Sandy Skoglund, che trasforma la foto in un set onirico

Al Centro Camera di Torino la prima antologica italiana di un'autrice dalla forte impostazione fantastica

Sandy Skoglund, Revenge of the Goldfish (part.), 1981. Courtesy Paci contemporary gallery, Brescia

Sandy Skoglund, Revenge of the Goldfish (part.), 1981. Courtesy Paci contemporary gallery, Brescia

redazione 4 febbraio 2019
La fotografia al di là dei confini del reale spesso indaga la nostra psiche. Sandy Skoglund è una fotografa statunitense che cristallizza set conturbanti, spiazzanti, variopinti, surreali, dove la presenza fisica delle persone si aggira in mondi onirici, talvolta sognanti, talvolta minacciosi. Vive e lavora a New York, è nata nel 1946, sue foto sono già state esposte in più occasioni in Italia e adesso l'artista nelle sale del Centro italiano per la fotografia a Torino Camera ha la sua prima retrospettiva: si intitola "Visioni Ibride", continua fino al 24 marzo e l'ha curata Germano Celant.

Oltre cento gli scatti esposti dagli anni '70 in poi, dove ogni scatto è frutto di un'accurata preparazione, quasi come un set immaginifico di un film. Il nucleo, avvisano gli organizzatori, è "Winter", opera alla quale la fotografa-artista ha lavorato per oltre dieci anni e presentata in anteprima mondiale.
Il centro Camera ha organizzato la mostra con Paci contemporary gallery e con il supporto di LCA Studio Legale.