Violenza sulle donne, disabili e Parkinson al museo? Sì, a Capodimonte

La raccolta napoletana espone opere dai depositi ma con il direttore Bellenger affronta anche temi oltre l'arte: dal simbolo di una panchina rossa a percorsi tattili per chi non vede

Sylvain Bellenger nel museo di Capodimonte. Foto Alessio Cuccaro

Sylvain Bellenger nel museo di Capodimonte. Foto Alessio Cuccaro

redazione 13 gennaio 2019
Un museo con opere di Masaccio, Tiziano, Caravaggio, Caracciolo, caravaggeschi e che sale fino al '900 di Alberto Burri, deve occuparsi solo di arte? Ormai no, le sale dei musei non sono templi arroccati esclusivamente nella loro storia la cui conoscenza, tutela e divulgazione resta comunque il loro compito civile principale: così sembra intendere un museo pubblico Sylvain Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte con il Real Bosco a Napoli sul belvedere partenopeo. Dove si affrontano anche temi civili come la violenza sulle donne, il Parkinson, la donazione di organi, dove si cerca di rendere possibile una visita anche a chi non ci vede.

I depositi in vista
Con la mostra "Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere" organizzata insieme alla casa editrice Electa il museo espone, fino al 15 maggio, una scelta di dipinti e sculture e oggetti estratti da cinque dei suoi depositi. A dispetto di ricorrenti chiacchiere mediatiche, infondate, per cui depositi dei musei italiani traboccherebbero di capolavori dimenticati, negletti o ignorati, i magazzini hanno però opere anche preziose, sono serbatoi e una manna per gli studiosi. I pezzi pregevoli venuti a galla non mancano: dipinti di Lavinia Fontana (1552-1614), Giovanni Lanfranco (1582-1647) Mariano Fortuny (1871-1949).

La panchina contro la violenza alle donne
Tuttavia accanto all'appuntamento strettamente artistico è giusto segnalare la politica culturale adottata da tempo da Bellenger. Quale "politica culturale", se passate il termine? Oltre a cercare più vie per allacciare stretti rapporti con i napoletani e invogliarli a tornare al museo, non pensando quindi solo ai turisti, il direttore sembra avere un'attenzione costante a temi civili che guardano anche al disagio, alla malattia, alla difesa dei diritti. A novembre insieme all'assessorato alle Pari opportunità del Comune, il responsabile di Capodimonte ha inaugurato nel Real Bosco (il parco antistante) una "panchina rossa" contro la violenza alle donne donata dalla III municipalità presieduta da Ivo Poggiani, municipalità che aprirà un centro antiviolenza, ora mancante, in piazza Carlo III.
La targhetta sullo schienale recita “Senza donne non c'è rivoluzione”. Naturalmente nessuno si illude che una panchina freni i violenti, eppure i simboli, anche piccoli, ma disseminati in luoghi frequentati ogni giorno da donne e uomini e bambini e anziani come il parco, possono contribuire perché sono i simboli che muovono la coscienza: lo dimostrano in negativo, se avete dubbi, gli sfregi dell'estrema destra ai luoghi e ai simboli partigiani.

Donazione di organi, percorsi tattili e Parkinson
La "panchina rossa" non è una iniziativa isolata. Con un itinerario guidato tra le opere nelle sale in cui traspare il tema del dono o della necessaria reciproca solidarietà, come il dipinto "La parabola dei ciechi" di Pieter Bruegel Il Vecchio: così Capodimonte ha sostenuto la campagna del Policlinico Federico II "L’arte di donarsi" per sensibilizzare sulla donazione di organi.
Insieme alla rete "Napoli tra le mani" il museo organizza inoltre percorsi tattili per chi non ci vede. E il 24 novembre scorso era la giornata nazionale sul Parkinson. Cosa c'entra un museo? C'entra perché Bellenger ha ospitato una giornata di studio con i centri Parkinson delle Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e Federico II e dell’azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli e con l’associazione Parkinson Parthenope per parlare di questo micidiale e degenerativo disturbo del sistema nervoso centrale: in una sala del palazzo borbonico si è dunque discusso di una malattia che, riferisce il museo, conta circa 250mila pazienti in Italia di cui 12mila in Campania.

Il sito del museo