Isabelle Allende: «Il mio nuovo romanzo è per migranti e rifugiati»

“Lungo petalo di mare” narra di un esilio dalla Spagna franchista. Alla Stampa la scrittrice avverte: «Il fascismo può tornare. E in Cile la diseguaglianza è spaventosa»

Isabelle Allende

Isabelle Allende

redazione 24 ottobre 2019
Racconta di rifugiati antifascisti, di una fuga dalla Spagna franchista del 1939 sulla nave Winnipeg, dell’esilio e dell’accoglienza in Cile fino al golpe fascista di Pinochet del 1973, di un nuovo esilio in Venezuela, il nuovo romanzo di Isabel Allende: Lungo petalo di mare (Feltrinelli, pp. 352, € 19,50), nel titolo riprende un verso in cui Pablo Neruda descriveva il suo paese “lungo petalo di mare e neve”. L'omaggio al poeta scaturisce anche perché fu lui l’artefice della difficile operazione che considerava il suo "miglior poema" con cui la nave Winnipeg nel 1939 portò in salvo dall'Europa in Cile oltre duemila profughi repubblicani.

L'autrice, che ha scritto anche racconti eccellenti oltre ai romanzi, oggi 24 ottobre alle 19 incontra i lettori alla Feltrinelli di Milano in  piazza Piemonte in una conversazione con Concita De Gregorio.

Alla scrittrice e giornalista Caterina Soffici sulla Stampa di ieri 23 ottobre l’autrice della Casa degli spiriti (1982) e molti altri romanzi ha spiegato di aver scritto la vicenda dei rifugiati del Winnipeg «ora quando la condizione di milioni di rifugiati è diventata parte della coscienza collettiva». E per poter spiegare il perché di quella fuga dall’Europa, doveva raccontare anche la guerra civile in Spagna.

Il libro è dedicato ai «naviganti della speranza». Ovvero ai «migranti e i rifugiati che vagano per il mondo oggi». Oltre a definirsi convintamente femminista, Isabelle Allende ricorda a Caterina Soffici che i rifugiati nel mondo oggi sono più di 60 milioni, soprattutto donne e bambini.

I protagonisti del racconto sono Víctor Dalmau, medico, e Roser Bruguera, pianista. Una storia d’amore, ma l’impianto è fortemente politico. Isabelle Allende giudica il fascismo un «demonio» e nell’intervista avverte: «È sempre presente nel mondo: nazionalismo, autoritarismo, razzismo, xenofobia, misoginia ed esclusione di chiunque non sia d'accordo […] È stato semplicemente messo sotto controllo in quei paesi che danno valore alla democrazia. Certo, potrebbe tornare. Oggi ne vediamo chiari segni».

Quanto al Cile di questi giorni retto da un governo di centro destra e dove carri armati e coprifuoco richiamano alla memoria il golpe di Pinochet la scrittrice registra: «Sebbene il paese sembri prospero, la distribuzione della ricchezza è spaventosa». La gente vive in povertà, osserva, e «il neoliberismo è un sistema crudele per i lavoratori. Ha concentrato la ricchezza in poche mani. In Cile quasi tutto è stato privatizzato: elettricità, acqua, gas, sanità, trasporti, istruzione, pensioni, ecc. Anche le foreste (...). La disuguaglianza crea violenza. Tutte le rivoluzioni iniziano con la disuguaglianza».