Gli studenti occupano la mensa Bandini a Siena: "Chiude e non ci danno risposte serie"

Tanti i disagi. Crolla anche l'intonaco di un soffitto. Spiegano i motivi della protesta Agata Perticaro e Lorenzo Ciarrocchi, esponenti dell'associazione Cravos

Ragazze dell'associazione studentesca Cravos Siena, foto di Giuseppe Castellino

Ragazze dell'associazione studentesca Cravos Siena, foto di Giuseppe Castellino

Redazione 25 maggio 2021

di Giuseppe Castellino

 

Caos nelle mense universitarie senesi. Le cronache parlano di pezzi di intonaco che cadono dal soffitto  in quella di Sant'Agata, finendo sul tavolino e non colpendo per fortuna nessuno. Come scrive Teresa Scarcella su La Nazione di oggi " poteva andare decisamente peggio  considerato che è accaduto  in pausa pranzo, in un orario di punta, con gli studenti in fila a pochi metri di distanza". I sindacati hanno vivacemente protestato. Il crollo si lega, inevitabilmente, alla chiusura dell'altra mensa universitaria, quella di Via Bandini che è occupata dagli studenti. Insomma: sarebbe proprio il caso di intervenire e tentare di sistemare una situazione che si fa ogni giorno più preoccupante e l'Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario (il Dsu) non può non dare immediate risposte.

 

Venerdì 21 maggio, dopo la fine del servizio alle 18, l’associazione studentesca Cravos Siena ha deciso, in seguito all’evolversi della situazione riguardo alla chiusura della mensa Bandini, di occupare lo stabile affinché vengano date, dalle autorità,  risposte concrete. Su questa occupazione e sulle motivazioni che hanno spinto gli studenti a questo gesto,  abbiamo intervistato Agata Perticaro e Lorenzo Ciarrocchi, esponenti di Cravos, associazione studentesca.

 

Perché protestate da diverso tempo contro il Dsu?

Il Dsu si è mostrato molto incoerente all’interno degli organi per quanto riguarda la diffusione delle informazioni nei confronti degli studenti, proprio per questo siamo arrivati a questa scelta. Il Dsu da tempo manifestava l’intenzione di ristrutturare la mensa Bandini al piano superiore, tuttavia esso stesso ha detto che questa intenzione avrebbe comportato la chiusura di Bandini solo per qualche mese. A seguito delle informazioni che ci sono state date in maniera repentina solo pochi giorni fa abbiamo scoperto che la mensa, proprio per le criticità rilevate a livello sismico, non chiuderà solo per qualche mese ma potrebbe chiudere addirittura per qualche anno o addirittura definitivamente in quanto i lavori che dovranno essere apportati non saranno più di tre milioni stanziati originariamente ma più costosi. Di fronte a questo il Dsu non ha dato risposte serie, concrete e che pianificassero i lavori all’interno della mensa.

 

Perché siete arrivati a questa scelta drastica di occupare la mensa? Come la state gestendo?

In seguito alle informazioni arrivateci dagli universitari sulla chiusura della mensa Bandini, abbiamo ritenuto che un’occupazione fosse la misura più idonea e di maggiore impatto per contrastare questa chiusura. Siamo qui come associazione per riprenderci questo spazio, affinché diventi nuovamente nostro (degli studenti), visto che il Dsu oltre ad aver negato un servizio essenziale per moltissimi studenti porterà tutto lo studentato a riversarsi a Sant'Agata (l’altra mensa) che sicuramente non potrà farsi carico in modo idoneo di tutti questi studenti. Abbiamo pensato di prenderci questo spazio, di trasformarlo in un luogo dove gli studenti possano ritrovarsi perché oltre ad aver negato un servizio si è negata anche la possibilità di un luogo di socialità. Abbiamo quindi organizzato le nostre giornate di occupazione con un’aula studio che è aperta a tutti gli studenti per l’intera giornata. Nel pomeriggio organizziamo diverse assemblee tematiche; affrontiamo diversi temi come il diritto allo studio e il ruolo dell’università in generale ma anche temi di più ampio respiro. E nella serata organizziamo diverse attività ludiche come il cineforum o giochi da tavolo.

 

Quali sono le vostre proposte per arrivare alla fine dell’occupazione? Siete disposti a scendere ad un compromesso?

Le nostre proposte sono molto semplici. Noi non ce ne andremo da questo stabile che abbiamo deciso di occupare finché il Dsu non verrà da noi e ci proporrà delle cose concrete. Questo significa un tavolo all’interno del quale noi potremmo discutere con il CdA del Dsu o con la Regione Toscana di ulteriori finanziamenti che verranno stanziati per mettere in sicurezza la mensa Bandini e farla riaprire in tempi idonei affinché all’inizio del prossimo anno accademico in presenza, numerosissimi studenti (più di quanti oggi ne conti la mensa Sant'Agata) riusciranno ad usufruire del servizio della mensa all’interno del centro. Considerato poi il fatto che un dipartimento dell’Unistrasi, l'Università per stranieri, si trasferirà in centro, e quindi questo fa aggiungere oltre ai numerosi studenti dell’UniSi che già prima popolavano il centro e che andavano a mensa altri studenti che usufruiranno del servizio mensa presso la struttura di Bandini e Sant' Agata. Per quanto riguarda il compromesso è una misura che sicuramente non ci permette di arrivare ad un risultato certo, quindi questo dipenderà esclusivamente da quello che il Dsu ci proporrà. Noi sicuramente prendiamo il nostro spazio, quello della mensa Bandini, e non ne usciremo finché il Dsu non ci darà qualcosa di concreto. Vogliamo quindi delle proposte serie con degli stanziamenti reali che non siano frutto di incoerenze e di negligenze strutturali dimostrate fino ad adesso sia per quanto riguarda la mensa Bandini e come abbiamo potuto vedere oggi per la struttura della mensa Sant' Agata (il riferimento è al crollo di intonaco dal soffitto, ndr).

 

Avete in progetto altre forme di protesta?

Innanzitutto, noi continueremo questa occupazione finché non ci verranno date delle risposte e delle soluzioni concrete. Oltre a questa occupazione sicuramente cercheremo di alzare la voce e farci ascoltare dalle istituzioni (Dsu ma anche Regione Toscana). Abbiamo intenzione di fare dei presidi davanti agli edifici di queste istituzioni affinché ci diano finalmente delle risposte concrete ed efficaci.