del turismo Dario Franceschini.
Le librerie che riaprono dovranno rispettare tutte le precauzioni sanitarie anti-contagio: distanza di sicurezza dei clienti, mascherine e guanti obbligatori, disinfettanti vicino alle casse. I problemi pratici sono però più di uno. Soprattutto negli spazi piccoli è sempre possibile garantire la distanza di sicurezza? Non sempre. Altro dettaglio: di solito un acquirente sfoglia un libro, prima di comprarlo. Come fa poi il libraio a disinfettare quel volume? Con l’alcool? Lo danneggerebbe.
Su Repubblica Raffaella De Santis registra numerosi “no” o perlomeno grossi dubbi da librerie che si sentono buttate allo sbaraglio mentre registra “le ragioni del sì sull’altro fronte, più nutrito in realtà”. A partire da una doppia constatazione: il riconoscimento dei libri come beni essenziali sapendo che non ci saranno sovraffollamenti e che comunque l’ingresso tra gli scaffali dovrà essere contingentato come accade nei negozi e nei supermercati.