Ray Bradbury: i libri contro conformismi e tiranni. Il monologo dal film di Truffaut

Cent’anni fa nasceva l’autore di “Fahrenheit 451”: dal lungometraggio del 1966 vi proponiamo il discorso sul perché quel potere brucia le pagine a stampa

Ray Bradbury. Foto wikimedia

Ray Bradbury. Foto wikimedia

redazione 22 agosto 2020
Avrebbe compiuto oggi cent’anni Ray Bradbury, uno degli scrittori più fantasiosi del ‘900. Era nato il 22 agosto 1920 a Waukegan, Illinois, da un operaio e da una donna che amava il cinema e lo portava agli spettacoli di magia. Travolta dalla grande depressione economica degli Stati Uniti, la famiglia emigrerà a Los Angeles che diventerà la casa. La mecca del cinema incarna un luogo di grande ispirazione per l’autore di innumerevoli racconti e romanzi che ama la nuova arte del XX secolo e, come ricordano i critici, nel genere della fantascienza inserivano un ritratto di noi umani, dei nostri sogni, desideri, paure e gli incubi della storia e del potere.

Tre anni dopo quel capolavoro di umanità in un paesaggio riarso che sono i racconti Cronache marziane (con tanto di marziani sterminati facendo pensare al genocidio dei nativi americani), nel 1953 Bradbury pubblicherà il suo romanzo più celebre, Fahrenheit 451. Francois Truffaut ne trasse un film epocale nel 1966 e lo riprese, con esito meno clamoroso, Ramin Bahrani nel 2018. I pompieri nel nuovo mondo non spengono incendi ma bruciano libri. Ma un giovane pompiere, Guy Montag, spinto dalla curiosità e dalla passione per una ribelle (dissidente si sarebbe detto altrove) imboccherà una strada eretica e pericolosa, perché ci sono persone che imparano quei libri a memoria per tramandarli, perché non vadano perduti.

Vi proponiamo un estratto dal film dove il capo dei pompieri spiega perché quelle pagine, tutte le pagine pubblicate in un libro, dai romanzi alla filosofia alle memorie, per quel potere devono ridursi in cenere. È evidente la memoria del rogo nazista dei libri nella Germania del 1937, come traspaiono, difficili da ignorare, le paranoie americane verso il comunismo e l’idea di essere tutti uguali. Fahrenheit 451 (la temperatura cui brucia la carta nella narrazione) nel 1953 coglie però un’altra eco, più diretta per un cittadino nordamericano: sono gli anni del maccartismo dilagante, della caccia alle streghe contro chiunque fosse solo sospettato di simpatie comuniste e socialiste nei democratici Stati Uniti, con ripercussioni pesantissime sul lavoro (come la discriminazione) e sulla vita personale.

Quel monito sui libri vale oggi come prima. Da noi trovate Fahrenheit 451 edito da Mondadori (pp. XI-166, € 12,00) dove viene curiosamente etichettato come “young adult”: è certo un romanzo adatto a giovani lettori come lo è per persone in là con gli anni.