Il primo Pinocchio muore impiccato. Ed è tornato in libreria

Il Palindromo ha pubblicato la prima versione più “dark” del romanzo di Collodi. Che dovette riprendere la storia per le proteste dei lettori

Collodi e il suo Pinocchio nell’illustrazione di Simone Stuto per Palindromo edizioni

Collodi e il suo Pinocchio nell’illustrazione di Simone Stuto per Palindromo edizioni

redazione 5 gennaio 2020
Chi ha visto il Pinocchio di Matteo Garrone vi avrà trovato, oltre alle atmosfere fantastiche e oniriche di cui il regista è maestro, insieme a scenari sulla povertà rurale di forte realismo una componente cupa, gotica, che appartiene anche alla nostra tradizione letteraria e non solo a quella nordica. Ad affiancare l’approccio onirico e fantastico di Garrone è la pubblicazione della prima versione del romanzo, Pinocchio. La storia di un burattino, il romanzo che Carlo Collodi il 27 ottobre 1881 concludeva sul Giornale per i bambini dopo otto puntate e quindici capitoli con l’impiccagione e la morte del piccolo protagonista il quale non aveva voluto ascoltare gli ammonimenti e si era affidato al gatto e alla volpe. Ha pubblicato ora la prima versione l’editore siciliano il Palindromo con copertina e illustrazioni di Simone Stuto (pp. 152, € 15, a cura di Salvatore Ferlita).

Come è accaduto ad altri personaggi letterari fatti morire dai propri autori (vedi Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes), alla morte di Pinocchio si levarono proteste tali da indurre l’autore a tornare sui propri passi e a farlo vivere fino al finale edificante, in un romanzo arricchito di altri 18 capitoli e intitolato Le avventure di Pinocchio. Ma quella morte al ramo della Grande Quercia aveva una sua logica e un suo rimando anche religioso, dato che Pinocchio appeso al ramo di un albero esclama «Oh babbo mio! Se tu fossi qui!».

«La decisione di Collodi di far crepare il suo burattino può solo appartenere alla logica del terrore. Quella logica alla quale un estimatore d’eccezione, Italo Calvino, riconduceva senza alcun indugio Pinocchio: forse l’unico romanzo italiano, a suo dire, da ascrivere al Romanticismo nero e fantastico – scrive l’editore nella sua scheda online - Ne La storia di un burattino non c’è spazio per la metamorfosi edificante: il romanzo, veloce e guizzante, terrificante e cupo, disegna un piccolo universo dominato dal male, dalla falsità, dalla cattiva fede, dalla furbizia». Si tratta di un universo dove i vivi possono incontrare i morti: così accade alla ragazzina che apre la finestra della casa dove Pinocchio bussa disperato in fuga dagli “assassini” e gli dirà che tra quelle mura sono tutti defunti e neppure lei può aiutarlo perché anche lei è morta, episodio tra l’altro incluso da Garrone nel suo Pinocchio tra i tanti invece esclusi dal film con Benigni nel ruolo di Geppetto buono, povero e disperato e sceneggiato dal regista e da Massimo Ceccherini, interprete del gatto.