Carughi: «Dal “Franchi” a San Siro, gli stadi-capolavoro sono minacciati»

Una nuova legge partita da Firenze permette di modificare gli impianti sportivi anche se tutelati dal Mibact. In città è polemica. L’architetto spiega perché così si possono stravolgere monumenti del ‘900

Scorcio dello stadio “Artemio Franchi” di Firenze. Foto Stefano Miliani

Scorcio dello stadio “Artemio Franchi” di Firenze. Foto Stefano Miliani

Stefano Miliani 9 dicembre 2020
Lo Stadio comunale “Artemio Franchi” di Firenze, capolavoro d’architettura razionalista di Pier Luigi Nervi, rischia di venir smantellato o stravolto o salvato solo nei suoi punti di maggior pregio come le scale elicoidali, la pensilina o la torre Maratona. Per la verità rischiano tutti gli impianti sportivi, a partire da San Siro a Milano: nel decreto legge 76/2020 (Decreto Semplificazione) alcuni parlamentari fiorentini con in prima fila Italia Viva e a seguire Pd hanno inserito l’articolo 55 bis che, soprattutto a sinistra, stupisce abbia il timbro del centro sinistra. Cosa prevede questo testo? Che un impianto sportivo può essere drasticamente modificato, travalicando i principi di tutela sanciti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e soprattutto dall’articolo 9 della Costituzione, quand’anche fosse stato considerato opera architettonica di valore e quindi tutelato dal Ministero per i beni e attività culturali e del turismo. Uno stravolgimento pericoloso.
Il caso scatenante è proprio lo stadio della Fiorentina: da tempo in città infiammano le polemiche se costruirne uno nuovo altrove, a Campi Bisenzio nella piana nord, o rifare l’impianto alla radice per renderlo commercialmente redditizio come vuole il presidente della società calcistica, l’italo-americano Rocco Comisso. Il patron della squadra viola peraltro ha proclamato in pubblico che, fosse per lui, il Franchi potrebbe essere demolito senza rimpianti, salvo poi frenare. Alcuni dei maggiori architetti del mondo, da Tadao Ando a Richard Meier, hanno appena inviato un appello al sindaco Dario Nardella per salvaguardare l’impianto. Sull’argomento interviene qui Ugo Carughi, presidente di Do.Co.Mo.Mo. Italia, (Documentazione e conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni), ramo italiano dell’associazione Do.Co.Mo.Mo. International. Architetto, napoletano, direttore nella Soprintendenza partenopea fino al 2013, Carughi è nato nel 1948.

Architetto, anzi tutto perché ritiene il Franchi un monumento da difendere?
È un’opera d’autore, di Pier Luigi Nervi, e difenderla non è feticismo. Il Franchi fu realizzato tra il 1930 e il ’32, è un’opera paradigmatica perché inaugura un nuovo modo di concepire queste strutture. I setti, le travi, i pilastri sono esibiti come architettura mentre in precedenza si nascondevano: lo provano le tre scale elicoidali che derivano da un incrocio di due travi avvolte a spirale sulle quali, a sbalzo si libra la scala. La bellezza sta nella loro essenzialità.

Per quale motivo è così importante nell’architettura moderna?
Perché fu una delle prime opere concepite così in Italia e successivamente molti stadi italiani fino agli anni ’60 hanno seguito lo stesso criterio di essenzialità.

Cosa dice la norma che lei contesta?
Dice che per gli impianti sportivi sulla tutela prevalgono le esigenze derivanti dalla fruizione (brutta parola), e dai requisiti di conformità cui sono sottoposte queste strutture come l’accessibilità, le barriere architettoniche, la percorribilità, la normativa antisismica. L’articolo 55 bis comporta che le normative di tipo tecnico prevalgano, per legge, rispetto a quelle di tutela.

Lo Stadio Nervi però è vincolato come monumento storico.
Sì, lo è dal maggio 2020. Il vincolo non significa affatto intoccabilità: significa che se bisogna adeguare l’opera alle normative il modo di adeguarla va deciso e programmato in funzione dei suoi caratteri originari. Non la si può stravolgere, tanto meno demolire. Parole come demolizione o ricostruzione non dovrebbero albergare in una legge di tutela. La norma è stata introdotta solo per gli impianti sportivi, ma tante strutture pubbliche sono sottoposte a requisisti di conformità: teatri, cinema, ospedali, scuole, ecc. E il Codice dei beni cultuali parla di beni culturali in generale, non di specifiche tipologie edilizie.

C’è chi ha ipotizzato di lasciare le famose strutture elicoidali dello stadio.
Equivale a prendere un brano del Manzoni e isolare tre o quattro frasi estrapolandole dal resto del testo. La norma addirittura consentirebbe di ricostruire questi elementi altrove in dimensioni differenti: la distruggi e la rifai più piccola o più grande in un altro punto della città?

La norma vale per tutti gli impianti sportivi, giusto?
Sì, è una minaccia anche, per esempio, per San Siro. La tifoseria vi è affezionata, ha avuto fasi alterne, in ultimo con l’aggiunta delle ‘torri’ di Gregotti che comunque consentono di leggere l’aspetto precedente dello stadio.

Il presidente della Fiorentina Comisso pensa che senza trasformazioni radicali il Franchi non si sostiene economicamente.
Il presidente è di sicuro competente dal punto di vista economico, però un confronto non può ridursi all’indicazione, da parte delle Soprintendenze o delle Direzioni Generali del Ministero, di cosa conservare e cosa no: è riduttivo. Il Mibact esamina un progetto in tutti i suoi aspetti, non dice, prima di esaminarlo, “salvi questo e puoi distruggere quest’altro”. Si tratta di una materia complessa. Non può funzionare così. Chi fa un progetto lo sottopone agli organi di tutela e ci si confronta.

Ricapitolando: il rischio è deturpare o distruggere uno dei migliori esempi del razionalismo italiano?
Sì. C’è un altro punto. La norma dell’emendamento porta delle motivazioni. Ebbene, le leggi non hanno motivazioni, che sono nei testi preparatori, non in quello finale. Le motivazioni supportano, invece, i provvedimenti amministrativi. La pubblica amministrazione esprime un parere e se, eventualmente, boccia un progetto perché, magari, compromette i valori del bene stesso, deve motivarlo. Il conseguente parere, che è discrezionale nell’interpretare la legge di tutela, può ledere interessi economici. Di qui le motivazioni, che si esplicitano per via amministrativa, non legislativa: una legge deve essere astratta e generale, e le motivazioni in un testo di legge, come accade in questo caso, sono del tutto irrituali. Oltre al fatto che uno stadio va visto in un contesto urbanistico, questa norma appare, evidentemente, fatta per un caso specifico, il Franchi. E mina dall’interno una serie di norme del Codice dei beni culturali, che è una legge legata all’articolo 9 della Costituzione. Il Franchi ha certo qualche problema, però intanto è utilizzato. Fu un’opera innovativa, capostipite di altre opere realizzate anche nel dopoguerra come, per fare solo due esempi, lo Stadio Flaminio a Roma, sempre di Nervi, o il San Paolo a Napoli, poi ingabbiato da una orrenda struttura metallica, realizzata in occasione dei Mondiali del 1990.