Le provocazioni di Oliviero Toscani per una sola “razza umana”

Gli scatti del fotografo in mostra al Museo Mar di Ravenna. Tra pubblicità e temi civili come il razzismo e le discriminazioni

Oliviero Toscani, “Tre Cuori White/Black/Yellow”, “United Colors of Benetton”, 1996 (particolare) © Oliviero Toscani

Oliviero Toscani, “Tre Cuori White/Black/Yellow”, “United Colors of Benetton”, 1996 (particolare) © Oliviero Toscani

redazione 18 maggio 2019
Con la pubblicità si può smuovere la coscienza critica sul nostro tempo? Oppure è una gran furbata sfruttare temi sociali come la lotta al razzismo e alle discriminazioni per vendere maglie e pantaloni multicolori? Pone questi interrogativi, e dubbi, il lavoro del fotografo Oliviero Toscani per l’abbigliamento Benetton e la linea “United Colors”. Certo lui ama scatenare polemiche. Lo riepiloga la mostra “Più di 50 anni di magnifici fallimenti” allestita nel nuovo museo in un ex zuccherificio riadattato, il Mar Museo d'Arte della città di Ravenna: è aperta fino al 30 giugno 2019 con il Comune di Ravenna – Assessorato alla cultura, a cura di Nicolas Ballario e organizzata da Arthemisia.

La rassegna dispiega circa 150 scatti compresi quelli che hanno scatenato, volutamente, più polemiche: dalla modella-suora al modello-prete che si baciano all’immagine di una donna anoressica, nuda, per combattere l’anoressia che sotto sotto certa moda propaganda chiedendo alle ragazza una magrezza innaturale e malata. Dagli scatti contro la pena di morte e ai modelli bianchi, orientali e neri abbracciati e nudi fino ai “Tre Cuori White/Black/Yellow”, forma di natura morta del 1996, il fotografo prova a smontare i pregiudizi del razzismo. Finendo per strade e luoghi di transito come le stazioni, le immagini di Toscani ambiscono a parlare chi non vorrebbe sentire né vedere, se necessario facendo arrabbiare ma comunque pensare,

Oliviero Toscani, appunta la nota stampa, è nato a Milano nel 1942. Suo padre Fedele era fotoreporter del Corriere della Sera. “Il suo primo grande scandalo è del 1973: fotografa in primissimo piano il fondoschiena di Donna Jordan con su i jeans della marca Jesus e ci piazza sopra lo slogan “Chi mi ama, mi segua”. Il manifesto fa il giro del mondo e le polemiche infuriano come mai prima era successo intorno a una pubblicità. È Pier Paolo Pasolini sulla prima pagina del Corriere ad ammonire tutti quei facili moralismi, parlando di come quell’immagine ponesse un fatto nuovo, una eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilità espressiva imprevista”, scrivono gli organizzatori.

Dal 2007 Toscani porta avanti il suo progetto “Razza Umana” dove ritrae persone nelle strade e nelle piazze di tutto il mondo per ricordare che non esistono razze se non una, quella umana.