Viene dai pipistrelli il virus di “Io sono leggenda” di Matheson

Riproposto con una postfazione di Giancarlo De Cataldo il romanzo che con realismo descrive una Terra devastata da un contagio

Will Smith in “Io sono leggenda”, il film di Francis Lawrence ispirato al romanzo di Richard Matheson

Will Smith in “Io sono leggenda”, il film di Francis Lawrence ispirato al romanzo di Richard Matheson

redazione 27 aprile 2020
di Enzo Verrengia

Non è un instant book come tanti ne stanno uscendo sul tema della pandemia. Io sono leggenda di Richard Matheson costituisce un classico della letteratura, ben oltre i confini della fantascienza postapocalittica, nei quali per troppi anni si è voluto confinarlo. Semmai, la sua attuale riproposta negli Oscar Mondadori serve a richiamare da monito l’avvertimento, o piuttosto il preallarme biologico che non ha ascoltato l’umanità distratta dalla sua corsa permanente in direzione di un futuro adesso pericolosamente adombrato da incognite queste sì globali.

Nel caso di Io sono leggenda, poi, vi è una carica in più per l’accuratezza profetica. Uscito per la prima volta nel 1954, prefigura una Terra devastata da un virus la cui origine sta nei … pipistrelli, proprio come da più parti si è ipotizzato per il Covid-19. Soltanto che nel romanzo di Matheson non ne scaturisce una polmonite atipica, bensì la trasformazione di tutti gli esseri umani in vampiri. L’unico immune è il protagonista, Robert Neville, un individuo comune, che ha avuto la ventura di esserne vaccinato per vie naturali nel passato, grazie al morso di un pipistrello.

Il puro genio narrativo di Matheson, che del resto emerge in tutta la sua opera, è di non usare il tema del vampirismo per riproporre i canoni del gotico e dell’horror. I suoi mostri assetati di emoglobina non necessitano di scenari neobarocchi e frasi ridondanti per catturare la mente e il cuore. L’autore utilizza un vero e proprio realismo della deriva estrema di una specie, quella umana, che appare del tutto priva di ogni possibilità di redenzione. Nel mondo postapocalittico di Io sono leggenda, non servono aglio e croci. Ma neppure guanti e mascherine, e il distanziamento sociale si attua, o meglio, lo attua il solo Neville, a colpi di paletti infitti a martellate nei petti delle creature succiatrici che vagano per le città deserte.

E Matheson racconta tutto nelle cose, nei gesti e nei pensieri minimi del suo adattarsi ad un mondo stravolto. Facendone emergere i tratti più ordinari. Il contrario dei canoni iperbolici proposti dagli ultimi, orribili, decenni di Hollywood. Neanche Will Smith, nella versione cinematografica del 2007, con la regia di Francis Lawrence, era fedele al protagonista di Matheson. Troppo epico, ed inoltre scienziato. Il Neville Doc ha pochissime e rudimentali nozioni di biologia. Tanto meno gli somigliava il mad doctor Vincent Price in L’ultimo uomo della Terra, diretto da Ubaldo Ragona e Sidney Salkow nel 1964. Peraltro, l’attore all’epoca imperversava nei film tratti dalle storie di Edgar Allan Poe, che Matheson sceneggiava per Roger Corman.

Il solo film che rispetti quasi integralmente lo spirito del libro è La notte dei morti viventi, di George A. Romero, del 1968, che però non riconobbe mai il debito concettuale a Io sono leggenda. Gli zombi sono molto più terrificanti dei vampiri, e la pellicola rispetta il tratto stilistico inimitabile di Matheson, che consisteva, appunto, nel portare la gente comune… ai confini della realtà. La serie televisiva creata da Rod Serling si basava esattamente su questo principio, e fu naturale che Matheson vi desse dei contributi determinanti. Che si estesero anche ai telefilm di Alfred Hitchcock, nei quali l’imprevisto distruggeva l’ordinario di un’umanità segnata dalla routine dell’abitudine.

Scrive di Matheson Giancarlo De Cataldo nella postfazione di questo revival mondadoriano di Io sono leggenda: «Ma se l’orrore irrompe nel quotidiano, smaschera l’ipocrisia del contemporaneo, allora mette sul banco degli imputati la rispettabilità borghese, l’onestà di facciata dei benpensanti, in una parola quel “sogno americano” che fu la bestia nera della fantascienza “sociologica” degli anni Cinquanta». Il che è anche materia della “commedia umana” di Balzac e del naturalismo francese dell’Ottocento, dunque della letteratura tout court.

Oggi, è un repertorio che si ritrova nella tragedia di una contaminazione globale già passata dall’organismo ai pensieri, alla cultura e ai comportamenti, dove molti valori acquisiti si disintegrano e chiunque si incroci per strada, rudimentalmente bardato per evitare il rischio del contagio, diviene un potenziale perturbante, come avrebbe detto Freud.

Richard Matheson, Io sono leggenda (Mondadori, tr. di G. Scocchera, pp. 202, Euro 13,00)