Il World Press Photo a Yasuyoshi Chiba per le proteste in Sudan

L’edizione 2020 senza cerimonia e con mostra itinerante sospesa per il Covid 19. Il link al premio

“Straight Voice” © Yasuyoshi Chiba, Giappone, Agence France Presse, per il World Press Photo 2020

“Straight Voice” © Yasuyoshi Chiba, Giappone, Agence France Presse, per il World Press Photo 2020

redazione 17 aprile 2020
Il principale premio fotogiornalistico al mondo sullo scatto dell’anno è andato al giapponese Yasuyoshi Chiba. Il fotografo della France Presse ha vinto il World Press Photo 2020 con l’immagine intitolata “Straight Voice” su un giovane mentre recita poesie di protesta illuminato dagli smartphone tra i manifestanti che invocano diritti civili e un governo civile a Khartoum, nel Sudan, durante un black out. I manifestanti contestano il regime trentennale di Omar al-Bashir scalzato da un colpo di stato militare. «Soprattutto nel periodo in cui viviamo, pieno di violenza e conflitti, è importante avere un’immagine che ispiri le persone», ha dichiarato il presidente della giuria Lekgetho Makola, responsabile del Market Photo Workshop a Johannesburg, in Sudafrica.

A causa del Coronavirus la Fondazione, che ha sede ad Amsterdam, non ha fatto cerimonie pubbliche per questa che è la 63esima edizione e l’annuale mostra itinerante con gli scatti premiati nelle varie categorie, e che in Italia di norma fa tappa a Roma, è sospesa.
Il 25 aprile l’Azienda Speciale Palaexpo di Roma comunica che la mostra, organizzata con 10b Photography, in calendario al Palazzo delle Esposizioni è rinviata al periodo estivo.

Tra le categorie (quali ad esempio natura, ritratti, sport) il francese Romain Laurendeau ha vinto il World Press Photo Story of the Year, quello riservato a un racconto per immagini, sulla gioventù algerina, sulle sue difficoltà e sul suo ruolo nelle proteste dell’anno scorso 2019. Tra le immagini più drammatiche, nella sezione Natura ha vinto lo scatto su un orango di un mese già morto steso trovato dai soccorritori vicino alla madre ferita in una piantagione di olio di palma, vicino alla cittadina di Subulussalam, sull'isola di Sumatra, in Indonesia. Le piantagioni di olio di palma, il diboscamento e gli scavi minerari distruggono la foresta a gran ritmo per cui gli oranghi, che vivono solo in Indonesia e Borneo, non hanno più il loro habitat naturale.

I giurati hanno valutato 73.996 fotografie di 4283 fotografi da 125 paesi. Oltre a Makola, in giuria hanno preso posto la fotogiornalista Mariana Bazo; Lucy Conticello, direttrice fotografica di M, settimanale di Le Monde; il fotografo di Getty Images Chris McGrath; Sabine Meyer, direttrice fotografica dell’organizzazione National Audubon Society; il fotografo Pete Muller; la photoeditor e curatrice Tanvi Mishra.

Tutte le foto e le categorie nel sito del World Press Photo: clicca qui