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Dopo più di cinquant'anni "Il ferroviere" di Germi torna nelle sale

La celebre pellicola, ritratto dell'Italia degli anni '50, torna nelle sale grazie a un restauro commissionato anche dal Ministero della Cultura.

Dopo più di cinquant'anni "Il ferroviere" di Germi torna nelle sale
Il ferroviere
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6 Maggio 2023 - 15.07


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Sarà proiettata nuovamente nelle sale, dopo più di mezzo secolo, la celebre pellicola “Il ferroviere”, film tanto amato e istantanea dell’Italia di quei giorni. A restaurarlo è stata la Cineteca di Bologna, per mano della sua Fondazione, affiancata da Surf Film, nel laboratorio ”L’Immagine Ritrovata”.

I contributi arrivano dal Ministero della Cultura e da “A Season of Classic Films”, un progetto promosso da Ace-Association des Cinémathèques Européennes all’interno del programma Media di Europa Creativa.

Come spiega lo stesso direttore della cineteca, Gian Luca Farinelli, si tratta di un successo che arriva dopo una serie di altri film non altrettanto fortunati: “Germi – spiega il Direttore – veniva da una serie di insuccessi commerciali e, alla ricerca di nuovi soggetti, fu conquistato dal racconto inedito di un giovane sceneggiatore comunista, Alfredo Giannetti, che aveva come protagonista un operaio e la sua famiglia”.

Farinelli continua raccontando di come Carlo Ponti, produttore del progetto, non inizialmente non credesse nel progetto, così, per rallentarne la produzione “propose, per la parte del protagonista, nomi impossibili come quelli di Spencer Tracy e Broderick Crawford. Fu Giannetti a intuire che Germi avrebbe voluto e potuto interpretare il ruolo principale e fu lui a dirigerlo nei provini che convinsero Ponti”.

A ogni modo “Il ferroviere”, insignito di Nastri d’argento al film e al produttore, fu un indiscusso successo. “Il ferroviere fu un grande successo, nei piccoli centri ancor più che nelle grandi città. Il pubblico fu colpito dalla sincerità dell’opera, specchio dell’Italia dell’epoca: una Roma in costruzione dove i palazzi rubano spazio al gioco dei bambini, paghe che non bastano, scioperi, crumiri, dirigenti sindacali che non ascoltano, un mondo dove l’unica salvezza è nel senso di appartenenza a un mondo antico, popolare, capace, con il proprio affetto e le proprie radici, di dare la forza per affrontare i drammi della vita” conclude Farinelli.

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