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Il primo titolo non era "Fermo e Lucia" ma "Gli sposi promessi"

Un manoscritto inedito esposto nel nuovo allestimento del Museo manzoniano a Lecco pare dimostrare quale era il vero titolo della prima stesura de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni

Il primo titolo non era "Fermo e Lucia" ma "Gli sposi promessi"

redazione Modifica articolo

11 Maggio 2021 - 19.12


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Fino a oggi abbiamo studiato sui libri di scuola che la prima stesura de “I Promessi Sposi”, quella del 1821, avesse come titolo “Fermo e Lucia”, ma con un colpo di scena, che sicuramente farebbe piacere al suo autore, Alessandro Manzoni, si scopre che il titolo era “Gli sposi promessi”. La scoperta è avvenuta grazie a un manoscritto inedito esposto nel nuovo allestimento del Museo manzoniano di Lecco.
La prima stesura era in lingua lombarda e con molti francesismi prima di quella “ventisettana” (1827), con la quale Manzoni si avvicinò alla lingua toscana che avrebbe perfezionato, dopo aver “risciacquato i panni in Arno”, con il fiorentino aristocratico dell’edizione “Quarantana” (1940-42). Ci sono differenze notevoli in questa prima edizione: Renzo Tramaglino si chiama Fermo Spolino, Lucia Mondella è Lucia Mandelli, l’Innominato il Conte del Sagrato, mentre Fra’ Cristoforo viene trasferito a Palermo e non a Rimini. 
Il manoscritto, opera di un copista, presenta due parti distinte: un compendio del volume “Gli sposi promessi”, con la data del 1824 e una trascrizione della lettera inviata a Cesare D’Azeglio sul Romanticismo. “È proprio tra queste righe che appare un’integrazione riconosciuta da alcuni tra i maggiori studiosi come una nota autografa dello stesso Alessandro Manzoni”, spiega Mauro Rossetto, direttore scientifico del museo.
“Una variante d’autore che ci dà la prova del fatto che quel manoscritto lo ebbe tra le mani proprio Manzoni”, dice Paola Italia, docente di Filologia classica all’Università di Bologna e già membro del direttivo del Centro nazionale di studi manzoniani, coordinatrice delle ricerche i cui esiti saranno presentati in una serie di incontri promossi dal Piccolo Teatro di Milano. “Il titolo che appare sul manoscritto “Gli sposi promessi” — prosegue — non è solo il nome della seconda minuta, ovvero la riscrittura del Fermo e Lucia, ma il vero titolo della prima stesura di cui in questi giorni si celebrano i duecento anni”.
Restano ancora da individuare chi trascrisse il primo romanzo riassumendolo per come lo aveva letto e quali sono stati i passaggi di proprietà del manoscritto, acquistato in una libreria antiquaria milanese dai Musei civici lecchesi. “La ricerca prosegue e richiederà complesse analisi scientifiche — sottolinea l’assessore alla Cultura, Simona Piazza —. I particolari di questa scoperta verranno raccontati durante la prossima edizione della rassegna Lecco Città dei Promessi sposi”.
In una teca di vetro, il volume è ora fra gli oggetti più attraenti del nuovo allestimento di Villa Manzoni, dimora venduta dallo scrittore dopo la morte del padre. In programma anche la ristrutturazione del primo piano nobile. «Correva l’anno 1628, quando due giovani persone d’una terra presso Lecco, di bassa condizione, dovevano all’indomani presentarsi al parroco Don Abbondio per la celebrazione del loro matrimonio», si legge nelle prime righe del manoscritto lariano. «Quel ramo del lago di Como» arriverà solo nel 1827, ma la trama era già destinata a rivoluzionare la letteratura italiana.

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