Ale Senso: «Noi artisti diamo le nostre opere online per gli ospedali di Bergamo»

La street artist bergamasca descrive l’iniziativa “Ars – Artisti in rete solidale”: «Mia sorella e mio cognato lavorano nei reparti e si sono ammalati»

Un’opera di Ale Senso. Foto fonte dell’artista

Un’opera di Ale Senso. Foto fonte dell’artista

redazione 13 aprile 2020
di Stefano Miliani

La madre anziana vive con patologie a Bergamo, la sorella lavora in ospedale è statya contagiata e guarita dal Covid19, lei che abita a Berlino e le viene raccomandato di non tornare … Inevitabile provare angoscia e paura, se vivi in un altro Paese. Ale Senso, street artist bergamasca, perché ha ideato insieme ad altri una delle iniziative nate in rete nel mondo dell’arte e dintorni per sostenere le istituzioni sanitare in difficoltà per la lotta al Covid19 o, più precisamente, impegnate in una lotta al contagio nella quale i tagli alla sanità pubblica (magari sostenendo aziende sanitarie private) stanno facendo pagare il conto.
L’iniziativa della 43enne Ale Senso si chiama “Artisti in Rete Solidale – ARS”. Di cosa si tratti lo spiega la nota stampa: oltre cinquanta artisti mettono online e donano “una o più opere a una cifra contenuta che potranno essere acquisite dal donatore facendo direttamente un bonifico agli ospedali di Bergamo e a tutte le strutture sanitarie e le associazioni di volontariato coinvolte in prima linea nell’assistere le vittime del Covid-19”. Chi acquista e pertanto dona quei soldi riceve in regalo un’opera. Contribuiscono all’iniziativa la curatrice Elisabetta Bacchin, la giornalista Chiara Calpini, Domenico Richichi e l’artista Emanuele Crotti. Le opere si possono vedere sulla pagina Facebook, sul profilo Instagram e sul sito dell’iniziativa che, avvisano i promotori, “l momento non ha una struttura organizzata o uno sponsor”.

Ale Senso, come è nata l’iniziativa?
Abito a Berlino. Dopo notti insonni per le telefonate di parenti e familiari che denunciavano la situazione di Bergamo, provando un forte senso di impotenza, io e altri abbiamo deciso di far qualcosa in concomitanza con altri artisti anche internazionali e con uno bergamasco, Emanuele Crotti. Abbiamo creato una rete tra artisti per sostenere non solo l’adesso ma anche il dopo, per quanto avverrà nel sociale.

Come vive lo scenario della sua città da Berlino?
Il primo istinto è stato di scendere e stare vicina a mia madre che vive da sola, avendo gli altri familiari impegnati. Mia sorella mi ha detto non venire assolutamente, è troppo pericoloso e avrei potuto contagiare nostra madre. Ho passato giorni e notti di angoscia e paura. La vendita online è anche un modo mio e di molti altri creativi per reagire.

Qual è la situazione dei suoi familiari?
Mia sorella lavora in un ospedale di Bergamo come suo marito ed entrambi si sono ammalati. Lei è guarita. Mio cognato ha avuto un decorso più lento e dovrebbe tornare in reparto questa settimana. Mia è madre anziana, ha patologie, sta a casa: fa parte della fascia di persone che non ha dimestichezza con le nuove tecnologie per cui abbiamo rapporti tramite telefono. Finché ci si poteva spostare mia sorella le portava da mangiare stando a distanza, alla porta, poi con il vicinato hanno organizzato pacchi alimentari.

La sua formazione? Prospettive?
Prima di trasferirmi a Berlino sono cresciuta a Bergamo dove mi sono diplomata con Giacinto di Pietrantonio (che ha diretto la Galleria d’arte moderna e contemporanea Gamec) e poi all’Accademia Carrara e ho terminato gli studi all’Accademia di Brera di Milano dove ho vissuto per nove anni. Nella mia città ho realizzato opere che ho realizzato con associazioni in questo momento chiuse. Come artista qui posso lavorare nello studio e poi riprendere, vivo in un settore che già prima non era strutturato. Lavoro come street artist da venti anni. Ci saranno fondi per tanti progetti in corso? Non lo so. Prima ci sono giustamente altre emergenze, eppure arte e cultura hanno un enorme potenziale di sostegno di fronte a emergenze come questa. Un progetto come il nostro, Artisti in rete solidale, ha bisogno di essere condiviso per cui abbiamo creato una piattaforma aperta a contributi creativi, non a numero chiuso. Va sottolineato che questo progetto nasce anche perché abbiamo tutti bisogno di elaborare quanto sta accadendo e di coltivare i rapporti umani se vogliamo parlare di quali potranno essere i processi futuri.

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