Addio Christo, impacchettatore di monumenti e laghi con la moglie Jeanne-Claude

L’artista in coppia portò la Land Art al pubblico di massa come esperienza: avvolse il Reichstag, oltre un milione di persone camminò sulla loro passerella sul Lago d’Iseo

Christo sull’installazione sul Lago d’Iseo nel 2016

Christo sull’installazione sul Lago d’Iseo nel 2016

redazione 1 giugno 2020
di Stefano Miliani

L’impacchettatore di monumenti come il Reichtstag di Berlino con un tessuto argentato e della storia, l’autore del cammino sull’acqua sul lago d’Iseo che nel 2016 portò un milione e 200mila visitatori sulla passerella arancione galleggiante: Christo è morto. Esponente della “Land Art”, un’arte di grandi dimensioni che immette l’arte in ampi spazi della natura e nell’architettura, era nato in Bulgaria il 13 giugno 1935, se n’è andato a New York alla soglia degli 85 anni. Sua moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca, 13 giugno 1935) si era spenta nella metropoli americana il 18 novembre 2009. Era una coppia d’artisti che creava un’opera unica dove anche la progettazione e il sostegno economico rappresentava una componente essenziale del progetto creativo. Così come era essenziale per la coppia auto-finanziare interventi ad alto costo vendendo i disegni dei progetti che richiedevano accurate e lunghissime preparazioni anche di natura statica: per dire, la progettazione per il lavoro sul lago lombardo dal titolo “The Floating Piers” era iniziata, come in ogni loro intervento, anni prima. La prima idea risaliva al 1969. Anche perché spesso alle difficoltà tecniche si accompagnavano complicazioni politiche, come quelle amministrative per ottenere i permessi. Per complessità e conoscenze di più discipline necessarie a portare a compimento progetti complicatissimi, la loro opera rispondeva a concezioni tanto moderne quanto, volendo, “neorinascimentali”.

Il lavoro in coppia
Il nome completo dell’artista era Christo Vladimirov Javacheff. Lasciò la Bulgaria nel 1957. Nel 1958 a Parigi incontrò Jeanne-Claude Denat de Guillebon e nacque uno sodalizio amoroso e creativo come pochi se ne sono visti nella storia. Con loro l’avanguardia era diventata un’opera di massa. E nel loro caso non è accaduto quanto è avvenuto troppo spesso nella storia: l’uomo che cannibalizzava l’opera della compagna quando addirittura non la metteva volutamente in ombra temendone la creatività.

Una domanda ineludibile: “è arte?”
Una domanda ineludibile, nel caso di Christo e Jeanne-Claude, investe la natura dell’arte: “è arte?”. Se si intende l’arte come l’atto di guardare l’interrogativo pesa e la risposta vacilla. Se si intende l’opera visiva come anche esperienza fisica, come esperienza che coinvolge anche i sensi e il corpo, come ha insegnato il ‘900, che sorprende e pone interrogativi sul senso delle cose e della storia, allora la risposta è nettamente “sì”. La perizia tecnica? I progetti della coppia richiedevano staff numerosi e studi approfonditi, di statica tra l’altro. Ma non è la perizia tecnica che attribuisce a un’opera il suo status di arte: è il suo mettere in discussione lo stato delle cose.

Un’altra valutazione può far inclinare la bilancia dal lato della risposta affermativa: nascondere un monumento implicava pensarlo, immaginarlo, compiere uno scarto critico. Così come la lunga progettazione, l’esporre e vendere i disegni per ricavare e ottenere finanziamenti, le ricerche sulle condizioni atmosferiche, sulla tenuta dei vastissimi tessuti, davano al lavoro una dimensione rinascimentale, quando gli artisti avevano spesso conoscenze di architettura e viceversa.
Tanto per capire come le conoscenze scientifiche e le applicazioni tecniche fossero essenziali per il duo di arte e di vita: la passerella sull’acqua del Lago d’Iseo da Sulzano a Monte Isola comprendendo l’Isola di San Paolo era lunga tre chilometri, venne realizzata con 70mila metri quadri di un tessuto arancione scintillante, poggiava su una sequenza di pontili galleggianti larghi 16 metri, fatti di 200mila cubi di polietilene.

L’Arco di Parigi postumo
Il prossimo impacchettamento, rinviato a causa del Coronavirus, sarà postumo. Dal 18 settembre al 3 ottobre 2021 il loro studio newyorkese avvolgerà l’Arco di Trionfo a Parigi. Titolo? “L’Arc de Triomphe, Wrapped”. Per volontà della coppia perché, previdenti, hanno sempre detto che le opere in corso venissero realizzate anche se loro, nel frattempo, non c’erano più.

Il suo studio ha diramato una nota ufficiale che recita: “Christo ha vissuto la sua vita nel modo più pieno, non solo sognando ciò che sembrava impossibile, ma realizzandolo. Il lavoro artistico di Christo e Jeanne-Claude ha fatto riunire le persone e condividere le esperienze attraverso tutto il globo, e il loro lavoro vive nei nostri cuori e nelle nostre memorie”.