“Controriforma” dei musei: cosa cambia, i pasticci e i concorsi che saltano

Bonisoli: la crisi causata dalla Lega provoca "danni". Da Milano a Firenze a Roma, musei e territori "accorpati", rischio caos

Alberto Bonisoli. Foto Wikimedia Commons

Alberto Bonisoli. Foto Wikimedia Commons

redazione 19 agosto 2019
Ste. Mi.

Quali ripercussioni ha la crisi di governo sui beni culturali dello Stato? Ovvero: quali programmi del ministro a Cinque Stelle Alberto Bonisoli bloccherebbe la caduta dell’esecutivo dei vicepremier alleati Di Maio – Salvini? Lo ha voluto dire lo stesso titolare del dicastero con un video su Facebook. Gli stop principali per il ministro: un provvedimento da concordare ed elaborare con il ministero dell’Ambiente per impedire il transito delle “grandi navi” da Venezia, ma è tutto da delineare quindi chissà se e quando andrebbe comunque a compimento; avvisa sempre il ministro che si bloccherebbero “un concorso pronto ad ottobre per circa 3 mila persone, un concorso per 28 dirigenti sempre ad ottobre, mille assunzioni di funzionari a dicembre e 250 persone che dovrebbero transitare dai centri per l'impiego a questo ministero”. Tra i concorsi resta quello pubblicato in Gazzetta ufficiale per assumere 1.052 custodi nei musei e siti culturali (qui i moduli per partecipare: https://www.ripam.it ). Una facile previsione: si candideranno in migliaia, se non decine di migliaia. Compresi molti laureati.

La Lega “mette a rischio provvedimenti importanti ed è un danno per il Paese e per la cultura. Non è vero che eravamo in stallo”, ha rivendicato Bonisoli. Si vedrà nei prossimi giorni se per i Cinque Stelle il Carroccio resterà un partito dannoso per il Paese o tornerà a essere un alleato con cui scambiare schermaglie mediatiche per poi far passare tutto quanto vuole Salvini con il suo abbraccio stritolante.

Cosa cambia nei musei: una controriforma pasticciata
Con decreti firmati il 13 agosto Bonisoli è intanto riuscito a far passare la sua “controriforma” (rispetto alla riforma di Franceschini) che scatta dal 22 agosto e lascia più di un commentatore quanto meno perplesso e poco convinto. Proviamo a riassumere gli effetti diretti e collaterali più importanti. Dando fin da ora una valutazione: la logica complessiva sfugge e ha tutta l’aria di un gran pasticcio che renderà la vita ancora più difficile a chi vive e lavora nelle soprintendenze sparse per l’Italia.

È discutibile e appare priva di senso storico la scelta decisa per Firenze: il ministro accorpa, per gestione e direzione scientifica, la Galleria dell’Accademia e il museo di San Marco (con le celle affrescate dal Beato Angelico) agli Uffizi che hanno già il giardino di Boboli e Palazzo Pitti. Se Uffizi, Boboli e Pitti sono almeno accomunati dalla matrice medicea, pure se anche questo accorpamento è stata un'operazione alquanto artificiosa, si toglie l’autonomia al museo fondato a fine '800, alla raccolta con il David e i Prigioni di Michelangelo e una strepitosa collezione di pittura medioevale fino al ‘500. Per la direttrice tedesca Cecilie Hollberg è il benservito. Bonisoli unisce cinque istituti museali totalmente diversi, dalla storia difforme, con l’obiettivo non dichiarato di avere un istituto unico in grado di conteggiare oltre circa sei milioni di visitatori l’anno per conseguire l’effetto mediatico di piazzare un nome italiano nei piani alti della top ten annuale dei musei del mondo. Per darvi un’idea sui visitatori: nel 2018 gli Uffizi ne hanno contati circa 2,2 milioni, l’Accademia 1,7, Boboli 1,2, Pitti 750mila, San Marco 140mila.

A Milano si compie un altro scossone amministrativo e di gestione: il Cenacolo Vinciano, con l’Ultima Cena di Leonardo (425mila ingressi l’anno scorso), passa dal Polo Museale della Lombardia sotto l’ombrello della Pinacoteca di Brera (387mila visitatori nel 2018).
Giravolta del ministro su Roma: al Museo nazionale etrusco a Villa Giulia Bonisoli aveva tolto l’autonomia, il mondo archeologico italiano aveva contestato una scelta giudicata infelice, il museo ritorna autonomo ma come capofila di una rete di Musei nazionali etruschi comprendendo appunto musei e necropoli nel Lazio, più Chiusi in Toscana. L’attuale direttore Valentino Nizzo, apprezzato dai più, non viene disarcionato ma nemmeno confermato: la guida sarà affidata a un direttore scelto tramite concorso internazionale.
Al Castello di Miramare a Trieste dapprima il ministro aveva tolto l’autonomia, poi l’aveva prontamente restituita (è città a guida leghista e la Lega non aveva apprezzato): adesso chi guiderà il Castello dovrà occuparsi anche di tutti i musei statali del Friuli.

I Poli Museali regionali (reti di più musei) della riforma Franceschini in effetti non hanno mai decollato appieno. I Poli spariscono. In Italia siamo maestri nel far girare i nomi e ruoli come trottole. La Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia e la Galleria nazionale delle Marche a Urbino diventano Musei nazionali delle rispettive regioni “all’interno dei quali transitano i musei non autonomi afferenti agli ex Poli museali di Umbria e Marche”, scrive il comunicato ufficiale. I direttori dei due musei, Marco Pierini confermato nel capoluogo umbro e l’uscente Peter Aufreiter nelle Marche, dovevano però già occuparsi dei Poli museali.
Al posto dei Poli nascono dieci Direzioni territoriali. Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna fanno capo a sé, il ministro accorpa Piemonte con Liguria, Lombardia con Veneto (eppure sono due tra le regioni più ricche d’arte), Abruzzo con Molise, Puglia con Basilicata. Il cambiamento rischia di rendere molto più complicata la gestione di territori vasti . È una riorganizzazione che andava organizzata diversamente.

Da Reggio Calabria a Torino, i direttori di museo confermati
Infine è d’inizio agosto una decisione sensata nel solco delle scelte del predecessore Franceschini: Bonisoli ha confermato direttori per il secondo mandato quadriennale Paolo Giulierini all’Archeologico di Napoli, Eva Degl’Innocenti all’Archeologico di Taranto, Carmelo Malacrino all’Archeologico di Reggio Calabria, Gabriel Zuchtriegel al Parco di Paestum Enrica Pagella ai Musei Reali di Torino, Martina Bagnoli alle Gallerie Estensi a Modena, Flaminia Gennari Santori alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Paola D’Agostino al Bargello di Firenze, Marco Pierini al Museo nazionale (ex Galleria) dell’Umbria. Per Palazzo Ducale a Mantova e la Galleria nazionale delle Marche a Urbino il ministero bandirà un concorso internazionale dacché Peter Assmann e Peter Aufreiter, entrambi austriaci, lasciano: Assmann ha detto che i direttori stranieri non sono più ben accetti nel nostro Paese e va a dirigere il Museo tirolese a Innsbruck dal primo novembre, Aufreiter aspettava una conferma mai arrivata e torna a Vienna per dirigere il Technischen Museum dal primo gennaio 2020.