Ai Weiwei denuncia con ritratti Lego i 43 studenti presi dalla polizia messicana

A Città del Messico l’artista cinese esorta a riaprire il caso sui ragazzi spariti con mattoncini lego e documenti

L’installazione di Ai Weiwei a Città del Messico

L’installazione di Ai Weiwei a Città del Messico

redazione 14 aprile 2019
Al Museo Universitario de Arte Contemporáneo (Muac) di Città del Messico l’artista cinese Ai Weiwei ha creato un’installazione che può disturbare molto criminali e potenti che li proteggono: ha installato i ritratti fatti con i mattoncini Lego dei 43 studenti che furono rapiti, per poi risultare scomparsi, nella zona di Iguala nel 2014. Non ci sono dubbi: furono massacrati. I responsabili non sono mai stati trovati e, forse, neppure cercati.
Aiweiwei ha usato milioni di mattoncini Lego multicolore (dalle foto fa pensare ad Andy Warhol) e vuole denunciare che il caso è tuttora aperto. Sotto ai ritratti ha posizionato i documenti sulla sparizione, sulle date e i documenti con le versioni ufficiali del governo messicano. L’installazione si intitola "Reestablecer memorias", ovvero “Ristabilire le memorie”, e rimane fino al 6 ottobre.
Gli studenti erano della scuola di Ayotzinapa. Nella notte del 26 settembre 2014 gli stavano andando a una manifestazione di protesta a Città del Messico. La polizia della città di Iguala li fermò e prelevò.
Il 27 gennaio 2015 il procuratore generale rese pubblica una versione stando alla quale i narcotrafficanti avevano rapito gli studenti, li avevano uccisi, avevano bruciato i loro corpi buttandoli in una discarica. Il 6 settembre 2015 una squadra di investigatori della Commissione interamericana per i diritti umani smontò la versione ufficiale dopo aver analizzato i fatti e chiese al governo di riaprire le indagini. Il governo guidato dall’ex presidente Enrique Pena Nieto rifiutò. Quei 43 ragazzi sono dei desaparecidos.

Il link al Muac