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Kandinskij, Hopper e Haring: le mostre autunnali da non perdere in giro per l'Italia

Da Roma a Firenze passando per Pisa, saranno molteplici e dedicate ai grandi pittori del Novecento (e non solo) che i visitatori potranno ammirare nel nostro Paese nei prossimi mesi

Kandinskij, Hopper e Haring: le mostre autunnali da non perdere in giro per l'Italia
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23 Agosto 2026 - 18.41


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Il prossimo autunno si preannuncia come una delle stagioni più dense per chi segue le grandi mostre in Italia, con grandi appuntamenti che, pur restando su binari piuttosto diversi tra loro, hanno tutti le sembianze dell’evento di caratura internazionale. 

Andando in ordine cronologico, da metà settembre fino a metà febbraio 2027, a Roma, nella cornice rinascimentale di Palazzo Bonaparte, che si affaccia su Piazza Venezia, verrà esposta una monografica sul pittore russo Vasilij Vasil’evič Kandinskij, precursore dell’astrattismo (o non-figurativismo), costruita quasi interamente sui prestiti del Centre Pompidou di Parigi, che custodisce il nucleo più importante al mondo delle sue opere grazie al lascito della moglie Nina.

Quest’ultimo non è un dettaglio da poco. Infatti, l’istituzione della capitale francese è entrata in una fase di chiusura pluriennale per lavori di ristrutturazione, e questo rende la tappa romana un’occasione più unica che rara per vedere fuori dai confini transalpini opere che raramente “viaggiano”. Il progetto, curato dalla storica dell’arte tedesca Angela Lampe e prodotto da Arthemisia, ripercorre l’intero arco della parabola artistica di Kandinsky: dagli studi in giurisprudenza svolti a Mosca all’approdo alla pittura attorno ai trent’anni, dagli anni d’oro a Monaco di Baviera e della fondazione del gruppo Der Blaue Reiter fino al Bauhaus e all’esilio parigino dopo la chiusura forzata della stessa “scuola” artistica voluta dal regime nazista.

Tra le settanta opere che i visitatori potranno ammirare compare un lavoro chiave come “Gelb-Rot-Blau” (Jaune-rouge-bleu) del 1925, il quale si basa sull’equilibrio di elementi opposti, ma contraddittori. A prima vista, nel dipinto sembrano esserci due parti contrastanti, con linee geometriche e colori luminosi a sinistra e forme più complesse e tonalità più scure a destra. Inoltre, la mostra capitolina dedicherà per la prima volta uno spazio autonomo a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per oltre un decennio e figura di primo piano dell’espressionismo tedesco, rimasta a lungo in secondo piano rispetto al partner nonostante il proprio peso artistico di alto livello.

Il 6 ottobre, invece, a Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, partirà la più grande mostra italiana sul pittore statunitense Keith Haring. In occasione dell’esposizione, che chiuderà nella giornata di domenica 11 aprile 2027, sono oltre 140 le opere in arrivo dalla Nakamura Keith Haring Collection di New York, la principale collezione al mondo dedicata all’artista, affiancate da prestiti pubblici e privati.

Il percorso, curato da Kaoru Yanase (Chief Curator della Nakamura Keith Haring Collection in Giappone), Ilaria Miarelli Mariani (professoressa ordinaria di “Storia della critica d’arte” e “Museologia e storia del collezionismo” all’Università degli studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara) e Claudio Zambianchi (professore ordinario di storia dell’arte
contemporanea all’Università La Sapienza di Roma), segue Haring dai primi disegni nelle metropolitane della Grande Mela fino ai lavori dell’ultimo periodo (metà anni ’80), passando per i poster a sfondo politico su temi scottanti come l’apartheid, la prevenzione dell’AIDS e i diritti civili.

Un capitolo della mostra è dedicato in particolare al passaggio di Haring in Italia negli anni Ottanta, tra Napoli, Milano, Pisa e Roma: qui trova spazio anche la documentazione fotografica dei suoi interventi nella Capitale del 1984, tra il Palazzo delle Esposizioni e le pareti della metropolitana lungo la linea A, oggi sopravvissuti solo attraverso le immagini d’epoca. È un taglio che permette di raccontare Haring non solo come icona pop, ma anche come artista che ha attraversato “fisicamente” le più illustri città del nostro Paese.

Il terzo appuntamento, a partire dal 14 ottobre, porterà a Palazzo Blu di Pisa la più ampia mostra italiana su Edward Hopper, maestro del realismo a stelle e strisce, realizzata con la collaborazione del Whitney Museum of American Art di New York e curata da Kim Conaty e Barbara Haskell, entrambe curatrici del museo newyorkese. L’esposizione resterà aperta fino al 7 marzo 2027 e riunirà oltre 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni e acquerelli, insieme a materiali esclusivi custoditi nel Sanborn Hopper Archive.

La particolarità dell’impianto è geografica più che cronologica: il percorso segue Hopper attraverso i luoghi che ne hanno segnato la formazione – New York, dove visse per quasi sessant’anni; Parigi, dove soggiornò in tre occasioni distinte; il New England di Cape Cod e del Maine – fino a una sezione conclusiva dedicata al rapporto con la moglie Jo, anche lei artista e custode dell’archivio del marito.

Inoltre, dal 25 settembre al 24 gennaio 2027, a Firenze, Palazzo Strozzi ospiterà “Broken. Il potere del frammento“, una mostra dedicata al valore e al fascino del frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea, attraverso oltre ottanta opere provenienti dai più importanti musei internazionali. Il percorso espositivo proporrà un emozionante viaggio tra culture di tutto il mondo, dall’antico Egitto e la Grecia classica fino alla Cambogia e al Messico, indagando le circostanze che hanno determinato la frammentazione dei rilievi (dalle guerre alle catastrofi naturali, dalle ragioni politiche a deliberate scelte artistiche).

Accanto a capolavori di grandi maestri come Giovanni Pisano, Michelangelo e Antonio Canova, la mostra presenta artisti come Auguste Rodin, Alberto Giacometti, Louise Bourgeois e Francesco Vezzoli, che dall’Ottocento a oggi hanno scelto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive. L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi Firenze e dalla National Gallery of Art di Washington, è curata da C.D. Dickerson III, direttore del Center for Advanced Study in the Visual Art, e da Andrew Sears, assistant curator of northern European paintings, entrambi della National Gallery of Art, in collaborazione con Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.

Insomma, a partire dal mese di settembre i visitatori avranno l’imbarazzo della scelta circa quale mostra visitare, con la consapevolezza che l’arte non è solo un un “oggetto” culturale molto importante a livello sociale, ma un vero e proprio linguaggio che attraversa gli anni, i decenni e i secoli senza subire variazioni.

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