Immigrazione e neonazisti, con Evelina Santangelo il futuro è qui

Nel romanzo “Da un altro mondo”, premiato dagli ascoltatori di Radio3, intorno a un ragazzo siriano l’autrice materializza bambini-fantasma e una ricerca nel fondo scuro dell’Europa

Dettaglio dalla copertina di “Da un altro mondo” di Evelina Santangelo

Dettaglio dalla copertina di “Da un altro mondo” di Evelina Santangelo

redazione 11 dicembre 2018

Narrando di presenze che sembrano fantasmi si può parlare di cosa ribolle oggi in Europa? Forse sì. È nelle librerie da alcuni giorni “Da un altro mondo” (Einaudi, 248 pagine 19,50 euro), romanzo di Evelina Santangelo, risultato “il libro dell’anno” più votato dagli ascoltatori del programma pomeridiano di Radio3 Rai “Fahrenheit” (i gruppi di lettura hanno preferito “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, Feltrinelli, premio Campiello 2018).
Cos’ha di particolare quest’opera letteraria da valere una segnalazione di cronaca, una notizia (questa non è una recensione)? Per quanto racconta con una concezione che ci risulta piuttosto originale, per l’Italia. Ideato tre anni fa, inquadra movimenti e comportamenti che forse hanno indirettamente a che fare con le reazioni all’immigrazione.
La trama inquadra un ragazzo venuto dalla Siria, che deve andare da Bruxelles alla Sicilia, e si chiama Khaled. È solo e ha un trolley rosso. Poi c’è Karolina, che abita nella capitale belga, è separata, non sa dove sia il figlio Andreas: è diventato un neonazista? Oppure è diventato un combattente per la jihad? Per cercarlo dovrà anche immergersi nelle pieghe oscure del web. Compaiono nella narrazione altri personaggi, come un uomo con una creatura nascosta in un casolare, su tutti bambini fantasma che fanno paura pur non facendo niente, e dove si intrecciano temi come il dolore, l’affetto, la separazione, il viaggio. E il dramma: un campo rom viene incendiato da skinhead fascisti.
Santangelo: l’immagine di un’invasione di fantasmi
«Sono partita dall’immagine di un’invasione di fantasmi dal sud al nord Europa» in un futuro «imminente» nel 2020 e 2021, racconta la scrittrice in una conversazione, raccolta da Laura Crinò per l’inserto Robinson di Repubblica, con l’autrice della “Ragazza con la Leica” Helena Janaczek, vincitrice dello Strega 2018.
Dice ancora Evelina Santangelo: «Per immaginare Karolina, la madre belga di un giovane finito chissà dove, e Khaled, il mio ragazzino siriano, ho dovuto fare un lungo lavoro di ricerca: sia nella galassia virtuale jihadista che in quella neonazista, due mondi che hanno parole d’ordine molto simili. E che purtroppo somigliano al discorso sovranista che si sta imponendo nel dibattito pubblico. Da scrittrice, finisci per ricostruire legami tra fatti che sembrano isolati. È come se avessi visto il futuro venirmi incontro». E quel futuro non rassicura: «Se il potere, una maggioranza, parla in nome di un’idea monolitica di popolo, ci si avvia su una strada pericolosa», ha concluso Evelina Santangelo a Robinson. Una strada che per la verità sembra già imboccata.