Gli etruschi viaggiatori in mostra (ma loro si chiamavano rasna)

A Bologna esposti ben 1400 pezzi dal Po al Vesuvio; a Orvieto studiosi a convegno sulle ultime scoperte

Urna cineraria con coppia banchettante, Perugia, località Bottarone, IV sec. a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Urna cineraria con coppia banchettante, Perugia, località Bottarone, IV sec. a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale

redazione 13 dicembre 2019
Gli etruschi chiamavano se stessi rasna. E per quel popolo un elemento sostanziale di conoscenza e arricchimento era il viaggiare e il confrontarsi con altre culture o altre città. Per cui non c‘era una singola “Etruria”, erano più “Etrurie”. È improntato sul tema del viaggiare e del confronto con terre e paesaggi, l’impianto della mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” che il Museo Civico Archeologico di Bologna ha appena aperto e dove resta fino al 24 maggio 2020 e che raccoglie circa 1400 oggetti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.

Le curatrici e il curatore (Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini, Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli) nel catalogo scrivono: «Il viaggio porta con sé, con immediatezza, un’altra chiave, quella del paesaggio. Una chiave estremamente importante oggi, dove tanta rilevanza assume lo sguardo sul rapporto fra uomo e territorio. Paesaggio come essenza, natura di un luogo, di una regione, ma anche frutto dell’interazione con le comunità che lo abitano. E proprio negli ultimi periodi questa è stata anche chiave della ricerca sugli Etruschi, nella quale sono state valorizzate le vocazioni delle differenti aree, proprio a partire dal loro rapporto con le condizioni geografiche e paesaggistiche. Non un’Etruria, ma diverse Etrurie, pur nella storia di un unico popolo».

Il territorio etrusco era infatti alquanto vasto. Dalle «nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali», rammentano nella nota stampa gli organizzatori. Il che ci ricorda come certa mitologia politica tutta fondata sulla romanità abbia trascurato, per volontà e per ignoranza, capitoli essenziali del nostro passato fatto di intrecci e popoli e confronti, non di chiusure.

Promuovono la mostra Istituzione Bologna Musei - Museo Civico Archeologico, con la cattedra di Etruscologia e Antichità italiche dell’Università bolognese, realizzata da Electa.

L’aristocrazia etrusca a Orvieto
Che quel popolo riservi una messe di storie e informazioni e possibili scoperte è assodato e la cultura archeologica ha motivo di approfondire. E in una terra etrusca per antonomasia, l’odierna Orvieto, il Museo Claudio Faina insieme al Comune organizza ogni fine anno un convegno internazionale su ritrovamenti e approfondimenti: quest’anno è in corso fino alla mattina di domenica 15 e su un tema specifico, l’aristocrazia etrusca.

All’appuntamento convergono annualmente etruscologi di lungo corso e, giustamente, giovani studiosi. L’argomento di quest’anno è “Ascesa e crisi delle aristocrazie arcaiche in Etruria e nell’Italia preromana”, il luogo è la Sala dei Quattrocento del Palazzo del Capitano del Popolo e chiunque lo desideri può ascoltare. Merita però non farsi scappare una visita al museo etrusco: ha una raccolta contenuta ma coerente e con qualche pezzo entusiasmante come quel cippo a testa di guerriero del VI secolo a.C. che l’archeologo direttore dell’istituto, nonché organizzatore del convegno, Giuseppe M. Della Fina, ha descritto a Radio3 per la trasmissione adesso trasposta in un libro Museo nazionale.