Laura Lombardi: “Abbattere statue, comprensibile ma pericoloso”

La critica e docente d’arte condivide le proteste di “Black Lives Matter” ma mette in guardia dal puritanesimo americano: “Cancellare la storia? Non si sa dove sarà il limite”

La statua del mercante di schiavi Edward Colston mentre viene gettata in acqua a Bristol. Fonte: Wikimedia Commons

La statua del mercante di schiavi Edward Colston mentre viene gettata in acqua a Bristol. Fonte: Wikimedia Commons

redazione 12 giugno 2020
di Stefano Miliani

È giusto abbattere le statue di mercanti di schiavi? E di Cristoforo Colombo? E quando un sindaco erige un mausoleo a un fascista che in guerra ha commesso atrocità, come ci regoliamo? È legittimo, o assurdo, mettere al bando Ovidio perché giudicato oggi “sessista”? Posto che le proteste di “Black Lives Matter” sono giuste e anzi necessarie, è un terreno scivoloso e complesso. Risponde sul tema Laura Lombardi, storica e critica d’arte, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, giornalista del Giornale dell’arte, che, soprattutto con la sua attività social, è sempre molto sensibile e attenta alle relazioni tra immagini e politica, tra le opere e la vita civile.

Una domanda preliminare: come valuta “Black Lives Matter” e le rivolte di questi giorni negli Stati Uniti?
Ritengo le rivolte pienamente comprensibili e giustificate, sono d’accordo.

E come giudica la battaglia del movimento per le statue abbattute o da tirar giù?
Non mi sconvolgono i monumenti abbattuti. Capisco il gesto, credo abbia un valore simbolico forte anche nel caso dell’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo che pure è vissuto tanti secoli fa. Però il monumento va contestualizzato. Certo fa effetto vedere queste azioni in un’America capace di grandi rivolte ma dove Trump fa vendere le armi nei drugstore, dove in molti Stati vige la pena di morte; dove, nonostante alcune importanti università “di sinistra”, non si promuove una sanità se non per tutti almeno per molti, dove il problema sociale e quello razziale sono fortissimi e strettamente connessi. Capisco anche il tirar giù monumenti come la statua al mercante di schiavi del ‘600 Edward Colston, come è accaduto a Bristol, in Gran Bretagna. Il problema è se questo atto viene istituzionalizzato. E in Italia cosa dovremmo fare? Abbattere la statua del condottiero Gattamelata di Donatello a Padova? O il Ratto delle Sabine del Giambologna nella Loggia dei Lanzi a Firenze perché rappresenta uno stupro?

Qui parla di personaggi ed eventi del passato remoto. Ma quando il legame con il presente è vivo come può accadere con dei monumenti a fascisti, come regolarsi a suo parere?
Quando anni fa il sindaco di Affile, nel Lazio, ha fatto erigere un mausoleo a Rodolfo Graziani, generale fascista che ha compiuto nefandezze tremende nella guerra d’Africa: giustamente è finito sotto processo per apologia del fascismo. Ma alcuni mesi fa a Firenze è stata respinta la proposta di Antonella Bundu, che era stata la candidata sindaco della sinistra e ora è in consiglio comunale per “Sinistra Progetto Comune”, di cambiare nome a via Reginaldo Giuliani, intitolata a un religioso e militare dal passato per niente puro (è morto nella Guerra d’Etiopia nel 1936, ndr).

Esiste il rischio di una nuova iconoclastia, di veder tirar giù monumenti in modo indiscriminato?
Il rischio esiste. L’atto in sé come rivolta è importante, però poi ci porta a cancellare la storia, a non capirla, e allora è pericoloso nei confronti dell’arte come della storia. Come ha detto qualcuno: allora si abbatte la Colonna traiana a Roma perché rappresenta gli schiavi?

Però l’ideologia dietro la Colonna traiana non si riverbera nell’oggi.
Allora neppure Cristoforo Colombo che è arrivato nelle Americhe nel 1492. Dove porre il discrimine? D’accordo sui simboli vicini a noi nel tempo ma se estendiamo il discorso a tutto lo schiavismo e a fatti lontani cosa succede? Per il rispetto delle differenze e contro le discriminazioni sessuali gli americani sono arrivati a vietare e censurare Ovidio perché per loro aveva una scrittura sessista. Allora non leggiamo più nemmeno Aristotele perché legittimava la schiavitù? Ormai la cultura anglosassone estende il discorso anche ai secoli prima di Cristo: ritengo questa generalizzazione un male del nostro tempo. Agli americani direi che dovrebbero preoccuparsi di pagare la scuola per tutti prima di darci lezioni perché la cultura è un’arma contro la barbarie.

Quindi il rischio di un puritanesimo, pur di altro colore, è concreto?
Esiste come lo si è visto sui social, quando per esempio cancellano nudi di opere delle Avanguardie storiche. È molto pericoloso: è importante capire e contestualizzare perché certe cose sono state fatte in un certo momento. Invece se si fa di tutta un’erba un fascio e non si distingue si entra in un vortice senza ritorno. Consiglio di leggere un articolo di Riccardo Venturi su doppiozero.com, “Altre statue cadranno (perdonate il disordine)” (clicca qui), che spiega bene cosa significhino le statue in luoghi pubblici o in un museo: in piazza un personaggio scomodo ha un certo valore simbolico, se lo si sposta in un museo non scompare ma se ne può dare una lettura storica e il discorso diventa educativo. Per concludere: le cancellazioni della storia mi fanno paura, non si capisce né si sa dove sarà il limite.