Il Campiello al romanzo di Tarabbia sul madrigalista femminicida

Lo scrittore va al festival Pordenonelegge con “Madrigale senza suono” su Gesualdo da Venosa. Con il quale non cenerebbe insieme

Particolare della copertina da “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia

Particolare della copertina da “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia

redazione 16 settembre 2019
Lo scrittore Andrea Tarabbia sabato ha vinto il 57esimo premio letterario Campiello 2019 con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri, pagine 373, euro 16,50) romanzo ispirato a uno dei maggiori compositori della storia occidentale e al contempo una figura tragica: Carlo Gesualdo da Venosa che nel 1590 trucidò la moglie Maria d’Avalos e l’amante di lei nella camera da letto. Principe, autore di madrigali magnifici, il processo a suo carico venne subito archiviato: il principe non venne graziato per la sua arte ma perché nobile e perché non era reato uccidere la moglie con amante. Un femminicidio, per dirla senza giri di parole nel linguaggio di oggi. Come è prassi, l’autore del romanzo partecipa al giorno d’apertura di Festival Pordenonelegge, mercoledì 18 alle 21. La manifestazione prosegue fino al 22 settembre.

All’indomani del premio a Mauretta Capuano dell’Ansa Tarabbia ha confessato che, mentre sono avviate trattative per farne un film, vedrebbe bene nel ruolo il Jack Nicholson anni ’70, e chissà se pensa all’interpretazione dello scrittore in cerca di ispirazione e poi devastato dai fantasmi in Shining di Stanley Kubrick. Per lo scrittore il principe musicista, nato nel 1566 nel borgo nell’attuale Basilicata e morto nel 1613, era “sempre in balia degli eventi. Non decide quasi nulla di sua spontanea volontà: non sposa chi vuole, viene orientato dalle convenzioni del tempo a fare un omicidio, si risposa con una ferrarese di cui non gli importa nulla. È un principe, ma non decide nulla”. A cena con un tipo così però Tarabbia non andrebbe. L’apparente contraddizione tra l’essere uno dei compositori più audaci e geniali e un assassino che arrivò a fustigarsi è tra gli elementi che hanno attirato l’autore a riprenderne la storia in forma di romanzo basato su fatti veri. Lo scrittore ha affidato la voce del racconto al un nano, Gioachino. “Era un personaggio novecentesco, per lo meno nelle sue ossessioni”.

Lo scrittore ha 41 anni, vive a Bologna, viene da Saronno, ha moglie incinta e un figlio di sei anni. Il suo Madrigale senza suono ha vinto sabato al Teatro della Fenice di Venezia ottenendo 73 voti sui 277 della giuria popolare dei Lettori Anonimi.

Gli altri finalisti in cinquina del premio assegnato da Confindustria Veneto erano Giulio Cavalli (secondo con Carnaio, Fandango Libri) 60 preferenze, Paolo Colagrande 54 voti (La vita dispari, Einaudi), Laura Pariani 52 voti (Il gioco di Santa Oca, La nave di Teseo), Francesco Pecoraro 38 voti (Lo stradone, Ponte alle grazie). Per l’opera prima ha vinto Marco Lupo con Hamburg (Il Saggiatore).